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Il cinema italiano e le diversità: le parole chiave dell'incontro veneziano

di Chiara Zanini

Il cinema italiano e le diversità: una priorità invisibile?, 6 settembre 2016, Villa degli Autori, 73. Mostra di Venezia

Lo scorso 6 settembre si è tenuto alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia un incontro dal titolo Il cinema italiano e le diversità: una priorità invisibile? organizzato dall’ANAC e dal collettivo #peruncinemadiverso in collaborazione con le Giornate degli Autori.
Attraverso brevi interventi, registi, critici e programmer moderati da Umberto Marino hanno raccontato le proprie esperienze di professionisti e di spettatori in relazione alle tematiche della diversità e del pluralismo.
I vari interventi sono qui sintetizzati a partire da alcune parole chiave emerse.

RIFLESSIONE | Giorgio Gosetti, Delegato Generale delle Giornate degli Autori
Nell’accogliere i presenti Gosetti ha ricordato che ai tempi in cui a presiedere la Mostra di Venezia era Luigi Chiarini (dal 1963 al 1968) le proiezioni si fermavano per un giorno, per favorire la riflessione. Il dibattito di oggi è per Gosetti una delle "piccole oasi" che oggi riflettono quello stesso spirito.

MODELLO FRANCESE | Francesco Ranieri Martinotti, cineasta e presidente di Anac - Associazione Nazionale Autori Cinematografici
Richiamando il convegno sulla Legge Cinema tenutosi il giorno precedente alla presenza del Direttore Generale Cinema del Mibact Nicola Borrelli, il presidente di Anac ha ribadito che il cinema indipendente è quello che si basa sull’originalità e sulla forza delle idee, a prescindere dalle risorse finanziare o dal cast a disposizione.
Martinotti ha poi spiegato come la legge francese sul cinema sia un esempio cui guardare per più ragioni, compresa l’attenzione rivolta alle diversità. La Francia ha stabilito infatti il sostegno economico a opere che raccontino l’immigrazione, la coesione sociale, il pluralismo, la lotta alle discriminazioni. Il cinema francese è rinato ed è vitale grazie a una generazione di figli di immigrati che hanno saputo raccontare le proprie storie. In Italia questo non è ancora successo, e ne abbiamo bisogno. E perché questo diventi finalmente possibile la legge sul cinema che il nostro parlamento si appresta ad approvare deve prevedere tanto contributi selettivi a favore degli autori, quanto la nomina di persone sensibili alle diversità nelle Commissioni incaricate di valutare i film e assegnare contributi. In Francia la Commissione Images de la diversité, istituita nel 2007, lavora unitamente all’Agenzia per la Coesione sociale e alla Commissione Pari Opportunità del CNC (Centro Nazionale del Cinema e dell’Immagine Animata).

MIGRARTI | Paolo Masini, consigliere del Mibact
Nell’anno che può essere decisivo per la riforma della cittadinanza il Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) ha istituito il premio MigrArti, con un’attenzione particolare dedicata proprio ai destinatari della legge, le cosiddette seconde generazioni. Ad ottobre ci sarà un nuovo bando che raddoppia il contributo della prima edizione e istituisce una nuova sezione dedicata ai cartoon. Nel 2016 sono stati presentati circa mille progetti, a conferma dell’importanza di un discorso a riguardo.

MINORITY STRESS | Nadia Kibout, cineasta vincitrice del Premio Mutti AMM 2015
Kibout, attrice e regista di origine algerina, tra i promotori della campagna #peruncinemadiverso, ha raccontato la propria esperienza:
“Io per necessità sono passata alla scrittura e alla regia. Per smettere di sentire lamenti e lamentarmi io stessa della mancanza di storie e di ruoli in cui identificarmi, non vedendomi e non sentendomi rappresentata nei film. Quindi quale miglior modo che raccontare il paese Italia dal mio punto di vista - arabo, africano e francese?
Spesso siamo considerati come minorità dalla politica, dalle istituzioni. Di conseguenza cresciamo col complesso di minorità finendo per nasconderci, e farci piccoli, per non dire discreti e invisibili nella società. Io credo che abbiamo invece tutto il diritto di affermarci e di superare il complesso di minorità che il mondo politico vorrebbe imporci. Nelle strade c’è lo specchio della società multiculturale, ma nel mondo della cultura dello spettacolo questo specchio di società scompare. Perché? È ora di farsi coraggio e aprire le porte alla multiculturalità.
Ho amici sceneggiatori e registi che trovano barriere proprio nelle reti televisive. Che ancora oggi rifiutano storie che raccontano la vera società in cui ci troviamo con le multi-identità etc. Perché le reti fanno ostacolo? Perché non si fa una legge su questo? Se non si comincia dalla TV che è il primo mezzo di comunicazione per la massa non si va da nessuna parte. Sono convinta che se ciò viene attuato attraverso la TV, che è il primo mezzo, il cinema seguirà molto più facilmente. Il cosiddetto mercato passa anche attraverso questo. Perché io vorrei vedere nelle platee dei teatri, dei cinema etc. un pubblico che mi somiglia, cioè fatto di persone di varie origini, provenienze ed etnie. Quando mi siedo al cinema o in teatro mi sento sempre sola da questo punto di vista.
Resto convinta che se portassimo storie e personaggi che somigliano a noi, ripeto, con l’avallo di chi decide e produce, noi non-italiani "veri" potremmo conquistare una platea "multipla" e una fetta di mercato più importante. Bisogna rendere partecipi le persone, far sentire che si parla di loro, e quindi di noi "stranieri" che per scelta abbiamo scelto il paese Italia. Un altro fattore importante è quello dell’appartenenza. Se non si sente di appartenere a un paese, una nazione, non vi è nessuna voglia di spendere nulla per essa, che sia denaro, energia fisica o impegno. Essere riconosciuto in quanto individuo "diverso" ma integrato porta a sentirsi parte del paese, della sua società. Il cittadino italiano a grande scala questo lo fa già, perché è aperto, curioso e desideroso di conoscere. È solo manipolato da una politica e del suo potere che fatica ad andare verso la vera crescita del paese. Cioè la multiculturalità. È importante rivendicare la propria identità attraverso eventi come questi e rivendicare un posto nel l’industria del cinema della cultura e dello spettacolo.”

OPERA PRIMA | Maryam Rahimi, scrittrice e regista
La scrittrice di origine iraniana si è recentemente misurata per la prima volta con il cinema, avendo vinto la prima edizione di MigrArti con il cortometraggio Mare Nostrum. Con questo contributo del Ministero, dice, si sta andando nella giusta direzione.

2G | Haider Rashid, cineasta
Nel 2013 Rashid ha diretto Sta per Piovere, la storia di un giovane di seconda generazione, di professione panettiere. “Non il criminale o lo spacciatore”, sottolinea invitando ad abbondonare i cliché e ad indignarsi tutte le volte che non si ha una rappresentazione veritiera degli immigrati e delle seconde generazioni. Padre iracheno e madre italiana, Rashid ha vinto con No Borders (primo film italiano girato in realtà virtuale a 360 gradi) il Premio MigrArti come Miglior Documentario. A riguardo ha parlato di un ritardo che va colmato e su cui intende lavorare insieme ai promotori di #peruncinemadiverso anche in qualità di persona di seconda generazione. Il regista ha inoltre ricordato il produttore Donald Ranvaud, mancato proprio la scorsa settimana. “Se fosse stato a Venezia avrebbe senz’altro preso parte a questo dibattito”, dice.

VOCAZIONE INTERNAZIONALE | Mohamed Zouaoui, attore
Attivo nel cinema come in tv, Zouaoui, nato in Tunisia, è sintetico: questo dibattito è importante “perché il cinema è sempre internazionale”. Come dice anche Umberto Marino, moderatore dell’incontro, l’iniziativa di oggi non riguarda solo i diritti degli autori, ma anche quelli del pubblico, ci chiama in causa come spettatori.

LINGUAGGIO| Rodolfo Bisatti, regista
Il cineasta padovano racconta le esperienze successive alle riprese di Voci nel buio, che ha come protagonista un ragazzo non vedente. Bisatti ha proposto al protagonista del film di tenere dei laboratori di video partecipato, che grazie ad altre persone considerate disabili sono poi confluiti nel progetto V.A.M (Video Alfabetizzazione Multisensoriale). A questi laboratori ne sono poi seguiti altri, rivolti a immigrati e richiedenti asilo. È il linguaggio della diversità, più che la diversità, l’aspetto interessante per Bisatti, ed è piuttosto l’omologazione a doverci preoccupare, mentre la diversità ha enormi capacità linguistiche e autoriali. Le scuole di cinema devono tenerne conto, conclude.

OSTACOLI | Alberto Iannuzzi, direttore della fotografia
Nel partecipare al bando CSC-ANCINE, il fondo di sviluppo per co-produzioni italo-brasiliane, Iannuzzi ha rilevato una problematica già denunciata dal collettivo #peruncinemadiverso: l’esclusione di autori che non hanno nazionalità italiana da bandi e concorsi, che avviene sulla base della determinazione della nazionalità delle opere prevista dalla legge. Uno degli emendamenti proposti dal collettivo propone appunto di rimuovere questo ostacolo nella nuova Legge Cinema: soggiorno di lungo periodo e residenza abituale siano equiparati alla cittadinanza (modifiche proposte agli articoli 5 e 12 dell’attuale ddl).

AFFRONTARE LA REALTÀ | Deborah Young, critica e programmer
Critica di The Hollywood Reporter ed ex direttrice del Festival di Taormina, in Italia da oltre trent’anni, nota che il cinema italiano è sempre più ripiegato su se stesso, sempre meno politico, e (tanto quanto la televisione) riserva agli immigrati sempre gli stessi ruoli, prediligendo storie e problemi individuali come se avesse paura di affrontare la realtà delle tante persone che stanno arrivando in Italia.

OSARE | Steve Della Casa, critico
Della Casa, che è anche regista con Francesco Frisari di un documentario su Lorenza Mazzetti (Perché sono un genio! Le molte vite di Lorenza Mazzetti), osserva una pigrizia da parte di critici e giornalisti nel raccontare le minoranze. Una rinuncia spesso dovuta al timore che il pubblico si allontani. È importante che non ci siano trasmissioni-ghetto che propongono solo determinate tematiche, ossia che tutte le trasmissioni raccontino tutto il cinema. Se Hollywood Party è uno dei programmi più longevi della RAI è perché al pubblico interessa andare oltre il mainstream e sentir parlare tanto dei blockbuster quanto dei film che hanno scarsa distribuzione.

IDENTITÀ | Irene Dionisio, regista
Autrice de Le ultime cose, Dionisio racconta che nei pitch in cui presentava il progetto del film le veniva sempre chiesto perché volesse affrontare il tema della transessualità, essendoci tra i protagonisti una persona MTF. Semplicemente, spiega, il luogo in cui si snoda il film era frequentato da una persona transessuale tanto quanto da persone eterosessuali. Successivamente Dionisio ha contattato il Mit – Movimento Identità Transessuale, e si dice sempre più interessata al coinvolgimento nel cinema di questi Centri. L’attrice Christina Rosamilia ha nel frattempo ottenuto altre due parti, e la regista si augura che accada lo stesso ad altre identità spesso escluse dal cinema.

AUTOCENSURA | Patrizia Fregonese, regista e referente per EWA - European Women Audiovisual Network
Ewa ha redatto un report che presenta le cifre relative alla scarsa presenza delle registe donne nel cinema italiano, rilevando che esiste anche una forma di autocensura, evidente anche nel numero di iscrizioni di ragazze a corsi di regia del CSC e di altre scuole. Fregonese racconta di aver vissuto in prima persona la difficoltà di sentirsi adeguata per il ruolo di regista, dal momento che le donne nel cinema ricoprono più spesso altri ruoli. Per questo ha insistito affinché l’Anac scrivesse un emendamento alla nuova Legge sul cinema per istituire come in altri paesi un fondo specifico per le donne. Molti dicono che il cinema non racconta adeguatamente la realtà: c’è uno sguardo "mancante", che dipende anche dall’esclusione delle donne. Più in generale, dobbiamo fare un rush per recuperare il ritardo, perché è proprio nello sguardo di chi non conosciamo che acquisiamo conoscenza.

STEREOTIPI | Cecilia Ermini, critica e programmer
Nel ricordare la propria esperienza di programmatrice del Festival Mix di Milano, per il quale ha visto moltissimi documentari, Ermini spiega come il festival, inizialmente dedicato alle identità lgbt, ha in seguito ampliato lo sguardo a tutte le diversità sessuali, riuscendo ad attrarre spettatori che prima non lo frequentavano perché lo immaginavano destinato solo alla comunità lgbt. In passato la stagione della commedia all’italiana ha certamente contributo ad alimentare stereotipi. Era ad esempio stereotipato e asessualizzato il personaggio di Massimo Ranieri ne La patata bollente di Steno, sorta di "omosessuale da compagnia". Per questo, di contro, Ermini ha apprezzato Le ultime cose di Irene Dionisio, lontano da qualsiasi stereotipo e pregiudizio, così come un altro recente lavoro sul tema dell’identità, Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala (presentato quest’anno ad un altro festival per cui Ermini lavora, quello di Pesaro).

FARE RETE | Giulia Grassilli - Human Rights Nights
Fondatrice di Human Rights Nights a Bologna, Grassilli parla della bella rete che la petizione #peruncinemadiverso sta creando con l’intenzione di favorire un necessario cambiamento culturale. Che deve essere però sostenuto da più parti: importanti i contributi a produzioni e co-produzioni a favore di chi non possiede il requisito discriminatorio della cittadinanza (anche HRN lavora in questa direzione), così come fondamentale intervenire sul reclutamento e formare team misti, già una realtà nel Regno Unito (BFI, festivals, istituzioni culturali) e in altri paesi. Le politiche culturali devono essere adeguate alla realtà.

PARI OPPORTUNITÀ | Antonio Falduto - cineasta
Data la propria esperienza di promotore del cinema italiano all’estero e consulente di festival internazionali, Falduto invita a parlare, più che di diversità, di pari opportunità.

LOTTA | Alessandra Speciale – co-direttrice del Festival Cinema Africano, d’Asia e America Latina e selezionatrice per la Mostra di Venezia
Esperta di cinematografie non occidentali, Speciale è d’accordo con Falduto sulla questione delle pari opportunità. Trova che spesso i film che si candidano ai festival per cui lavora siano carichi di un buonismo in cui non si riconosce, e considera le quote rosa uno strumento utile solo in una fase di lotta in cui si operi per superarle.

UN FRONTE COMUNE | Leonardo De Franceschi, ricercatore e critico
Tra i promotori della campagna #peruncinemadiverso e del dibattito alla Villa degli Autori, De Franceschi ha ricordato i contenuti della proposta lanciata assieme a Giulia Grassilli, Suranga Deshapriya Katugampala, Nadia Kibout, Fred Kuwornu, Razi Mohebi, Alfie Nze, Chiara Zanini e Reda Zine.
La presenza di diversity managers e l’impiego di professionisti espressione di diversità sono misure ormai necessarie, i cui esiti sono già noti in altri paesi. Non si tratta di chiedere a chi già lavora con continuità di realizzare film sulle diversità, quanto piuttosto di consentire l’accesso alla professione di nuove figure. In Italia ci sono festival ed iniziative che rappresentano esperienze preziose ma non adeguatamente considerate dal mercato. È necessario costituire un fronte comune per interagire con le istituzioni in merito alla riforma del cinema, così come sarà indispensabile fare con la riforma della Rai. Bisogna agire a partire delle realtà in cui operiamo, che siano associazioni, festival o istituzioni. Viene portata ad esempio la vicenda che lega Franco Di Giacomo, direttore della fotografia recentemente scomparso, e Tarek Ben Abdallah (che ha lavorato con Pannone, Puccioni, Sandri, Manuli). In una conversazione apparsa nel volume L’Africa in Italia. Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano (curato da Leonardo De Franceschi e presentato anche alle Giornate Degli Autori) si legge di come Di Giacomo, accortosi che lo statuto dell’AIC (Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica) escludeva i professionisti di origine straniera si adoperò perché lo statuto eliminasse tale discriminazione.
A chi ragiona solo in termini di “investimenti sicuri” è bene ricordare che anche l’attenzione per la diversità lo è.

L’incontro veneziano si è concluso con un saluto di Francesco Ranieri Martinotti, che ha garantito la disponibilità della sede dell’ANAC a Roma per convocare nuovi appuntamenti della rete nata attorno alla campagna #peruncinemadiverso.

Qui è possibile vedere la ripresa integrale dell’incontro:
https://www.youtube.com/watch?v=MTkfCoA3nRo

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