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RomaFF11. The Birth of a Nation

di Nate Parker

Verso la riconciliazione?

Roma, Festa del Cinema 2016: oggi ci si può ancora stupire di fronte a scene di razzismo? Sembra incredibile come un film possa farci riflettere sull’uomo e sulle sue azioni. Un film che è una vera e propria denuncia del tempo che fu e che, purtroppo per il popolo d’oltre oceano, ancora sopravvive in moltissime provincie americane. Già, se guardiamo immagini d’archivio del Ku Klux Klan abbiamo un atteggiamento distaccato, sembrano semplici frammenti di storia passata… mentre al giorno d’oggi basta fare zapping in tv per assistere a vere e proprie esecuzioni di giovani neri da parte del poliziotto/sceriffo di turno troppo zelante e troppo attento a sparare prima lui…
In The Birth of a Nation di Nate Parker non esiste parallelo con l’omonima pellicola di David Wark Griffith, di uguale c’è soltanto il titolo: dall’atmosfera di guerra “santa” contro il popolo nero che troviamo nei 190 minuti campioni d’incassi del 1915 passiamo alla cruda visione dell’orrenda sottomissione della comunità afroamericana da parte dei beceri padroni bianchi.

Un film crudo, violento, mai banale, con un’atmosfera ben realizzata: ottima ricostruzione ambientale ed accurata cura di dettagli e particolari. Dall’inizio alla fine si capisce che i bianchi vivono sempre un gradino al di sopra, possono disporre dei “loro” schiavi come meglio credono, possono umiliarli, comprarli, venderli, violentarli, mutilarli, possono ammazzarli, semplicemente perché sono neri e quindi razza inferiore… Il regista è Nate Parker, che cura anche la sceneggiatura e veste i panni del protagonista Nat Turner, un bambino di colore che insieme alla sua famiglia vive in schiavitù lavorando in una piantagione di cotone nella Contea di Southampton in Virginia.

Siamo negli Stati Uniti d’America, circa a metà del 1800, tra pochi anni scoppia la guerra di secessione. Nat è sveglio ed intelligente e fantastica di essere consacrato come profeta dai suoi antenati africani. Benvoluto dai compagni e dal padrone, la moglie del quale gli regala una Bibbia e gli insegna a leggere. I testi con i quali fa esercizio sono gli stessi versetti che gli permettono di divenire un vero e proprio predicatore di grande eloquenza.
Questo aspetto non passa inosservato ed ecco l’”illuminazione” del Pastore della Contea (chiaramente un bianco): perché non portare il giovane predicatore nero in giro tra le varie proprietà ed usarlo come calmante per gli schiavi maltrattati? Un’idea tanto atroce quanto geniale: gli schiavi sono invasati dal sincero fervore che avvertono nel predicatore itinerante, il quale con un’ardita interpretazione delle sacre scritture riesce a giustificare la fatica ed il dolore come mali necessari per raggiungere l’aldilà…

Ma a lungo andare l’atteggiamento di Nat muta notevolmente, la stessa Bibbia viene letta ed interpretata in maniera diversa: “per ogni verso che usano per giustificare la schiavitù, trovo un altro verso che giustifica la nostra libertà". Ormai il giovane predicatore non può più tollerare le sevizie alle mogli degli schiavi, le torture indicibili, la prepotenza sfrontata dei “padroni bianchi”. Non può chiudere gli occhi di fronte ad una bimba bianca che per gioco trascina sulla candida veranda della villa una sua coetanea nera tenendola al guinzaglio… e decide che i sermoni non bastano a contrastare queste orribili ingiustizie. Da lì a poco Nat organizza una vera e propria ribellione ed è la miccia che porta allo scoppio di una rivolta violentissima e sanguinaria.

Nate Parker ottiene le prime attenzioni per la sua interpretazione in The Great Debaters - Il potere della parola, al fianco di Denzel Washington e Forest Whitaker. Fortemente impegnato nel sociale, fonda la Nate Parker Foundation, ente pubblico che fornisce sostegno monetario e tecnico a un numero significativo di organizzazioni comunitarie dedicate a trasformare la vita delle persone africane nate negli Stati Uniti o all’estero. Parker dedica la sua carriera e la vita a utilizzare il suo ruolo di artista e attivista per ispirare una protesta di fronte alla comunità e alle ingiustizie globali.
“Ho deciso di fare questo film con la speranza di usare il cinema per far vedere gli effetti paralizzanti dell’ingiustizia nel mondo. Attraverso l’amore, la fede e il sacrificio, Nat Turner ha combattuto e dato la sua vita per far sì che le generazioni future trovassero la forza di lottare per difendere gli oppressi. Intitolando il film The Birth of a Nation, ho cercato di spezzare il circolo di pregiudizio e odio perpetuato dal film di D.W. Griffith a Hollywood e negli Stati Uniti. Riadoperando questo titolo spero di riparare a un’ingiustizia, trasformando il titolo in un’opera d’arte che può incoraggiare e indirizzare tutti noi verso la riconciliazione e la positività. Grazie a tutti quelli che dedicheranno il loro tempo a questo film e alla mia riflessione”.

Prima della proiezione romana, The Birth of a Nation è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2016, dove ha vinto il premio del pubblico e il gran premio della giuria.

Giorgio Sgarbi | 11. Festa del Cinema di Roma

Cast & CreditsThe Birth of a Nation
Regia: Nate Parker; sceneggiatura: Nate Parker; fotografia: Elliot Davis; musiche: Henry Jackman; montaggio: Steven Rosenblum; interpreti: Nate Parker, Armie Hammer, Mark Boone Jr., Colman Domingo, Aunjanue Ellis, Dwight Henry, Aja Naomi King, Esther Scott, Roger Guenveur Smith, Gabrielle Union, Penelope Ann Miller, Jackie Earle Haley; origine: Stati Uniti, 2016; formato: 35 mm, colore; durata: 119’; produzione: Bron Studios, Mandalay Pictures, Phantom Four, Tiny Giant Entertainment; distribuzione italiana: 20th Century Fox; distribuzione internazionale: 20th Century Fox; sito ufficiale: http://www.foxsearchlight.com/thebirthofanation/.

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