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Cannes 69: Eshtebak (Clash)

di Mohamed Diab

La Rivoluzione egiziana apre Un certain regard

Una presentazione calorosa ed emozionante quella di Eshtebak (Clash), scelto come film di apertura della sezione Un certain regard, alla presenza della giuria ufficiale, del regista egiziano Mohamed Diab e di tutta l’equipe del film. Diab, che ha ottenuto un grande successo già con il primo film (678) e che, anche grazie a quel successo, si è impegnato in prima persona nella rivoluzione del 2011, con Eshtebak fa in qualche modo i conti con la Rivoluzione araba e con la sua sconfitta. Nonostante l’ambientazione claustrofobica, il film lascia la porta aperta alla riflessione del pubblico, in un finale sospeso che ci pone di fronte mille domande, che ci riguardano tutti, in Egitto come nel mondo intero.

Nel 2011 la Rivoluzione egiziana riesce a mettere fine a 30 anni di presidenza di Mubarak. Nel 2012 si tengono le prime elezioni democratiche, ma viene eletto Morsi, membro del partito islamista dei Fratelli Musulmani. Nel 2013 milioni di egiziani si ribellano contro questa nuova presidenza, con le manifestazioni più grandi di tutta la storia egiziana e il presidente Morsi viene destituito, ma nei giorni che seguono la destituzione si susseguono scontri sanguinosi, con decine di morti, fra polizia, sostenitori di Morsi e dei fratelli musulmani e sostenitori dell’esercito che ha destituito Morsi.
Il film si svolge in una di queste giornate di scontri e ruota attorno a un gruppo di persone, dalle differenti convinzioni politiche e religiose, che vengono arrestate dalla polizia e rinchiuse in un furgone blindato. Vi sono un giornalista egiziano-americano che scrive per l’Associated Press e il suo collega fotografo, una coppia con un ragazzino (lei infermiera, lui un ex funzionario arrestato e torturato), due giovani amici, un senza fissa dimora, un vecchio padre con la figlia velata adolescente, un grasso simpatizzante dei fratelli musulmani e alcuni veri e propri membri dei FM.

Il regista riesce però ad evitare una costruzione troppo schematica dei personaggi, non ci sono buoni e cattivi a priori, anche se si percepisce la simpatia del regista per le posizioni delle persone che lottano per la rivoluzione e per una società non islamica né militare. Ma anche i fratelli musulmani e i simpatizzanti non sono tutti uguali: il film lavora sulla dimensione umana di tutti i personaggi, ma mostra anche la maniera ambigua e sottile con cui i militanti islamici cercano di fare proseliti e reclutare combattenti dell’IS, facendo leva sul dolore e sulla rabbia.

Eshtebak è un film magistrale da più punti di vista, innanzitutto per la sua forma, che è una sfida pienamente vinta: il regista ha girato in uno spazio di 8 mq e in 26 giorni, con tutti gli attori e le attrici presenti costantemente in scena. Una perfetta unità di tempo e di luogo che, insieme alla coralità dei personaggi, sono di natura fortemente teatrale. Ma la maestria della regia sta nel saper trasformare questa materia teatrale e umana – i personaggi costretti in un continuo corpo a corpo all’interno del furgone – in una forma meravigliosamente cinematografica, che si interroga incessantemente anche sui meccanismi della visione e sugli effetti delle immagini. Le finestre blindate del furgone, da cui guardano i personaggi per tentare di capire la situazione e cercare di trovare una soluzione, così come la minitelecamera-orologio del giornalista, sono tante metafore dello sguardo e del compito del cineasta, di saper inquadrare e leggere il mondo e le sue trasformazioni, per poterle magari anche provocare, ma anche dello sguardo di noi spettatori di fronte a una realtà in costante mutazione che a volte è difficile comprendere.

Il regista sembra rispecchiarsi nei due personaggi arrestati per primi. Il giornalista è il più consapevole del proprio compito: “Non è solo lavoro… Queste immagini hanno il potere di impressionare le persone” – spiega all’amico fotografo, che all’inizio è più scettico, ma alla fine capisce anche lui che filmare la realtà è sempre un po’ rimetterla in scena, dare nuova vita e nuova forma a ciò che viene ripreso. Perché possa essere anche trasformato.

Maria Coletti | 69. Festival di Cannes

Cast & CreditsEshtebak (Clash)
Regia: Mohamed Diab; soggetto e sceneggiatura: Khaled Diab, Mohamed Diab; fotografia: Ahmed Gabr; suono: Frédéric Attal;scenografia: Hend Haider; musiche: Khaled Dagher; interpreti: Hani Adel, Nelly Karim, Tarek Abdel Aziz, Ahmed Malek, Ahmed Dash, El Sebaii Mohamed; origine: Egitto/Francia, 2016; formato: HD, colore; durata: 97’; produzione: Mohamed Mefzi e Eric Lagesse per Sampek Productions, NiKo Film, Fortress Film Clinic, Pyramide International, ARTE France Cinéma, Film-Clinic.

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