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Venezia 73: Vangelo

di Pippo Delbono

Il vangelo degli ultimi della terra

L’attore e autore teatrale e cinematografico Pippo Delbono ha presentato lo scorso giovedì, come evento speciale all’interno delle Giornate degli Autori, il suo ultimo lavoro cinematografico, Vangelo. Il regista ha sfilato sul tappeto rosso accompagnato da alcuni dei suoi attori-rifugiati, nonostante il film fosse inserito in una sezione parallela al concorso ufficiale, immagine simbolo di una rassegna attenta alle migrazioni contemporanee. Delbono, da sempre impegnato in un teatro “sociale” che dà voce agli emarginati della società, questa volta sceglie come personaggi del suo film i richiedenti asilo del centro di accoglienza di Villa Quaglina di Asti.

Spinto da una personale situazione di difficoltà e di perdita, Pippo si reca in un centro di accoglienza sulle colline astigiane e trascorre un anno e mezzo con i richiedenti asilo provenienti dal Medioriente e dall’Africa sub-sahariana. Il regista scopre nei ragazzi una straordinaria capacità comunicativa e immagina di mettere in scena una rivisitazione del Vangelo. Il film prende la forma di un viaggio interiore che diviene poi collettivo, culturale, storico. Alle storie di alcuni di loro, restituite allo spettatore attraverso una messa in scena costruita ad hoc, si alternano parti dello spettacolo in cui i richiedenti, diventati attori, interpretano Cristo e gli apostoli.

Il film nasce come risposta a un’urgenza personale, a uno stimolo lasciato dalla madre di Pippo, fervente cattolica, di fare “qualcosa che parli d’amore”, come il Vangelo. Inizia così la ricerca di un non credente che vede nel Dio cristiano il Dio delle menzogne e delle paure, “il Dio che cammina sull’acqua, ma non si può camminare sull’acqua. Si può solo sprofondare nell’acqua, come sprofondano tutte queste persone che stanno arrivando qua e che cadono, come dei Cristi, in mezzo al mare”. Il Vangelo viene scardinato e riletto in chiave sociale e politica: non il Cristo dei miracoli ma quello tradito e crocifisso, schernito e considerato pazzo perché prometteva parole d’amore e di rivoluzione.

Nei rifugiati Delbono ritrova la reincarnazione originaria e radicale del Cristo povero, torturato e abbandonato, ritenuto più pericoloso di un ladro, di un assassino. Di incredibile forza visiva e visionaria la sequenza in cui gli attori sono dietro alle sbarre e gridano e si arrampicano e urlano che Barabba deve essere liberato al posto del profeta. Così come l’ultima cena inscenata in una cantina scalcagnata, con Petra Magoni che canta un blues straziante e pieno di vita, e ripresa sia dalla telecamera che dalla macchina fotografica di Delbono per un’alternanza fotografica imperfetta ed efficace. È il vangelo apocrifo di un Cristo nigeriano (Nosa Ugiagbe) che tenta di riemergere dall’acqua ma al quale è stato per due volte negato il permesso di soggiorno.

Il film si situa in una zona grigia tra documentario e teatro filmato, utilizzando diversi strumenti di ripresa (cellulare, macchina fotografica, telecamera) per mostrare più linee narrative: la storia di Pippo, quella dei richiedenti asilo e quella dello spettacolo teatrale, percorsi che poi si fondono in un’unica voce. Delbono è riuscito a realizzare un’opera profondamente umana, risultato di un tempo trascorso insieme all’insegna del rispetto e della fiducia. Anche la storia straziante dell’afgano Safri Zakria, che ha visto morire tutti i suoi amici durante la fuga da Kabul all’Italia, è raccontata con delicatezza e attenzione, ricostruita su una barca in mezzo al lago (le storie che sono entrate nel film sono state ascoltate per lungo tempo senza filmare proprio per evitare la violenza di una confidenza rubata).

Vangelo è inoltre un lungo lavoro di montaggio, un mettere insieme a posteriori i pezzi di storie reali, di percorsi vissuti dall’autore e dai protagonisti. Avviene in questo film quel cortocircuito di magia e di verità di cui si nutre la vita quando viene rappresentata e che contribuisce alla forza e all’importanza di Vangelo.

Rileggere laicamente il Vangelo oggi significa anche rileggere la nostra cultura e la nostra umanità, nelle parole di Delbono: “e chissà, forse alla fine il messaggio profondo di quel Cristo, scorporato da tutte le morali, le ideologie, i fanatismi, le menzogne, in questo incontro con loro ha ripreso per me una verità. -La verità ci renderà liberi- diceva quel Cristo, come loro, ribelle”.

Valentina Lupi | 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsVangelo
Regia: Pippo Delbono; sceneggiatura: Pippo Delbono; fotografia: Pippo Delbono, Fabrice Aragno; montaggio: Fabrice Aragno, Leonardo Ottaviani, Francesca Catricalà; musica: Piero Corso, Antoine Bataille, Enzo Avitabile, Petra Magoni, Ilaria Fantin, Nicola Toscano; interpreti: Pippo Delbono, Safi Zakria, Nosa Ugiagbe, i rifugiati del Centro di Villa Quaglina di Asti, Bobò, Petra Magoni, gli attori della Compagnia Pippo Delbono; origine: Italia, 2016; durata: 85’; produzione: Stemal Entertainment, Rai Cinema, Compagnia Pippo Delbono, Ventura Film, Snaporazverein, Les Films du Fleuve dei Fratelli Dardenne, CDP, Arte France, La Lucarne, DO Consulting & Production; distribuzione italiana: I WONDER

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