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RV 5. Good Luck Algeria

di Farid Bentoumi

La doppia cittadinanza come ricchezza

Nel 2006 Noureddine Maurice Bentoumi, ingegnere trentaquattrenne di Chamonix, partecipò alle Olimpiadi invernali di Torino gareggiando per l’Algeria, il paese paterno, nello sci di fondo: riuscì a percorrere 27 km su 50 (venne eliminato per l’eccessivo distacco dal resto del gruppo). A distanza di un decennio la sua storia, sapientemente romanzata, arriva in sala sotto l’egida del fratello minore Farid, attore e regista di formazione teatrale per la prima volta alle prese con un lungometraggio: Good Luck Algeria, in cartellone nella sesta edizione del festival Rendez-Vous Nuovo Cinema Francese.

Nella finzione Noureddine diventa Samir Zitouni (Sami Bouajila), socio di una piccola impresa specializzata nella produzione artigianale di sci in legno, che gestisce insieme all’ex campione Stéphane Duval (Franck Gastambide). L’ombra del fallimento, nonostante gli alti standard qualitativi e la prossimità delle Alpi, appare ormai dietro l’angolo, così i due amici puntano tutto sulla firma di un contratto col fuoriclasse svedese Johansson, il favorito per la vittoria ai giochi olimpici. L’accordo puntualmente salta, ma la ditta non può rinunciare alla visibilità offerta dal grande evento sportivo: il piano per la sponsorizzazione è pronto da tempo, bisognerebbe solo trovare un atleta sicuro di qualificarsi. Stéphane scova presto una soluzione, tanto folle quanto sensata: Samir ha origini algerine, quindi il doppio passaporto gli consentirebbe di rappresentare, senza alcuna concorrenza interna, una nazione considerata minore nelle discipline invernali. Inizialmente riluttante, poi allettato dall’idea di ricevere una cospicua sovvenzione, Samir accetta la sfida sottovalutandone le implicazioni, a partire dall’inevitabile confronto con la terra che non vede da vent’anni.

Farid Bentoumi sostiene d’essere approdato al cinema per caso, di non avere nemmeno una formazione da cinefilo, eppure quello di Good Luck Algeria risulta a tutti gli effetti un classico viaggio dell’eroe, scritto in collaborazione con Noé Debré (Dheepan - Una nuova vita) e Gaëlle Macé (Le Secret de l’enfant fourmi), pesando scrupolosamente le dosi di prevedibilità. Il plot riporta subito alla mente il disneyano Cool Runnings - Quattro sottozero, incentrato sulle gesta della squadra di bob giamaicana, ma la filiazione è più diretta con la commedia sociale à la Ken Loach, nella versione leggera di moda sul finire dello scorso millennio. Il personaggio di Samir, infatti, aderisce soltanto parzialmente alla retorica dell’outsider che cerca un riscatto nell’agonismo: la spinta motivazionale, per un’ampia porzione del testo, viene soprattutto dalla crisi economica, dal paradosso di voler salvare un marchio al 100% transalpino indossando, quasi con un opportunismo scanzonato, i colori di un’altra bandiera. Se non avesse il fiato delle banche sul collo, sembrerebbe in realtà un uomo risolto e con una quotidianità invidiabile. Del resto la sceneggiatura tende a stemperare ogni dissidio anche dentro le mura domestiche, dove la moglie franco-italiana Bianca (Chiara Mastroianni), incinta del secondo figlio, risponde al suo piano d’azione con delle punzecchiature bonarie.

I conflitti, nella godibile linearità dell’intreccio, s’insinuano sempre dall’esterno: l’unica scena francese da cui emerge prepotentemente l’identità ambivalente del Samir adulto (sino a quel momento più teorica che concreta), è legata ad un alterco della primogenita Stella, additata come araba dai compagni di scuola. Bentoumi corre allora ai ripari negli ultimi trenta minuti, quando la burocrazia costringe lo sciatore improvvisato a tornare in Algeria, dalla famiglia numerosa con cui, complice l’ostacolo linguistico, ha avuto problemi di comunicazione perfino nella tenera età. Nonostante le preoccupazioni dei fratelli Dardenne (coproduttori del film) rispetto alla lunghezza, è questa la svolta che gli sta più a cuore. Qui la finzione rielabora il vissuto intimo, già raccontato nel breve documentario El Migri (2011): l’esperienza positiva di Farid, nato dal matrimonio fra una maestra di Tolosa e un minatore di Sétif (reduce dagli scavi per il tunnel del Monte Bianco), si fonde felicemente con l’avventura di Samir. I genitori del protagonista, non a caso, sono un esempio di coppia mista in perfetta armonia, insensibile ai richiami del campanilismo: Kader (Bouchakor Chakor Djaltia, straordinario debuttante a 82 anni) beve champagne e si traveste da Babbo Natale per i bambini, mentre Françoise (Hélène Vincent) parla l’arabo e aiuta le nipoti algerine a conseguire il diploma. La vita trascorsa a cavallo tra due continenti li ha condotti alla riscoperta dell’umanità come valore universale, irriducibile ad una singola patria.

Gli anziani coniugi Zitouni hanno conquistato, con l’etica del duro lavoro, la possibilità per le nuove generazioni di decidere liberamente il proprio destino. Ciascun ramo parentale, pur avendo opinioni divergenti, è mosso da ragioni comprensibili e mai demonizzate in fase di scrittura: Samir ha la facoltà di rinunciare agli uliveti che gli spetterebbero in eredità, i cugini agricoltori quella di criticarne il comportamento. Basta l’affetto reciproco, la forza del legame di sangue a sublimare le contese materiali in un nobile rispetto della dignità altrui.

Farid Bentoumi punta con Good Luck Algeria a realizzare una divertente “commedia d’autore”, priva di antagonismi per lasciare spazio ad un messaggio di speranza, conciliante ma sincero, sulla condizione di chi racchiude in sé la ricchezza culturale di due paesi, sentendosi tuttavia spesso fuori posto in entrambi. A tratti sconta la sovrabbondanza di temi tipica degli esordi, che rischia di rendere poco fluidi i cambiamenti di tono e gli impedisce di approfondire spunti interessanti, per esempio l’italianità di Bianca (pensando alla discussa whiteness della penisola, la scelta del nome suona curiosa). Grazie al cast azzeccatissimo, guidato con la solita bravura da Sami Bouajila (attore di fiducia di Rachid Bouchareb in Days of Glory, London River e Uomini senza legge), l’appagamento prevale con agilità sulle riserve per qualche semplificazione di troppo.

Adele Augruso | 5. Rendez Vous - Nuovo cinema francese

Cast & CreditsGood Luck Algeria
Regia: Farid Bentoumi; sceneggiatura: Farid Bentoumi, Noé Debré, Gaëlle Macé; fotografia: Isabelle Dumas; montaggio: Jean-Christophe Bouzy; musiche originali: Robin Foster; scenografia: David Faivre; costumi: Mélanie Gautier; suono: Olivier Le Vacon; interpreti: Sami BOUAJILA, Franck GASTAMBIDE, Chiara MASTROIANNI, Helène VINCENT, Bouchakor Chakor DJALTIA, Coralie AVRIL, Fadila BELKEBLA; origine: Francia, 2015; formato: DCP 2K (2.39) Son Digital 5.1, colore; durata: 90’; produzione: Les Films Velvet, Les Films du Fleuve, France 3 Cinéma, Voo eT Betv, RTBF; distribuzione: Ad Vitam Distribution.

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