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Festa del Cinema di Roma: un’apertura alle diversità

di Maria Coletti

11ma edizione, 13-23 ottobre 2016

Inizia tra pochi giorni l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (13-23 ottobre 2016), con la direzione artistica di Antonio Monda, prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma, presieduta da Piera Detassis.
Abbiamo studiato il ricco programma e vi proponiamo anche quest’anno il nostro personale percorso, fra i titoli di filmmaker africani e afrodiscendenti in cartellone.

Iniziamo proprio con l’atteso film di apertura della Festa, Moonlight [nella foto] del regista afroamericano Barry Jenkins, al suo secondo lungometraggio dopo Medicine for Melancholy, dramma romantico nominato agli Indipendent Spirit Awards. Il film racconta la vita di un giovane nero, dall’infanzia all’età adulta, alla ricerca del suo posto nel mondo, dopo essere cresciuto in un quartiere malfamato alla periferia di Miami. Un ritratto vivo e attuale sulla vita degli afroamericani e una riflessione intensa e poetica sull’identità, il senso di appartenenza, la famiglia, l’amicizia e l’amore.

Fuori dalla selezione ufficiale, ma un evento importante per la battaglia sulla diversità nei media ed a cui teniamo molto, è la proiezione di Blaxploitalian 100 anni di afrostorie nel cinema italiano, documentario di Fred Kuwornu sulla presenza di cineasti afrodiscendenti nel cinema italiano, dalle origini a oggi, ispirato dal libro L’Africa in Italia, a cura del nostro Leonardo De Franceschi.
La proiezione del documentario, il 14 ottobre alle ore 11 alla Casa del Cinema (Sala Deluxe), è il punto di partenza per l’evento “United Artists for Italy”, evento fortemente voluto e tenacemente organizzato dallo stesso Fred Kuwornu, per dare spazio e visibilità a una campagna per il pluralismo e l’inclusione anche nell’industria cinematografica italiana: per la prima volta in Italia, molteplici artisti italiani di diverse origini s’incontrano per promuovere prassi che riconoscano ai talenti artistici, qualunque siano le loro origini, più opportunità.
Nella stessa direzione si muove l’incontro "Il cinema e le diversità 2: in cerca di una strategia", promosso dall’ANAC e dal collettivo #peruncinemadiverso, insieme ad altre sigle, nello spazio Auditorium Arte della Roma Lazio Film Commission (mercoledì 19, ore 17.30). Anche in questa occasione, critici, programmer e autori di film presentati dalla Festa si confronteranno sul tema della valorizzazione delle differenze, declinato sul versante dell’immaginario ma anche su quello dell’accesso al mondo del lavoro.

Tornando ai film proposti nella selezione ufficiale, segnaliamo il film 7 minuti di Michele Placido, in cui troviamo, in un cast tutto al femminile, anche l’attrice d’origine maliana Balkissa Maiga.
Nel film, tratto da una storia vera, i proprietari di un’azienda tessile italiana cedono la maggioranza della proprietà a una multinazionale. Sembra che non siano previsti licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Ma c’è una piccola clausola nell’accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Undici donne dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica se accettare la richiesta dell’azienda. A poco a poco il dibattito si accende, ad emergere prima del voto finale saranno le loro storie, fatte di speranza e ricordi. Un caleidoscopio di vite diversissime e pulsanti, vite di donne, madri, figlie.

Nella selezione ufficiale, un altro film da non perdere è sicuramente The Birth of a Nation del regista afroamericano Nate Parker, che è anche interprete del film. Nato in schiavitù nella contea di Southampton, in Virginia, il giovane Nat Turner fantastica di essere consacrato come profeta dai suoi antenati africani. Benvoluto dai padroni e dai compagni, impara a leggere e riceve in dono una Bibbia. Da adulto, Nat diventa un predicatore di grande eloquenza. Quando il suo padrone decide di sfruttarne le capacità oratorie per il proprio tornaconto, Nat viene mandato a predicare in altre piantagioni, dove prende atto delle privazioni e delle torture subite dagli schiavi e decide che i sermoni non bastano a contrastare queste orribili ingiustizie.
Il film attualmente è in sala negli Usa, ma non sta andando benissimo al botteghino e il regista, nonostante gli apprezzamenti di Oprah Winfrey e Gayle King, sta facendo parlare di sé non solo per la sua opera, un altro tassello cinematografico dedicato all’epoca della schiavitù negli Stati Uniti, ma anche per una controversa vicenda di stupro in cui sarebbe stato coinvolto insieme al cosceneggiatore Jean McGianni Celestin, e in seguito alla quale la donna violentata si è suicidata. Il film – dal titolo allusivo al The Birth of a Nation di David W. Griffith, anch’esso in cartellone alla Festa di Roma in una retrospettiva dedicata alla politica americana – narra della ribellione di uno schiavo afroamericano, che però finisce male. Ispirato alla storia – vera e straordinaria – di Nat Turner, il film, secondo la rivista americana Shadow and Act, si prende un po’ troppe libertà rispetto alle vicende reali.

Un ultimo film da segnalare nella selezione ufficiale è La caja vacía (The Empty Box) della regista messicana Claudia Sainte-Luce, un dramma familiare ambientato a Città del Messico. Nonostante le precarie condizioni di salute, Toussaint, sessantenne haitiano, si trasferisce da Jazmin, la figlia trentenne che vive a Città del Messico. Toussaint non è mai riuscito a mettere radici nei luoghi in cui ha vissuto, non è mai stato un padre amorevole e per Jazmin è praticamente un estraneo. Questa convivenza obbligata servirà all’uomo a rimettere insieme parte dei ricordi del suo passato, mentre Jazmin riuscirà a perdonarlo e ad andare avanti con la propria vita.

Nelle sezioni parallele della Festa, troviamo un’importante retrospettiva dedicata a Valerio Zurlini, curata dalla Cineteca Nazionale e presentata al Cinema Trevi: fra i suoi film, da rivedere in una prospettiva panafricana è senz’altro Seduto alla sua destra (1968), ispirato alla vicenda del leader indipendentista congolese Patrice Lumumba, fatto uccidere dal dittatore Mobutu nel 1961.

Inoltre, fra i classici italiani, da non perdere anche l’omaggio a Gillo Pontecorvo di cui viene presentato Queimada (1969), un film contro il colonialismo, qui presentato nella versione restaurata da CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e Cineteca di Bologna.

Alcuni titoli da segnalare anche nella sezione Riflessi.
Lascia stare i santi di Gianfranco Pannone è un viaggio lungo un secolo nella devozione religiosa popolare. Santi antichi e più recenti, madonne bianche e nere, processioni devozionali, sono espressioni di un bisogno di sacro in apparenza molto lontano da noi, ma che così lontano non è.
Con le musiche di Ambrogio Sparagna e la fotografia di Tarek Ben Abdallah.

Un evento speciale sarà dedicato dalla Festa del Cinema alla lotta alla fame nel mondo, in collaborazione con Cesvi: al MAXXI si terrà un evento dedicato al racconto cinematografico sul tema della sicurezza alimentare, del razzismo e dell’immigrazione in cui saranno proiettati tre cortometraggi sul diritto al cibo realizzati per Cesvi da Antonietta De Lillo, Virgina Eleuteri e Luca Ferrari, autori di prestigio del documentario e della videoarte in Italia.
Seguirà la proiezione del documentario Who Am I? di Nick Reding. A conclusione delle proiezioni, i registi, insieme a Daniela Bernacchi, Amministratore Delegato Cesvi, Luca Alinovi, Executive Director Global Resilience Partnership, Nick Reding e Francesca Marciano, sceneggiatrice, saranno protagonisti di un panel condotto da Mario Sesti.

Da non perdere anche il documentario di Giovanni Troilo, William Kentridge, Triumphs and Laments, che racconta uno dei più grandi artisti contemporanei, il sudafricano William Kentridge, svelandone la poetica e il processo creativo, attraverso la sua colossale opera dedicata alle sponde del Tevere: una lunga successione di immagini ottenute tramite vaporizzazione a rappresentare vittorie e sconfitte della città eterna.

Un altro documentario da segnalare è Shelter di Brent Renaud e Craig Renaud. Alla Covenant House, nella periferia di New Orleans, Louisiana, le porte non chiudono mai: c’è sempre una stanza libera. I residenti sono solo adolescenti, ma sono già stati etichettati tossicodipendenti, schizofrenici, criminali e reietti. Come riporta un membro del personale “si tratta della più danneggiata parte della popolazione giovanile contemporanea”. Filmandola per un anno intero, i fratelli Brent e Craig Renaud raccontano la crudezza e la profondità commovente dei ragazzi che cercano riparo nella Covenant House, insieme al personale che lotta per realizzare ogni giorno un miracolo.

Terminiamo la nostra carrellata sulla Festa di Roma con due eventi ai margini che toccano però due nodi centrali.

Alla Scuola Di Donato si svolgerà durante la Festa di Roma una rassegna di cinema, “Migrarti. Cinema senza frontiere” (Scuola Di Donato, via Nino Bixio 85 – Roma), curata da Festa del Cinema di Roma, MiBACT/ progetto MigrArti, Scuola Di Donato, Associazione Genitori Scuola Di Donato e Apollo 11: sei notti di cinema e incontri nel quartiere multietnico per eccellenza, l’Esquilino. Dal 17 al 22 ottobre, ogni sera, alle 21, la Scuola Di Donato, vicino a piazza Vittorio si apre al territorio, trasformando la palestra in una sala cinematografica da 200 posti, dove verranno proiettati sei film che raccontano, con linguaggi e sensibilità differenti, la condizione dei migranti, le difficoltà e i sogni di chi lascia il proprio paese, la scommessa dell’integrazione in nuove realtà. Il programma della rassegna, a cura di Valerio Carocci, prevede: Il ribelle dell’Anatolia di Elia Kazan (1963, 174’), My Beautiful Laundrette di Stephen Frears (1985, 97’), La sposa turca di Fatih Akin (2004, 121’), L’orchestra di Piazza Vittorio di Agostino Ferrente (2006, 93’), La mia classe di Daniele Gaglianone (2014, 92’), Alì ha gli occhi azzurri di Claudio GIovannesi (2012, 94’). Saranno inoltre proiettati i cortometraggi vincitori del progetto MigrArti, promosso dal MIBACT.

In collaborazione con UNHCR, l’Agenzia per i Rifugiati dell’ONU, la Festa del Cinema presenta inoltre al MAXXI il documentario If I Close My Eyes di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, che racconta la vita dei profughi siriani in Libano e soprattutto le storie dei bambini che non possono studiare, costretti a lavorare per una manciata di dollari al giorno, profughi bambini che hanno perso il diritto fondamentale all’istruzione e allo studio. Il Libano, uno stato di quattro milioni di abitanti, ospita due milioni di profughi siriani. Cifre che suonano umilianti per un’Europa che con i suoi cinquecento milioni di abitanti litiga continuamente per ospitarne un milione e vede nell’immigrazione una minaccia e non un’opportunità.

Segnaliamo infine la collaborazione fra Kino e Alice nella Città per il programma Panorama Italia, che si svolgerà dal 14 al 23 ottobre al Cinema Admiral, al cui interno troviamo la storia di immigrazione, integrazione e amicizia di Babylon Sisters di Gigi Roccati e il documentario Strane straniere di Elisa Amoruso, che racconta la storia di cinque donne arrivate in Italia per motivi diversi che si sono reinventate trovando un nuovo equilibrio.

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