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26 JCC. Contro il terrore

di Valentina Lupi

Journées Cinematografiques de Carthage: un bilancio della 26a edizione

Si è conclusa sabato pomeriggio la 26esima edizione delle JCC, l’appuntamento cinematografico più importante di tutto il mondo arabo e, insieme al FESPACO, dell’Africa intera. La cerimonia, presentata dal celebre comico egiziano Bassem Youssef, si è svolta al Théâtre Municipal dalle 17 alle 20 per rispettare il coprifuoco imposto dal governo tunisino dopo l’attentato terroristico del 24 novembre. L’avenue Habib Bourguiba, dove si trovano i luoghi del festival, è stata chiusa al traffico e i numerosi controlli di sicurezza hanno garantito uno svolgimento sereno della serata. Gli invitati hanno mostrato le bandiere della Tunisia sul tappeto rosso, ribadendo lo spirito di questa edizione.

A vincere il Tanit d’or della 26esima edizione delle JCC è stato L’Orchestre des aveugles del marocchino Mohamed Mouftakir. Il film, ambientato nel 1971 sotto il re Hassan II, racconta il rapporto stretto tra Mimou e suo padre, direttore di un’orchestra popolare. Le vicende personali si intrecciano alle vicende politiche (il colpo di stato militare contro la monarchia) e il legame paterno viene messo in discussione. Il Tanit d’argent è stato assegnato al sudafricano The Endless River di Oliver Hermanus, un thriller sentimentale incentrato sul rapporto impossibile tra un uomo e una donna, reduci entrambi da esperienze traumatiche. All’opera prima della figlia del grande maestro Nouri Bouzid, A peine j’ouvre les yeux, è stato affidato il Tanit de bronze (oltre al Premio FIPRESCI e la menzione speciale del giuria UGTT). Leyla Bouzid inserisce il racconto della giovane Farah nell’estate del 2010, dandoci uno spaccato intimo della Tunisia pre-rivoluzione e trasmettendoci la forza propulsiva di una generazione impegnata e pronta a cambiare il paese. Per la lista completa dei premi rimandiamo alla news pubblicata ieri (qui).

La stessa generazione ritratta nel film di Leyla Bouzid è quella che ha riempito le numerose sale delle JCC. La partecipazione non è diminuita neanche il giorno dopo l’attentato, rispondendo alle attese del direttore del festival. Mercoledì mattina Ibrahim Letaïef aveva infatti annunciato che le JCC sarebbero continuate perché non interrompere l’evento “è il solo modo di rispondere a questi atti terroristici”. Gli ospiti e il pubblico non si sono fatti sopraffare dalla paura e hanno continuato a sostenere lunghe file d’attesa (rese ancora più lunghe dai controlli di sicurezza), dimostrando che la Tunisia post-rivoluzione non è disposta ad arrestare le proprie manifestazioni culturali. Giovedì pomeriggio, per tutta risposta, l’avenue Bourguiba era piena di ragazzi e ragazze che ballavano ai ritmi dubstep dei dj Hassen Saies e Amine Chouchene.

Le JCC, a differenza di molte vetrine internazionali, è un festival in primo luogo per i tunisini. Le sale cinematografiche si concentrano a Tunisi (lo spot di presentazione delle JCC mostra le sale abbandonate nel resto del paese) e per questa ragione quest’anno è stato deciso di delocalizzare in parte il festival, organizzando proiezioni in altre città e anche all’interno delle prigioni. Un festival per i tunisini dunque. E per i giovani. La fotografia simbolo di questa edizione, che nel giro di pochi giorni è diventata virale sui social, ritrae ragazzi e ragazze in una lunghissima coda nell’attesa di vedere il contestato film marocchino Much Loved (Prix du Jury), vietato in tutto il mondo arabo: oltre a garantire il proseguimento delle attività culturali, la Tunisia si fa promotrice della libertà creativa.

Il pubblico ha accolto con entusiasmo i film della “nouvelle vague” tunisina: le sale hanno registrato il tutto esaurito (anche alle seconde visioni) durante le proiezioni di A peine j’ouvre les yeux, Narcisse, Les Frontières du ciel, Dicta shot! Il nuovo cinema tunisino è un cinema intimista e al contempo politico perché il cambiamento sociale passa attraverso il cambiamento individuale. Le immagini arabe e africane durante le JCC sembrano allora non essere più confiscate (come sosteneva il critico tunisino Hassouna Mansouri a proposito del cinema del sud), esse appartengono a tutti coloro che amano il cinema.

Valentina Lupi | 26. Journées Cinematographiques de Carthage

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