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Cannes 69: Chouf

di Karim Dridi

Angeli caduti nella banlieue

Presentato il 15 maggio al Festival di Cannes, fra le proiezioni speciali, Chouf di Karim Dridi segna il ritorno del regista, sceneggiatore e produttore franco-tunisino sulla Croisette, accompagnato da tutta la sua équipe e dagli attori, in gran parte non professionisti, fieri di rappresentare un altro volto della città di Marsiglia. In effetti Dridi, al suo ottavo lungometraggio, firma con Chouf il terzo capitolo di una sorta di trilogia dedicata a Marsiglia, dopo Bye-Bye (1995) e Khamsa (2008), confermando il suo interesse per un cinema sociale che non disdegna il genere.

"Chouf" in arabo signifa "guarda", ma indica anche, nel gergo della droga marsigliese, chi fa il palo durante lo spaccio. E proprio il fatto di vedere/sapere cosa accade, cosa si nasconde dietro l’apparente vita di quartiere fatta anche di piccoli e grandi affari loschi sarà cruciale per il protagonista.
Sofiane, brillante studente universitario a Lyon, torna nei quartieri a Nord di Marsiglia per una breve vacanza e ritrova la famiglia e gli amici d’infanzia. Lo studio sembra averlo ormai salvato dal circolo vizioso della banlieue, fatto di povertà, delinquenza e prigione, cui sono condannati la maggior parte dei suoi coetanei e dei ragazzi, anche più giovani, del quartiere. Suo fratello Slimane, però, nonostante i genitori si oppongano, fa parte del clan degli spacciatori e viene ucciso all’improvviso in quello che sembra un regolamento di conti. La volontà di scoprire chi ha ucciso Slimane e, soprattutto, di vendicarlo, spinge Sofiane ad abbandonare gli studi e la famiglia, per entrare nel clan al posto del fratello. Ma è un gioco rischioso e Sofiane viene travolto in una spirale di violenza troppo più grande di lui, per trovarsi infine di fronte alla verità, ma anche di fronte a una scelta.

Per il film, che uscirà in Francia il prossimo 5 ottobre, il regista ha scelto di lavorare con attori non professionisti presi dalla strada, dagli stessi quartieri della periferia di Marsiglia dove il film è ambientato. Per due anni, Dridi ha lavorato a corpo a corpo con gli interpreti, dando delle indicazioni ben precise su come interpretare i vari personaggi, in un vero e proprio laboratorio di recitazione, ma anche affidandosi alla loro “verità”. Una scelta anche sociale, che è anche il punto di partenza dell’idea del film, come il regista ha dichiarato ai microfoni di RFI: “Questi quartieri esistono perché c’è una precisa volontà politica di far sì che esistano, di lasciare questi cittadini nel completo abbandono, di formare dei ghetti, in cui gli affari loschi e il commercio di droga possano proliferare, sostenuti da cattive scelte politiche ai più alti livelli. Io non faccio che mostrare la realtà”.

Chouf dunque parte da un punto di vista politico e sociale ben preciso, ma attraverso la forma estetica di un film di genere che mescola romanzo di formazione e modelli da gangster movie o film di mafia. Il volto ingenuo e insieme caparbio del protagonista si stampa negli occhi dello spettatore e lo accompagna in una sorta di discesa agli inferi dove gli amici di infanzia si trasformano in killer capaci di uccidere senza il minimo tentennamento. Dridi sa dirigere molto bene i suoi interpreti, tutti convincenti nella loro interpretazione, sorta di coro greco testimone dell’ascesa e della caduta di un antieroe che sprofonda nell’abisso, un angelo caduto che deve scoprire anche in se stesso l’origine del male.

Se convince sul piano della struttura narrativa e dello stile utilizzato, Chouf lascia però alla fine con un po’ di amaro in bocca e con un senso di incompiutezza, forse per l’eccessiva presenza di stilemi di genere che ingabbiano la traiettoria del protagonista. Dalla banlieue non si esce: il sogno di studiare e di compiere un’ascesa sociale si può realizzare solo abbandonando il proprio quartiere, altrimenti si finisce per essere risucchiati dalla violenza. Questa la lezione da determinismo sociale che sembra essere la morale del film. Questa la lezione che dovrà imparare a proprie spese il protagonista. Ma forse anche il regista è rimasto in parte ingabbiato dalla sua stessa struttura narrativa, cedendo al fascino del film di genere e dei suoi personaggi maledetti, vittime di un destino già scritto.

Maria Coletti | 69. Festival di Cannes

Cast & CreditsChouf
Regia: Karim Dridi; soggetto e sceneggiatura: Karim Dridi; fotografia: Patrick Ghiringhelli; suono: Pierre Armand, Jean Gargonne, Christophe Vingtrinier; montaggio: Monique Dartonne; musiche: Chkrrr, Casey, Kofs; scenografia: Yann Mercier; interpreti: Sofian Khammes, Nailia Harzoune, Foued Nabba, Zine Darar, Foziwa Mohamed, Oussama Abdul Aal, Tony Fourmann, Mohamed Ali Mohamed Abdallah, Hatika Karaoui, Slimane Dazi, Simon Abkarian; origine: Francia, 2016; durata: 108’; produzione: Tessalit Productions, Mirak Film, France 3 Cinéma; distribuzione: Pyramide; vendite internazionali: Doc & Film International; sito ufficiale: http://www.chouf-lefilm.com/.

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