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Venezia 73: Caffè

di Cristiano Bortone

Bere un caffè a Trieste, Pechino e Bruxelles

È avvenuta ieri sera la presentazione ufficiale aperta al pubblico di Caffè, uno degli eventi speciali della tredicesima edizione delle Giornate degli Autori. Il film di Cristiano Bortone, al suo quinto lungometraggio, è il frutto di una collaborazione tra Italia, Belgio e Cina. Internazionali sono infatti la produzione, il cast tecnico e gli attori. Nello specifico, Caffè è la prima coproduzione italo-cinese in base all’accordo di coproduzione cinematografica e audiovisiva tra Italia e Cina firmato lo scorso anno. Il trattato, che stabilisce la doppia nazionalità ai film, ha segnato solo l’inizio di un partenariato tra i due paesi che quest’anno è stato ulteriormente consolidato con la costituzione del Sino-Italian Film Culture Development Fund, un accordo firmato appena due giorni fa alla Villa degli Autori.

Il caffè è il trait d’union di tre storie che si dispiegano in contesti molto diversi e che affrontano intrecci a sé stanti.
In Belgio, presumibilmente a Bruxelles vista la coesistenza linguistica, Hamed (interpretato dall’attore e regista francese di origine tunisina Hichem Yacoubi, nella foto), immigrato iracheno fuggito dalla guerra, è il proprietario di un piccolo banco dei pegni. In seguito a una rapina gli viene rubato il suo bene più prezioso, un’antica caffettiera d’argento appartenuta alla sua famiglia. Decidendo di farsi giustizia da solo finisce nelle mani di un fragile ragazzo, figlio di un criminale di periferia.
Renzo, sommelier del caffè, si trasferisce con la sua compagna a Trieste alla ricerca di un lavoro vicino alle sue competenze e alla sua passione. La precarietà economica ed emotiva lo spinge invece a realizzare una rapina in una torrefazione.
In Cina si svolge infine la storia di Fei, giovane manager che sta per sposare la figlia di un magnate dell’industria chimica. Per controllare un incidente avvenuto agli impianti di una fabbrica, Fei torna nella regione dello Yunnan in cui è nato e dalla quale è fuggito da ragazzo. Dopo aver incontrato una pittrice che realizza quadri utilizzando il caffè, il giovane torna a interrogarsi sulle proprie radici e sull’importanza di salvaguardare la straordinaria bellezza delle valli dello Yunnan.

Il caffè non è il protagonista del film, come sembrerebbe suggerire il titolo, ma il pretestuoso e mero elemento di connessione tra parti separate. L’affascinante storia del caffè non è neanche evocata, né riusciamo a percepirne il profumo, le sensazioni, gli elementi di comunione con gli altri, i significati declinati nei diversi paesi. Il caffè vorrebbe spingerci a interrogarci sulla “fragilità e la preziosità del mondo e della vita” ma non ci riesce, non in quest’opera. Il film stesso aspira a essere una riflessione sul mondo contemporaneo, ma si ferma a un livello superficiale, fragile, artificioso.

La storia più interessante è quella di Fei e del suo rapporto con il paese natale, portatore di una Cina che sta scomparendo. Il ritorno alle radici è un ritorno insieme metaforico e letterale, nel senso di un ritorno alla terra, all’agricoltura, al lavoro manuale e alle vicende di milioni di contadini cinesi. La Cina può allora forse recuperare la propria Storia attraverso la storia individuale dei giovani.
Meno riuscita è la costruzione di un Belgio percorso da tensioni razziste e sociali, piuttosto macchiettistica la vicenda degli scontri e del furto.
Ancora più debole è infine la storia italiana con giovani precari, senza coscienza sociale e politica, persi nei fatti che gli succedono addosso.

Le donne, ad eccezione della pittrice cinese, non hanno alcun ruolo, sono figure marginali e passive, mere spalle dei loro uomini. La regia rimane piatta, senza nessuna idea visiva, così come il montaggio non riesce a creare tensione e dialogo, ma flebile connessione tra storie che, non parlandosi, non ci parlano. Un film internazionale a cui mancano il respiro e la profondità di un presente complesso e veramente interconnesso.

Valentina Lupi | 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsCaffè
Regia: Cristiano Bortone; sceneggiatura: Cristiano Bortone, Annalaura Ciervo, Minghua Shi, Matthew Thompson, Minghui Shi; fotografia: Vladan Radovic; montaggio: Claudio Di Mauro; suono: Stefano Campus, Jan Samson, Guaio Wan; musica: Teho Teardo; interpreti: Ennio Fantastichini, Dario Aita, Miriam Dalmazio, Michael Schermi, Hichem Yacoubi, Koen de Bouw, Zhuo Tan, Fangsheng Lu, Sarah Yimo Li; origine: Italia, Belgio, Cina, 2016; durata: 100’; produzione: Orisa Produzioni, Rai Cinema, Savage Film, Road Pictures, China Blue; distribuzione italiana: Officine Ubu

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