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FCAAAL 26. My Name Is Adil

di Adil Azzab

Il giusto che amava la luce

Presentato in anteprima mondiale al cinema Palestrina di Milano, nella sezione Extr’a del 26. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, My Name Is Adil racconta l’avventura umana di un giovane marocchino in tre fasi cruciali della sua vita, a 8, 13 e 25 anni, a cavallo fra il suo paese d’origine e l’Italia e lo fa sulla base di un’esperienza di creazione partecipata e laboratoriale che ha fatto perno sullo stesso protagonista, Adil Azzab (che interpreta se stesso a 25 anni), e su un altro duo di filmmaker totali, Andrea Pellizzier e Magda Rezene, che hanno cofirmato la sceneggiatura e la fotografia (nonché il montaggio, per la sola Rezene). Lo sforzo produttivo, lanciato cinque anni fa, è stato sostenuto da un’associazione, Imagine Factory, che lavora per sensibilizzare gli adolescenti all’utilizzo dell’audiovisivo, e ha promosso nel 2014 un’efficace campagna di crowdfunding sul portale Eppela, per la quale si sono spesi testimonial come Gabriele Salvatores e Tahar Ben Jelloun. Fin qui la genesi complessa del progetto, davvero singolare, e che si vorrebbe però proporre come format per la costruzione di altre esperienze di autonarrazione, per quanto è dato capire.

La famiglia di Adil vive nel villaggio di Beni Amir Ouest, che si trova nella regione agricola di Béni Mellal-Khénifra, a circa 200 km da Casablanca. Come molti altre famiglie della zona, anche questa è stata toccata dall’esperienza della migrazione. Il nonno ha vissuto una vita dedita alla terra ma ha lasciato partire il padre quando ha voluto cercare fortuna in Italia, Adil così è rimasto solo, a 8 anni, alle prese con uno zio autoritario, che lo obbligava a lavorare e lo teneva lontano dagli amici, e il sogno di raggiungere il padre è diventato pian piano un ossessione, finché anche lui, a 13 anni, dopo aver terminato un ciclo di studi, sia pure addolorato dall’idea di lasciare il nonno, la madre e il fratello minore, si è lasciato alle spalle il Marocco alla volta dell’Italia. Poi l’arrivo, le difficoltà dell’incontro con una realtà completamente diversa come quella di Milano, i rapporti difficili con i compagni di scuola, la conquista di una serenità preziosa e, infine, il desiderio di condividere questo percorso e tornare a chiudere il cerchio, lì dove tutto era iniziato.

Che dire? My Name is Adil è un oggetto filmico davvero difficile da definire, nei termini di una discorsività critica istituzionale. Basti dire che gli altri due ruoli principali nel film sono interpretati rispettivamente dal fratello minore di Adil e da un cuginetto rimasto in Marocco e che nella scelta delle location la piccola troupe ha seguito principi di realismo integrale quasi di matrice zavattiniana, come quando, è stato raccontato all’incontro col pubblico, la scena del primo bagno di mare all’isola d’Elba è stata girata esattamente sulla stessa spiaggia dove adolescente si era immerso con i suoi amici Adil, nella finzione interpretato dal fratello minore. La composizione del cast tecnico e artistico fotografa il carattere fortemente partecipato di questa esperienza di auto/eteronarrazione attraverso gli strumenti dell’audiovisivo. Se è vero che Adil era alla sua prima esperienza, Andrea Pellizzier ha alle spalle già due lungometraggi indipendenti e un curriculum da produttore in ambito pubblicitario e anche Magda Rezene aveva già un background da videomaker.

Sostenuto dalla voce fuoricampo del protagonista a 25 anni, il film viaggia su una struttura narrativa tripartita in cui i tre livelli finiscono per intrecciarsi, sciogliendosi nella scena del ritorno a casa. Lo sguardo che bagna i due blocchi girati in Marocco vibra di una luce filtrata dalla nostalgia ma appare piuttosto asciutto e controllato anche in virtù della resa naturalistica degli interpreti non professionisti e nonostante il ricorso insistito a uno score suggestivo, che include anche alcune canzoni. Più ellittica e nervosa la parte girata a Milano, in cui alcuni snodi appaiono per diverse ragioni appena abbozzati, descritti attraverso la voce fuoricampo o semplicemente sacrificati - come le dinamiche del rapporto padre/figlio, del tutto oscurato dal fantasma della madre. Quando, e accade piuttosto spesso, la verità del vissuto esonda dal rettangolo dello schermo, il film raggiunge momenti di notevole intensità. In taluni passaggi prevale la tentazione del ricorso a una retorica visiva mutuata dal cinema pubblicitario e dai videoclip ed è allora che l’intelaiatura di questa operazione di autonarrazione, mediata da una serie di saperi e competenze messe in gioco nel collettivo ma non sempre coerenti con il partito preso naturalistico, mette in luce i suoi elementi di fragilità strutturale.

Leonardo De Franceschi | 26. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsMy Name is Adil
Regia: Adil Azzab; soggetto: Adil Azzab, Andrea Pellizzier, Magda Rezene, Gabrio Rognoni, Roberta Villa; sceneggiatura e fotografia: Adil Azzab, Andrea Pellizzier, Magda Rezene; montaggio: Magda Rezene; musiche originali: Rolando Marchesini; voce e testi: Alessandra Ravizza; suono: Rolando Marchesini; origine: Italia, 2016; formato: HD, colore; durata: 74’; produzione: Andrea Pellizzier, Magda Rezene, Gabrio Rognoni, Roberta Villa, Rolando Marchesini e Fabio Costarelli per Imagine Factory; Facebook: My-name-is-Adil-259155864250021.

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