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Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina: Designing Futures

di Maria Coletti

Milano 4-10 aprile 2016

Giunto al suo 26° anno, il FCAAAL è a tutt’oggi il primo e unico festival in Italia interamente rivolto alle cinematografie e alle culture dei tre continenti. Quest’anno il Festival sintetizza la sua proposta culturale nella frase di lancio “Designing Futures”, ispirato al titolo evocativo dell’ultimo LagosPhoto Festival, con l’obiettivo di trasportare lo spettatore in una nuova dimensione artistica, creativa e innovativa espressa da registi e artisti da Africa, Asia e America Latina.

La giuria ufficiale di questa nuova edizione del festival è composta da Emanuela Martini (direttrice del Torino Film Festival), dall’attrice italofilippina Alessandra De Rossi (attrice di Raya Martin e Lav Diaz e presente al Festival come protagonista di Scarecrow dell’esordiente Zig Dulay, prodotto da Brillante Mendoza) e dal burkinabè Alex Moussa Sawadogo, direttore del festival Afrikamera di Berlino.

Nel Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo, presentato in prima europea, segnaliamo We’ve Never Been Kids di Mahmood Soliman, straordinario documentario che racconta 13 anni di vita di Nadia e dei suoi tre figli, documentando nel corso del tempo gli anni più caldi della storia moderna dell’Egitto.
Da non perdere anche due film dalla Tunisia: la convincente opera prima della talentuosa Leyla Bouzid, A peine j’ouvre les yeux (Appena apro gli occhi - Canto per la libertà), che uscirà nelle sale italiane il 28 aprile, e Borders of Heaven ( Les Frontières du ciel ) di Fares Naanaa, presentato alle ultime JCC di Tunisi. E non poteva mancare il ritorno di Merzak Allouache, padre del cinema algerino moderno, con il suo Madame Courage, presentato con successo all’ultima Mostra di Venezia.

Tra i titoli del Concorso Cortometraggi Africani segnaliamo un film dal Lesotho, calato in una dimensione epica e ancestrale, The Mocked One, di Lemohang Jeremia Mosese, e la storia del ritorno non sempre facile al paese d’origine di Abdoulaye, ragazzo francese di origine africana, in Terremere di Aliou Sow, vincitore del Tanit d’argento alle Journées Cinématographiques de Carthage.

Il Premio “Il Razzismo è una brutta storia”, dell’associazione omonima e le librerie Feltrinelli, diventa quest’anno il premio del Concorso Extr’A, dedicato ai film di registi italiani o residenti in Italia. Tra i titoli un’anteprima mondiale, My name is Adil di Adil Azzab, giovane filmmaker di origini marocchine emigrato in Italia a 13 anni. Il film è stato realizzato in collaborazione con un team creativo di professionisti milanesi e finanziato anche con iniziative di crowdfunding. Nel film si intrecciano episodi delle tre fasi principali della vita dello stesso Adil: il bambino-pastore affamato di istruzione e di futuro, l’adolescente che si confronta con un mondo nuovo, l’adulto-regista che torna nel paese d’origine per ritrovare le proprie radici.

In linea con il tema della XXI Triennale “21st Century. Design After Design” e il palinsesto “Ritorni al Futuro” del Comune di Milano, il Festival presenta quest’anno la sezione tematica Designing Futures con una selezione di film in anteprima italiana sui movimenti rivoluzionari politici, sociali e artistici dell’Africa contemporanea, che esprimono la voce di nuove generazioni di filmmaker metropolitani nati in Africa e cresciuti nel mondo. Espressione cinematografica del claim del Festival, la sezione “Designing Futures” guarderà quindi al presente/futuro della nuova identità africana con una prospettiva rivoluzionaria.

La mostra fotografica "Designing Africa 3.0", aperta dal 3 aprile, esplora i differenti risvolti del concetto di design contemporaneo nel continente africano, con l’intenzione di creare un fil rouge tra il design contemporaneo e la sua più ancestrale tradizione. L’Africa, culla della civiltà umana, viene da sempre rappresentata come un luogo senza speranza. "Designing Africa 3.0" si propone di ribaltare l’immaginario comune dell’Africa come scenario di guerre, fame e malattie, attraverso immagini in cui l’Africa rappresenta una fonte di creazione artistica, innovazione e possibilità. Le fotografie della mostra condurranno lo spettatore a riconsiderare il significato del design di oggi e del futuro.
Il tema del cinema è molto presente ed è protagonista nella serie “[re-]Mixing Hollywood” realizzata dai fotografi Omar Victor Diop e Antoine Tempé. Le immagini di “[re-]Mixing Hollywood” sono direttamente ispirate a film americani ed europei che hanno fatto la storia del cinema (Colazione da Tiffany, American Beauty, Shining, ecc). Perché il cinema? Il cinema secondo i due artisti rappresenta una forma d’arte universale che trascende tutte le barriere, geografiche, culturali e razziali. Grandi film del passato, così come film più recenti, presentano scene famose che hanno enormemente influenzato le tendenze di società molto differenti, ma impersonate da attori/attrici africani. Oltre a Omar Victor Diop & Antoine Tempé (Senegal & Francia), ecco gli altri fotografi selezionati: Andile Buka (Sudafrica), Chris Saunders (Sudafrica), Ima Mfon (Nigeria), Kadara Enyeasi (Nigeria), Omar Victor Diop & Antoine Tempé (Senegal & Francia), Owise Abuzaid (Egitto), Patrick Selemani (Repubblica Democratica del Congo), Mehdi Sefriou (Marocco), Uche Okpa Iroha (Nigeria).

Infine, last but not least, ricordiamo un appuntamento da non perdere al Festival Center. La presentazione del libro Lagos Calling. Nollywood e la reinvenzione del cinema in Africa (Aracne) a cura di Alessandro Jedlowski e Giovanna Santanera, alla presenza di Leonardo De Franceschi (curatore della Collana di Studi postcoloniali di cinema e media all’interno della quale è inserito questo nuovo volume) e della co-curatrice del libro, Giovanna Santanera: appuntamento sabato 9 aprile alle 17 al Festival Center (Casa del pane - Casello Ovest di Porta Venezia).

Maria Coletti

Cast & Credits

CONCORSO CORTOMETRAGGI AFRICANI
Aya Goes to the Beach, di Maryam Touzani, Marocco, 2015, 17’ – PE
Dry Hot Summers, di Sherif Elbendary, Egitto, Germania, 30’ – PN
Les empreintes douloureuses, di Auguste Bernard Kouemo Yanghu, France, Camerun, 2015, 18’ – PN
Ireti, di Tope Oshin, Nigeria, 2015, 11’ – PM
It’s my road, di Fifaliana Nantenaina, Madagascar, 2015, 11’ – PN
Leemte, di Louw Venter, Sudafrica, 2015, 9’ – PE
Un métier bien, di Farid Bentoumi, Francia, Algeria, 2015, 25’ - PN
The Mocked One, di Lemohang Jeremia Mosese, Lesotho, 2015, 23’
My Window, di Bahaa Elgamal, Egitto, 2015, 16’ – PM
Rough Life, di Randriamahaly Sitraka, Madagascar, 2015, 5’
Terremere, di Aliou Sow, Francia, Senegal, 2015, 32’
This Migrant Business, di Ng’endo Mukii, Kenya, 2015, 6’ – PN

CONCORSO EXTR’A
La Belle at the Movies, di Cecilia Zoppelletto, Italia, Repubblica Democratica del Congo, Gran Bretagna, Belgio, 2015, 67’ – PN
Devil Comes to Koko, di Alfie Nze, Italia, Nigeria, 2015, 48’
Dustur, di Marco Santarelli, Italia, 2015, 74’
Ihsane e il paese di papa’, di Nicoletta Manzini, Italia, Marocco, 2015, 57’
Loro di Napoli, di Pierfrancesco Li Donni, Italia, 2015, 75’
Monte Gourougou, di Bruno Rocchi, Italia, Marocco, 2015, 9’
Il Murran. Masai sulle Alpi, di Sandro Bozzolo, Italia, 2015, 39’
My Name is Adil, di Adil Azzab, Italia, Marocco, 2016, 74’ – PM
La sedia di cartone, di Marco Zuin, Italia, Kenya, 2015, 17’
Show All This to the World, di Andrea Deaglio, Italia, 56’
Su campi avversi, Andrea Fenoglio, Matteo Tortone, Italia, 2015, 63’
Tjamparanjani, di Miko Meloni, Italia, Mozambico, 2016, 34’ – PM

SEZIONE TEMATICA “DESIGNING FUTURES”
A peine j’ouvre les yeux, di Leyla Bouzid, Francia, Tunisia, Belgio, EAU, 2015, 102’
Black President, di Mpumelelo Mcata, Zimbabwe, Sudafrica, Gran Bretagna, 2015, 86’ – PN
Opening Stellenbosch: From Assimilation To Occupation, di Aryan Kaganof, Sudafrica, 2016, 52’ - PM
Une révolution africaine (Les dix jours qui ont fait chuter Blaise Compaoré), di Gidéon Vink e Boubacar Sangaré, Burkina Faso, 2015, 98’ - PN
The Revolution Won’t Be Televised, di Rama Tiaw, Senegal, 2016, 110’ – PN


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