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Berlinale 2016, sulle tracce di un cinema transculturale

di Maria Coletti

Festival Internazionale del Cinema di Berlino, 11-21 febbraio 2016

E’ iniziata giovedì 11 e si concluderà il prossimo 21 febbraio la 66ma edizione della Berlinale, il festival internazionale di cinema di Berlino, tra i più attenti alle nuove proposte e alla ricerca, ma anche estremamente aperto al grande pubblico e alla città.

Per quanto ci riguarda, il festival è subito iniziato con un evento da segnalare: proprio oggi viene presentato nel Concorso Ufficiale, in prima mondiale, il film tunisino Hedi (Inhebbek Hedi) [nella foto] di Mohamed Ben Attia, il primo film arabo ad essere selezionato in concorso a Berlino dopo 20 anni. Il film - che ha come protagonista un ragazzo, la cui vita sembra essere controllata dalle persone che gli stanno vicino, soprattutto da sua madre - verrà presentato stasera al Berlinale Palatz, alla presenza della Giuria Ufficiale, presieduta da Meryl Streep.

Tra gli altri titoli in concorso, troviamo anche Fuocoammare di Gianfranco Rosi, molto atteso dopo la vittoria a Venezia con Sacro GRA: il regista è andato a Lampedusa e, seguendo un metodo di totale immersione, si è trasferito per più di un anno sull’isola facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti.

In concorso segnaliamo anche Quand on a 17 ans (Francia) di André Techiné, in cui uno degli adolescenti protagonisti del film è di origini maghrebine, in una piccola grande storia di amore, amicizia e attese.

Nella sezione internazionale Fuori Concorso, da non perdere il film evento Chi-Raq (Usa) di Spike Lee, chiacchieratissimo e primo film ad essere stato prodotto da Amazon. Ambientato in una Chicago ad altissimo tasso di criminalità, a causa della continua guerra tra bande, è un adattamento moderno dell’aristofanea Lisistrata: dopo l’omicidio di un bambino a causa di un proiettile vagante, un gruppo di donne guidate da Lisistrata si organizza contro la violenza crescente nel ghetto di Southside e decide di far fronte comune contro i loro uomini, tutti assoldati nelle bande, con l’arma più micidiale a loro disposizione, uno sciopero del sesso.

Un titolo da non perdere anche nella sezione Berlinale Special, in cui troviamo l’omaggio a Miles Davis con il film Miles Ahead (Usa) di Don Cheadle, in cui l’attore afroamericano passato dall’altra parte della macchina da presa, non solo dirige il film ma interpreta il ruolo del mitico trombettista jazz alla fine degli anni Settanta.

Molto interessanti anche le proposte cinematografiche selezionate nella sezione Panorama. Iniziamo da Nakom (Usa/Ghana) di Kelly Daniela Norris e TW Pittman: la storia di Idrissou, un giovane studente di medicina che deve lasciare la città e tornare al villaggio rurale dopo l’improvvisa morte del padre. Le due registe seguono il protagonista nel difficile percorso per mantenere i suoi sogni e i suoi piani per il futuro e, insieme, riallacciare i legami con le proprie origini e la propria lingua madre (il kusaal).

In Panorama troviamo anche Starve your dog di Hicham Lasri (Marocco), già presentato a Toronto, in cui una giornalista un tempo famosa (l’attrice Latefa Ahrrare) cerca disperatamente di tornare al successo grazie a un’intervista con il temuto Ministro dell’Interno dell’ex regime, ma per farlo dovrà vincere il dissenso e la rabbia che serpeggiano fra la sua troupe.

Nella sezione gemella Panorama – Dokumente, troviamo invece un interessante documentario sulla comunità nera LGBT di New York, Kiki (Svezia/Usa) diretto dalla regista Sara Jordenö.

A proposito di comunità nere e LGBT, troviamo molti titoli interessanti a tal riguardo nella sezione retrospettiva 30 Teddy Award: Berlin Harlem di Lothar Lambert e Wolfram Zobus del 1974, su un soldato afroamericano a Berlino, vittima di razzismo e di avances sessuali (in cui appare anche Rainer Werner Fassbinder); Looking for Langston di Isaac Julien (1989), una riflessione lirica sul poeta dell’Harlem Renaissance, Langston Hughes; Tongues Untied di Marlon T Riggs (1989) su omofobia e razzismo contro i gay afroamericani; The Watermelon Woman di Cheryl Dunye (1996) in cui la regista si appassiona nella ricerca e nella ricostruzione della vita di un’attrice afroamericana degli anni Trenta, famosa appunto come “Watermelon Woman”, che ebbe una storia d’amore con la regista di Hollywood Martha Page.

Nel Forum, infine, c’è spazio per giovani talenti e per uno sguardo sulle primavere africane e sui migranti dal continente africano.
Nel documentario The Revolution Won’t Be Televised di Rama Thiaw (Senegal), la regista nata in Mauritania e poi diplomata in cinema a Parigi segue le proteste popolari in Senegal contro il presidente Abdoulaye Wade, concentrandosi in particolare sulla partecipazione giovanile e su musicisti e rapper.
In Les Sauteurs , documentario diretto a sei mani dal tedesco Moritz Siebert, dal cileno Estephan Wagner e dal maliano Abou Bakar Sidibé, lo sguardo si concentra sull’enclave spagnola di Melilla e il Monte Gurugu, da dove migliaia di migranti cercano disperatamente di oltrepassare i confini tra il Marocco e la Spagna e raggiungere così il sogno dell’Europa.

Nota di particolare interesse, per noi di Cinemafrica, la partecipazione di Koudous Seihon, uno dei protagonisti di Mediterranea, il film rivelazione di Jonas Carpignano, come giovane talento italiano selezionato all’interno di Berlinale Talents 2016, la piattaforma internazionale di network fra gli addetti ai lavori nel campo del cinema e dell’audiovisivo.
Buona fortuna Koudous!

Maria Coletti

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