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MedFilm 22. Al Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan

di Yousry Nasrallah

Cibo, libertà e dignità

Presentato in anteprima mondiale all’ultimo Festival di Locarno e poi a Toronto, questo ottavo lungometraggio firmato da Yousry Nasrallah, ex-critico ed ex-allievo prediletto di Youssef Chahine, ha aperto alla grande l’edizione numero 22 del MedFilm Festival, alla presenza del regista e di un ricco parterre di ospiti, fra cui Gianni Amelio, insignito del Premio alla carriera. Al Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan (Brooks, Meadows and Lovely Faces), ispirato al documentario Sobyan wa Banat (Des Garçons, de filles et du voile), girato nel 1995 nel villaggio natale del Ninetto di Nasrallah, Bassem Samra, è con ogni probabilità l’opera poeticamente più politica di un regista che ci ha regalato già piccoli e grandi capolavori, dall’esordio Sarikat Sayfeya all’ultimo Baad el mawkeaa, in concorso a Cannes, passando per Genenet al asmak ed Ehky ya Scheherazade. Forse perché mai come in questo apologo, Nasrallah è riuscito a declinare con una leggerezza tutta renoiriana la sua visione impietosa della società egiziana post-Mubarak.

Siamo a Belqas, un villaggio agricolo 15 chilometri a nord-est del Cairo. Tutto sembra pronto per l’inaugurazione di un megacomplesso da parte del ricco Farid (Mohamed Farrag), alla presenza del governatore e di tutti i notabili del paese ma manca lo chef Raafat (Bassem Samra), a capo della storica famiglia di cuochi Al Tabakh. Poco più di un mese prima, nel corso di un matrimonio in cui è successo di tutto, Raafat, il fratello Galal (Ahmad Dawood) e il padre Yehia (Alaa Zenhom) hanno osato tener testa alle mire di Farid sulla fattoria di famiglia, mentre intorno a loro infuriava un girotondo di storie d’amore, sesso e ricerca della libertà, dentro e attraverso le barriere di classe. L’ìnaugurazione sarà l’occasione per una resa dei conti definitiva.

Il lungo e appassionato Q&A che ha seguito la proiezione al cinema Savoy di Roma, preceduto da un’articolata presentazione di Nasrallah a cura di Roberto Silvestri, ha consentito di mettere in evidenza gli elementi di continuità che legano questo agli altri titoli di Nasrallah, rintracciando la matrice comune del magistero di Chahine, patriarca del nuovo cinema arabo, capace di mescolare realismo, melodramma e passione per i generi popolari, tensione politica e centralità dell’eros come perno di una soggettività irriducibile a qualsivoglia ideologia totalizzante, che sia il panarabismo di Nasser, il neoliberismo di Sadat o l’islamismo dei fratelli musulmani.

Recuperando la leggerezza di tocco che aveva caratterizzato il suo documentario Sobyan wa Banat, in cui raccontava, guidato dal suo attore feticcio, l’energia vitale, la sensualità e la passione per la cucina di una famiglia di villaggio, Nasrallah rinuncia al partito preso polemico di Baad el mawkeaa ma rilancia in fondo con la sua idea che nessuna prospettiva democratica sia possibile anche nell’Egitto post-Mubarak, senza tener conto della fame di libertà e dignità delle sue sterminate campagne. Stavolta, e consapevolmente, oltre a impegnarsi come fa da sempre nel tessere parabole di personaggi che fanno storia a sé, senza rimanere imbalsamati in facili cliché sociologici, lasciando che la Storia e le grandi sfide sociali rimangano in secondo piano, il regista ha saputo tessere insieme un racconto corale e le traiettorie di tanti personaggi che si cercano e si amano, al di là delle barriere di classe, riaffermando il primato del corpo, il gusto per la cucina e i piaceri dell’eros. Nell’Egitto di oggi, dilaniato più che mai da una lotta fra clan, reclamare con tanta freschezza e poesia le ragioni della terra è un gesto davvero rivoluzionario.

Non mancano infatti anche in Al Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan (Brooks, Meadows and Lovely Faces) i riferimenti a un’instabilità politica che, mentre rafforza il ruolo delle antiche oligarchie mafiose, rappresentate idealmente da Farid e dalla danarosa moglie, vede affermarsi nuovi gruppi criminali pronti a fare il lavoro sporco, punendo chi mette a rischio i rapporti di forze, inseguendo le ragioni dell’eros. Come nel classico La regola del gioco di Renoir, donne e uomini si inseguono dentro e attraverso le appartenenze di classe, e farsa, commedia e tragedia flirtano nello stesso teatro del quotidiano. Forse mai come in questo film, salvaguardando l’eleganza del gesto registico, Nasrallah riesce a raggiungere un calore nel racconto cinematografico che sa essere contagioso e può essere apprezzato da un pubblico egiziano sempre più lacerato. In Al Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan (Brooks, Meadows and Lovely Faces), classicità e modernismo entrano in un felicissimo cortocircuito che lascia intatte le possibilità di lettura politica dell’apologo senza sacrificare la verità delle passioni, che trasudano da ogni sguardo. La politica degli attori di Nasrallah, uno dei suoi punti forti da sempre, qui si traduce infatti in una miracolosa poesia del dettaglio.

Leonardo De Franceschi | 22. MedfilmFestival

Cast & CreditsAl Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan (Brooks, Meadows and Lovely Faces)
Regia: Yousry Nasrallah; sceneggiatura: Yousry Nasrallah e Ahmad Abdallah da un’idea di Basem Samra; fotografia: Samir Bahsan; montaggio: Mona Rabi; musiche: Wael Alaa; scenografia: Nino Formica; interpreti: Laila Eloui, Menna Shalabi, Bassem Samra, Ahmed Dawood, Alaa Zenhom, Sabrine, Zeina Mansour, Mohamed Farrag, Sabrien, Enaam Salousa; origine: Egitto, 2016; produzione: Ahmed Al Sobky per Al Sobky Films For Cinema Productions; diritti internazionali: Pyramide Films; formato: DCP 5.1 (1:1,85), colore; durata: 115’.

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