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Loro di Napoli

di Pierfrancesco Li Donni

Vincere, anche per chi non può giocare

Da alcuni anni a questa parte, insieme ad altri sport, il calcio in Italia è diventato uno dei laboratori più interessanti per studiare le dinamiche di razzismo e convivenza possibile, nonostante e ben prima delle esternazioni inqualificabili di Tavecchio. Lo è ai massimi livelli, quando si parla di serie A e nazionale, e sicuramente il caso Balotelli ha contribuito a mettere a fuoco l’orientamento reazionario di certa tifoseria e a canalizzare l’attenzione dei media e degli studiosi. Lo è anche a livelli semiprofessionistici e amatoriali, e alcune esperienze hanno catturato l’attenzione della stampa non solo specializzata e anche del cinema. Penso alla squadra romana dei Liberi Nantes Football Club, composta interamente da richiedenti asilo, che ha ispirato il lungometraggio Black Star - Nati sotto una stella nera (Francesco Castellani, 2012), presentato al Festival di Roma. Penso anche all’Ethio Roma, squadra dilettante formata perlopiù da ragazzi di seconda generazione ed origine etiope, al centro del doc Ce chiamano romani (Joshua Evangelista, Monica Ranieri, 2015).
L’ultimo Festival dei Popoli, con il suo premio come Miglior Film Italiano a Loro di Napoli del 31enne documentarista palermitano Piefrancesco Li Donni, torna a mettere in luce il carattere prezioso di queste esperienze, soffermandosi sulla straordinaria avventura umana e professionale dell’Afro-Napoli United.

L’Afro-Napoli nasce nel 2009 come squadra dilettante a due passi da Piazza Garibaldi, per iniziativa di Antonio Gargiulo, un presidente-allenatore cui piace sognare in grande, anche perché i suoi ragazzi - un mix di migranti da Africa e Sudamerica, partenopei di seconda generazione e napoletani nati in quartieri difficili o addirittura privi di documenti - non solo vincono i campionati amatoriali a cui riescono a partecipare, ma si guadagnano anche l’attenzione dei media, locali e non solo. Il regista ha seguito la squadra per un’intera stagione, documentando la guerra quotidiana condotta dall’infaticabile Antonio non solo per mandare in campo con concentrazione e cattiveria agonistica la sua squadra ma soprattutto per avere la meglio sui mille intoppi burocratici che sembrano impedire il grande sogno di iscrivere l’Afro-Napoli alla terza divisione della FIGC. Il problema principale è rappresentato dal tesseramento di alcuni ragazzi di origine migrante, con permesso di soggiorno ma privi di residenza perché alloggiati in appartamenti senza regolare contratto d’affitto; alcuni napoletani di nascita, pur avendo frequentato anche le scuole risultano addirittura mai registrati all’anagrafe.

Ma Li Donni va oltre il dato pubblico della squadra, seguendo le vicende personali di tre ragazzi. Il portiere Adam, originario della Costa d’Avorio ma napoletano da sempre, vive a Secondigliano, cercando di sbarcare il lunario con lavoretti precari. Lello è nato a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, da padre napoletano e madre marocchina ma i suoi genitori non l’hanno mai dichiarato all’anagrafe, così Lello, che peraltro ha una fidanzata afrodiscendente in Francia e un bambino piccolo, risulta per la legge italiana ancora un apolide. E c’è fine Maxime, ivoriano, ex under 17 della nazionale del suo Paese, che vive in una baracca alla periferia di Pianura e racconta alla madre lontana delle sue frustrazioni quotidiane e del desiderio di entrare nel calcio professionistico.

Grazie a un’orchestrazione espressiva brillante ed efficace, ma sempre rispettosa del dato umano e materiale di base, lo spettatore ha modo di scoprire un microcosmo relativamente poco conosciuto, toccando con mano la realtà di una Napoli sommersa, periferica, in cui la battaglia della convivenza si gioca su un terreno quotidiano e molto pragmatico, nei campi di calcio, negli uffici comunali e all’interno delle case e i sogni di Adam, Lello e Maxime entrano in risonanza con quelli di un’intera generazione alla ricerca di un futuro possibile. Loro di Napoli è un film che dà speranza in un’Italia migliore, lontana dai titoli spazzatura dei quotidiani e dal chiacchiericcio da bar sport dei talk show e lo fa combinando impatto emozionale, sguardo partecipativo e indipendenza produttiva. Good job.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsLoro di Napoli
Regia: Pierfrancesco Li Donni; sceneggiatura: Pierfrancesco Li Donni, Giacomo Bendotti; fotografia: Chiara Caterina; montaggio: Matteo Gherardini; suono: Salvatore Tagliavia, Simone Altana, Luca Ranieri; musiche originali: Raffaele Inno; consulenza alla sceneggiatura: Erik Gandini; con: Antonio Gargiulo, Raffaele Shassah, Adam Touré, Maxime Kesse; origine: Italia, 2015; formato: DCP, 1.78, 5.1, colore; durata: 69’; produzione: Cristina Raiola per Own Air Srl in associazione con Minollo; sito ufficiale: lorodinapoli.info; Facebook: facebook.com/LorodiNapoliAfronapoliunited

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