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Cannes 69: Sac la mort

di Emmanuel Parraud

Amleto alla Réunion

Un altro film interessante presentato all’Acid è Sac la mort, secondo lungometraggio di Emmanuel Parraud, girato all’Isola della Réunion, dove il regista ha lavorato da diversi anni. Il film inizia come un poliziesco, ma in realtà più che all’intreccio il regista è interessato a soffermarsi sulla vita quotidiana dei neri della Réunion. Quasi tutti gli interpreti del film sono non professionisti, anche il protagonista, che però ha lavorato con il regista in un suo precedente cortometraggio.

Nell’Isola della Réunion dei nostri giorni, nel comune di Saint-Leu, Patrice scopre che suo fratello è stato assassinato, ed è proprio il suo assassino a confermarglielo. Sconvolto, deve fare i conti con una madre che chiede vendetta, con una casa che si trova costretto a lasciare e con una rete sociale di amici e conoscenti con cui si sfoga, beve, discute, si scontra.

Patrice, novello Amleto della Réunion, compierà o no la vendetta? Se il dubbio rimane sottotraccia per gran parte del film, il nodo centrale è in realtà sempre altrove. Parraud costruisce un film decentrato, spaesato, in cui domina il senso di precarietà dell’esistenza vissuto da Patrice, ma anche da sua madre, da fratelli e sorelle, da amici e amiche del quartiere, dalla vicina che forse lui ama, ma è sposata, dalla giovane che lui protegge come un fratello maggiore, dall’amico rasta che gli consiglia di andare da un guaritore tradizionale. Tutto è costantemente sospeso, doppio, contaminato come la lingua: il creolo parlato dai protagonisti che si oppone al francese perfetto delle istituzioni (i poliziotti e la dottoressa). I personaggi si aggirano come dei sonnambuli, in uno spazio reale e insieme straniante, come in un sogno ad occhi aperti.

Il senso di spaesamento dei personaggi, alla deriva in quest’isola d’oltremare, riecheggia anche un difficile rapporto con la madrepatria, mai veramente affrontato e risolto. Lo stesso termine “cafres” con cui vengono designati gli afrodiscendenti della Réunion non è privo di ambiguità: se da un lato era un termine coloniale dispregiativo come kaffer in Sudafrica, nigger negli Usa e nègre in Francia, in riferimento anche alla tratta degli schiavi, poi è stato rivalutato proprio per sottolineare la specificità del patrimonio afrodiscendente e malgascio della Réunion, dove tra l’altro il 20 dicembre si celebra proprio la Fête des Cafres che celebra l’abolizione della schiavitù proclamata nel 1848.

Come scrivono Claire Doyon e Anna Roussillon, le registe che hanno selezionato il film per l’Acid:
Sac la mort è una storia di personaggi perduti, strani, vigliacchi, commoventi, a volte paranoici. Il film ci rimanda l’immagine degli eroi che non siamo, dell’antieroe che vibra dentro ciascuno di noi. Tutto sembra ad ogni istante improvvisato, eppure la storia disegna sotto i nostri occhi un ritratto dell’Isola della Réunion attraverso i suoi molteplici volti, le sue credenze sincretiche e magiche, le difficoltà politiche e le tracce profonde che affiorano alla superficie dei danni devastanti del colonialismo".

Maria Coletti | 69. Festival di Cannes

Cast & CreditsSac la mort
Regia: Emmanuel Parraud; sceneggiatura: Emmanuel Parraud; fotografia: Benjamin Echazarreta; montaggio: Grégoire Pontécaille; suono: Alain Rosenfeld, Tristan Pontécaille, Nikolas Javelle; interpreti: Patrice Planesse, Charles-Henri Lamonge, Najibe Chader, Martine Talbot, Didier Ibao, Camille Bessière-Mithra, Honorine Terpied; origine: Francia, 2015; formato: DCP e blue-ray, colore; durata: 78’; produzione: A Vif Cinéma, Spectre Productions, Cosmodigital; sito ufficiale del regista: http://www.emmanuelparraud.fr/.

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