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Cannes 69: Swagger

di Olivier Babinet

Il cielo sopra Aulnay

Guardare un quartiere periferico di Parigi dall’alto, a volo di uccello, e insieme captare i pensieri più intimi e i sogni di ragazzi e ragazze che lì abitano e si interrogano su cosa ci fosse prima della città, su cosa li aspetta nel futuro. Questa la scommessa, pienamente vinta, del documentario Swagger di Olivier Babinet, presentato all’Acid, capace di raccontare una cité sfatando tutti i luoghi comuni che riguardano i giovani delle banlieues parigine. In questo caso si tratta di Aulnay-sous-bois e la Tour Eiffel si vede in lontananza, eppure i francesi sembrano ancora più lontani, concentrati nella sola Parigi, mentre “qui vivono solo neri e arabi”, come alcuni dei ragazzi intervistati dicono.

SWAGGER - Olivier Babinet from KIDAM on Vimeo.

Swagger segue undici ragazze e ragazzi che frequentano le scuole di Aulnay e sicuramente l’aspetto più riuscito del film sta proprio nella galleria di ritratti che rimangono impressi per la loro espressività: storie diverse, volti differenti, ma accomunati dalla capacità di sapersi svelare poco a poco davanti la macchina da presa, raccontandoci cosa vuol dire vivere l’infanzia e l’adolescenza in un quartiere in cui la difficoltà è data non tanto dal colore della pelle o dalla religione praticata, quanto dalla classe sociale delle famiglie. Régis, Naïla, Nazario, Aïssatou, Paul, Salimata e i loro compagni, le loro compagne, riempiono lo schermo con i loro corpi, le loro riflessioni, la loro visione della vita.
Naïla vuole fare l’architetta da grande, per poter creare edifici diversi dai grandi palazzi di decine di piani, in cui le persone non amano vivere e dove un bambino è morto, caduto per sbaglio, cercando di prendere un palloncino. E’ molto sicura di sé e piena di immaginazione: inventa storie di fantascienza e si lancia in un monologo travolgente, a tratti esilarante, contro il predominio di Mickey Mouse e di Barbie, che detesta.
Régis ama stare con le donne, e sua madre in particolare che adora, sperimentare trucchi e vestiti e da grande vuole fare lo stilista: è fiero della sua differenza e attraversa i corridoi della scuola con il sorriso sornione e con il passo da divo pop.
Nazario vive in una casa famiglia, dove è stato portato per allontanarlo degli scontri con il patrigno, e lui si prende cura del fratello minore: nello sguardo ha le cicatrici di una famiglia difficile, ma insieme la tenerezza del primo amore adolescenziale, di cui parla con convinzione e maturità.
E poi c’è Aissatou, la ragazza timida, che dice di aver dimenticato tutto della sua infanzia, di quando era piccola, ma poi ammette di essersi sempre sentita sola, soprattutto quando era umiliata dalla maestra dell’asilo: il momento più toccante del suo racconto è quando si rende conto che parlare, raccontarsi davanti alla macchina da presa l’ha fatta sentire meglio, più ottimista e più sicura di sé, più a suo agio con gli altri e nella scuola.
Abou ammette di essere più ambizioso dei propri genitori, che sono analfabeti, e si sente sospeso nella sua appartenenza a un paese: si sente più africano che francese, è nato in Costa d’Avorio ma preferisce l’Italia alla Francia e dice di non voler dimenticare gli orrori della schiavitù e del colonialismo.
E poi i sogni e i dolori nascosti di Paul, un adolescente di origini indiane, che si sente addosso tutto il peso della responsabilità familiare: deve aiutare anche lui i genitori che non sanno il francese e che ripongono in lui tutte le speranze di riuscita sociale. Suo padre ha problemi psichiatrici e così a volte rischia di essere picchiato: gli amici lo hanno preso in giro per questo all’inizio, e questo lo ha fatto star male. Ma ora anche lui si è costruito la sua identità, va a scuola in giacca e cravatta e sbandiera il suo amore per il rock.

Il regista costruisce un meccanismo narrativo lineare, con i racconti degli adolescenti che si intrecciano e mescolano riflessioni sull’amore, sulla morte, sulla religione, sulla musica, sull’identità, sul futuro. Un presente che non nasconde momenti bui, come gli scontri fra la polizia e i trafficanti di droga, oppure la morte di un amico ucciso in una rissa. La tragedia può essere dietro l’angolo: i giovani non ignorano la violenza sociale, il razzismo, le inquietudini legate all’esilio. Ma il regista più che scavare negli aspetti di cronaca sui quali in genere insistono i media per colpire la pancia degli spettatori e banalizzare il reale, al contrario ci porta in una dimensione intima e sospesa, in cui vivono di energia pura solo i sogni e i sentimenti di questi ragazzi e queste ragazze sulla soglia della vita: cuori pulsanti che spiegano più di mille articoli di giornale o servizi televisivi cosa voglia dire vivere in quartieri periferici quando si ha una doppia appartenenza culturale, una identità doppia di figli di immigrati.

Dalla naturalezza con cui i ragazzi e le ragazze si raccontano e si mettono in scena, è evidente che il regista, come ha anche spiegato nel corso della presentazione allo Studio 13, ha lavorato a lungo nella scuola di Aulnay-sous-bois, nel corso di una residenza, avendo così la possibilità di trovare la giusta intimità, di avere da parte dei protagonisti quella confidenza che molti di loro hanno ammesso di aver perduto nei confronti degli adulti, a causa di traumi infantili o torti subiti.
Lo sguardo empatico e capace di ascolto del regista, invece, li ha portati in un luogo pieno di luce e di energia, sospeso e raccolto come un “sogno di mezza estate”: non a caso il film si chiude proprio con una citazione dall’opera di Shakespeare, da cui il regista si è ispirato per il titolo del film.

Maria Coletti | 69. Festival di Cannes

Cast & CreditsSwagger
Regia: Olivier Babinet; fotografia: Timo Salminen; montaggio: Isabelle Devinck; montaggio suono: Valérie Deloof; musica: Jean-Benoit Dunckel; con: Aissatou Dia, Mariyama Diallo, Abou Fofana, Naila Hanafi, Aaron Jr N’Kiambi, Régis Nkissi, Nazario Giordano, Astan Gonle, Salimata Gonle, Paul Turgot, Elvis Zannou; origine: Francia, 2016; durata: 84’; produzione: Faro, Kidam; sito ufficiale: www.swagger-le-film.com.

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