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Ce chiamano romani

di Monica Ranieri e Joshua Evangelista

Ethio Europa

Lo sport è identificato spesso come simbolo di unione e d’integrazione, come momento in cui le barriere tra le diverse culture, e i confini tra diversi stati, cadono e lasciano spazio all’incontro e alla pace. Le Olimpiadi sono sicuramente il momento più rappresentativo e carico di significato, ma anche il calcio, sport amato e praticato in tutto il mondo, riserva storie interessanti, che si propongono come prototipi di una possibile società priva di razzismo e odio.
Il cinema si trova spesso a raccontare alcune di queste storie e in Italia ultimamente sono usciti alcuni documentari legati a questo tema. Liberi Nantes Football Club di Francesco Castellani, nato da una serie Tv nella quale si seguono gli allenamenti della prima squadra formata da rifugiati e richiedenti asilo, e Loro di Napoli di Francesco Li Donni in cui si parla di una squadra, l’Afro-Napoli United, composta da migranti partenopei.
Altro esperimento simile è quello del documentario Ce chiamano romani di Monica Ranieri e Joshua Evangelista, prodotto da Associazione Frontiere, nel quale si racconta l’esperienza della Ethio Roma, una squadra di calcio formata in maggioranza da migranti etiopi o di origini etiopi.

A Roma, vicino alla metro di Rebibbia, Roberto Canti presidente della Ethio Roma inizia a raccontare la storia della squadra, di come è nata e della loro presenza all’Interno del Campionato Europeo che ogni anno l’Ethiopian Sport and Culture Federation organizza in una diversa città europea. Ce chiamano romani segue la preparazione, il viaggio e il campionato organizzato a Monaco di Baviera. Roberto, romano di madre etiope e padre italiano, ha formato la squadra sotto la pressione di molti ragazzi che desideravano giocare e racconta delle regole per far parte della Federazione, partecipare al torneo e dell’importanza di questa manifestazione nella quale loro rappresentano Roma. Roberto e i ragazzi della squadra e dello staff della Ethio Roma raccontano le difficoltà organizzative ed economiche per portare tutta la squadra a Monaco, il viaggio, la speranza della vittoria e il ritorno dopo un torneo in cui, oltre a giocare, si è discusso, ballato, cantato, mangiato e nel quale gli etiopi di tutta Europa si incontrano e confrontano.

Ce chiamano romani è diviso in tre parti, la prima “Sognando Monaco”, racconta la preparazione per l’incontro in Germania, la seconda “Il viaggio” è la più breve e segue la squadra sul pullman verso Monaco, e la terza “Monaco” racconta il torneo e tutto quello che ruota attorno.
Lo schema in tre parti e l’alternanza delle interviste rimandano a un progetto con uno scopo didattico. Nella prima parte Roberto Canti non racconta solo come è nata la squadra, ma il significato che ha per i ragazzi e per tutti coloro che ruotano attorno a questa realtà, lamentando la totale indifferenza da parte degli enti locali che non finanziano in alcun modo realtà come questa. Canti sottolinea come al loro arrivo al torneo quello che si pensa è “arrivano i romani”. In effetti, se è vero che attraverso questa iniziativa si vuole mantenere il legame con la tradizione e la cultura d’origine, facendo in modo che i bambini continuino a parlare l’amarico, ogni squadra rappresenta un diverso paese europeo e lo fa con orgoglio. Etiopi europei che fanno convivere le due anime con armonia e questo evento, come sottolinea Yohannes Messele, presidente della ESCFE (Ethiopian Sport and Culture Federation), che spiega anche che la federazione è inclusiva e in questo contrsto etiopi ed eritrei tornano a stare insieme, non ci sono differenze.

Certamente è triste notare, come emerge da un’intervista, che per molti etiopi europei l’immagine del calcio è legata alla dichiarazione di Tavecchio ("Opti Pobà prima mangiava le banane ora gioca nella Lazio").
Forse sono eventi come questo organizzato dalla ESCFE nel quale, oltre al calcio e al torneo ci sono incontri, dibattiti, che possono far superare i limiti di una visione chiusa e razzista del mondo.

Alice Casalini

Cast & CreditsCe chiamano romani
Regia, sceneggiatura e fotografia: Monica Ranieri e Joshua Evangelista; montaggio: Emiliano Morelli; interpreti: Roberto Canti, Yohannes Messele, Giorgio Coralli, Luciano Vassallo, Sewnet Bishaw, Messele, Atleti e staff di Ethio Roma; origine: Italia, 2015; formato: HD, colore; durata: 60’; produzione: Associazione Frontiere; distribuzione: Associazione Frontiere.

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