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Guardando oltre i confini: Venezia 73

di Maria Coletti

Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 31 agosto - 10 settembre 2016

Promette un discreto numero di film africani o della diaspora questa edizione numero 73 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e soprattutto alcuni attori e cineasti afrodiscendenti.

Proprio a partire dal film di apertura della Mostra: La La Land di Damien Chazelle, in concorso con un musical in omaggio agli artisti e ai sognatori e alle difficoltà di riuscire a realizzare i propri sogni, interpretato tra gli altri anche dal musicista afroamericano John Legend , che ha commosso nel 2014 con la canzone Glory, per il film Selma di Ava DuVernay.

Sempre in concorso, troviamo l’attore francese di origini algerine Reda Kateb, in un duetto/duello di parole con l’attrice Sophie Semin nel film Les beaux jours d’Aranjuez di Wim Wenders (Francia, Germania), una riflessione teatrale sulle differenze fra uomo e donna, tra ricordi, esperienze, riflessioni e suggestioni in un giardino con vista su Parigi.

Infine, da segnalare anche Forest Whitaker nel thriller fantascientifico Arrival di Denis Villeneuve (Usa): quando misteriose astronavi atterrano in vari punti del pianeta, una squadra speciale, diretta dalla linguista Louise Banks, si riunisce per studiare la situazione; mentre l’umanità è sull’orlo di una guerra globale, Banks e la sua squadra lottano contro il tempo alla ricerca di risposte.

Nella sezione Orizzonti segnaliamo due cortometraggi africani.
Le reste est l’oeuvre de l’homme di Doria Achour (Francia, Tunisia, 14’) si concentra sul personaggio di Aymen, un immigrato tunisino giunto a Marsiglia con l’intento di trovare Jihane, la sorella che ancora non conosce. Il film traccia i diversi confini della solitudine: quelli di un uomo che cerca fisicamente di infrangerli e quelli di una donna che non può lasciarsi alle spalle i problemi familiari.
Samedi Cinéma di Mamadou Dia (Senegal, 11’) è un corto che rende omaggio alla storia del cinema senegalese: in una cittadina nel nord del Senegal, due giovani e avidi cinefili, Baba e Sembene, vorrebbero disperatamente vedere un film sul grande schermo del cinema locale prima che chiuda per sempre.

Nella sezione Fuori Concorso troviamo il grande Denzel Washington fra gli interpreti del rutilante western di Antoine Fuqua, The Magnificent Seven. Nella sonnacchiosa città di Rose Creek, per difendersi dai soprusi del magnate Bartholomew Bogue e trovare protezione, i cittadini disperati, capeggiati da Emma Cullen, assoldano sette fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d’azzardo e sicari: mentre preparano la città per la violenta resa dei conti che sanno essere imminente, i sette mercenari si scoprono a lottare per qualcosa che va oltre il denaro.

Nella sezione Final Cut in Venice, un workshop di sostegno alla post-produzione di film africani e del Medio Oriente, troviamo con piacere un nuovo lungometraggio del talentuoso regista franco-senegalese Alain Gomis, Félicité (Francia, Senegal, Belgio) e altri due lungometraggi in post-produzione: Poisonous Roses dell’egiziano Fawzi Saleh (Egitto, Francia, Qatar) e The Wound del sudafricano John Trengove (Sudafrica, Germania, Olanda, Francia).

Nella sezione Venezia Classici segnaliamo La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (Italia, Algeria, 1966). Presentato a cinquant’anni di distanza, il film di Pontecorvo è un omaggio alla lotta di liberazione del popolo algerino, così descritto da Brunetta in Cent’anni di cinema italiano: «In un primo tempo l’idea era di raccontare la storia attraverso gli occhi di un ex parà, poi è uno dei protagonisti stessi del Fronte di Liberazione Algerino, Yacef Saadi, a coprodurre e interpretare la propria storia. La durezza estrema del travaglio per la nascita del nuovo Stato diventa agli occhi del regista un esempio per la liberazione dei popoli oppressi. Pontecorvo sceglie di raccontare la storia ricorrendo ad una fotografia sgranata e incerta in bianco e nero che dia la sensazione del massimo di verosimiglianza e di presa diretta».

Ma il titolo più interessante per noi di Cinemafrica è senz’altro Akher Wahed Fina ( The Last Of Us ) [nella foto] del regista tunisino Ala Eddine Slim: opera prima in concorso nella Settimana Internazionale della Critica . Nel film ’N’ attraversa il deserto e cerca di imbarcarsi clandestinamente per attraversare il Mediterraneo verso l’Europa, ma viene aggredito e derubato e abbandonato in Tunisia. Decide allora di trovare un’imbarcazione per attraversare il mare da solo, ma ha un incidente: da quel momento, “N” si troverà ad affrontare un viaggio unico e speciale, sperimentando spazi mai visti e incontri singolari, ma anche una diversa immagine di sé.

Il viaggio di un uomo senza nome, dall’Africa verso un territorio senza nome. La tragedia del Mediterraneo come epifania di un mondo nuovo, tutto da reinventare. Un’avventura alle soglie della Storia con lo sguardo puntato nel cuore del cosmo. Perdersi per sempre, per rinascere come uomini nuovi, tra fantascienza filosofica e cinema politico.

Ala Eddine Slim è nato nel 1982 ed è cofondatore della società di produzione tunisina Exit Productions. Ha realizzato diversi cortometraggi e opere di video arte, fra cui The Fall (2007), A Night Among Others (2008), The Stadium (2010) e Journal of an Important Man (2010). Ha co-diretto il documentario Babylon, vincitore del Gran Prix al FID Marseille 2012.

Alcuni titoli interessanti anche nelle Giornate degli Autori.

In programma come Evento Speciale troviamo il film Caffè di Cristiano Bortone, con l’attore e regista tunisino Hishem Yacoubi : Secondo i sommelier, il caffè ha tre sapori: l’amaro, l’aspro e una nota finale profumata. Attraverso l’elemento comune di questo prodotto così evocativo, il film racconta tre storie ambientate in tre parti del mondo molto lontane fra di loro. In Belgio, durante alcuni scontri di piazza, dal negozio di Hamed, un immigrato iracheno (Yacoubi), viene rubata una preziosa caffettiera. Quando lui scopre l’identità del ladro decide di farsi vendetta da solo. In Italia, Renzo, un giovane esperto di Latte Art viene coinvolto in una rapina in una torrefazione. Ma le cose non vanno come previsto. In Cina, Ren Fei, un brillante manager, scopre che la fabbrica di cui si deve occupare rischia di distruggere una valle nello Yunnan, la bellissima regione ai confini col Laos.

Da non pedere un altro Evento Speciale delle Giornate degli Autori: il film Vangelo di Pippo Delbono, con Pippo Delbono, l’afgano Safi Zakria e il nigeriano Nosa Ugiagbe, nel ruolo di loro stessi, e con l’amichevole partecipazione di Petra Magoni e Ilaria Fantin e con Bobò e Pepe Robledo.
Nato come spettacolo teatrale e passato ora su grande schermo, il film è stato girato nel campo profughi di Asti, per cercare di raccontare e guardare storie terribili con gli occhi della bellezza e dell’umanità. Come ha dichiarato Delbono: «Ho trovato un Cristo nigeriano per raccontare il mio Vangelo, dove però Cristo non cammina sull’acqua, perché sull’acqua non si può camminare, ma solo sprofondare, come vi sprofondano tutti quei Cristi che ripeschiamo in fondo al mare».

Infine, ricordiamo che il 6 settembre si terrà un importante incontro organizzato da Anac e dal collettivo #peruncinemadiverso, di cui fa parte anche il nostro Leonardo De Franceschi, per parlare di cinema e diversità, a cui vi invitiamo calorosamente a partecipare.

"Il cinema italiano e le diversità: una priorità invisibile?" è il titolo dell’incontro che il collettivo PerUnCinemaDiverso organizza alla Mostra del cinema di Venezia insieme ad Anac, nell’ambito delle Giornate degli Autori / Venice Days.
L’appuntamento è martedì 6 settembre alle 11 al Giardino della Villa degli Autori (Lungomare Guglielmo Marconi 56, Lido di Venezia)

Intervengono:
Francesco Ranieri Martinotti (presidente Anac Autori), Leonardo De Franceschi (Università Roma Tre/Cinemafrica/Cinemafrodiscendente), Bruno Torri (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici), Laura Delli Colli (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), Deborah Young (critica cinematografica), Antonio Falduto (UNINT - Università degli Studi Internazionali di Roma), Steve Della Casa (critico cinematografico), Patrizia Fregonese (European Women’s Audiovisual Network - EWA), Cecilia Ermini (Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro), Giulia Grassilli (Human Rights Nights), Paolo Masini (MiBACT), Nadia Kibout (attrice e regista) e alcuni registi presenti alla Mostra.

Maria Coletti

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