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MedFilm22. Thala mon amour

di Mehdi Hmili

Lontano da Tunisi

La rivoluzione in Tunisia ha alimentato fin da subito una produzione consistente di documentari, corti e lungometraggi. Storie vere o di finzione che, film dopo film, aggiungono un tassello al composito mosaico fatto di istanze, questioni radicate nelle nuove e vecchie generazioni, problemi strutturali interni ed esterni che hanno portato il rovesciamento del regime di Ben Ali nel 2011.
Il film Thala mon amour, presentato al MedFilm Festival dal regista Mehdi Hmili e dal produttore Mohamed Ali Ben Hamra, entrambi alle prese con il primo lungometraggio, a pochi giorni dalla partecipazione in concorso alle Giornate del Cinema di Cartagine (JCC), si situa in questo filone, con un’eccezione: i fatti raccontanti non si svolgono nella capitale ma nell’entroterra tunisino.

Situata a pochi chilometri dalla frontiera algerina, nel centro ovest del Paese, Thala (città natale del regista) è stata tra i luoghi direttamente coinvolti nella rivolta del gennaio 2011. È qui e ora che si situa l’azione. Protagonisti sono due giovani, Mohamed e Hourya, in un film corale, fatto di tanti personaggi nel tentativo di restituire il reale apporto e peso a questi che appaiono come i “dimenticati” di un processo rivoluzionario, che proprio nelle zone dell’entroterra ha visto muovere i primi passi e pagare il prezzo più alto in termini di giovani vite.

Mohamed, interpretato da Ghanem Zrelli, appare come un fantasma di notte. A trovarlo è Belgacem (Moez ’Speedy’ Baatour), personaggio reietto ed errante con il suo carretto spinto da un asino, che di fronte a questo sconosciuto decide di colpirlo e trasportarlo, legato mani e piedi, nella catapecchia in cui vive. Un luogo sporco, con lattine di birra vuote dappertutto, oggetti raccattati di ogni tipo e alle pareti una donna nuda con lo sguardo ammiccante. Mohamed è scappato dalla prigione, arrestato per aver guidato la rivolta nel bacino minerario di Gafsa nel 2008. È tornato alla ricerca di Hourya (Najla ben Abdallah), la donna di cui è ancora innamorato, ma della rivoluzione non vuol sentir parlare. “Questo paese ci sta uccidendo” risponde a chi vuole integrarlo nella rivolta. Ma Hourya non è più a Thala. Vive a Kasserine, è sposata, fa l’operaia ma lo spirito di ribellione che li aveva fatti incontrare e innamorare le appartiene ancora. La vediamo, nonostante i continui ammonimenti del marito, spingere alla rivolta le colleghe operaie stanche di cucire jeans per pochi dinari. Quando un’amica le mostra Mohamed in un video diffuso su facebook girato a Thala, dove nel frattempo hanno perso la vita dei giovani ragazzi, Hourya decide di lasciare tutto e tornare nella sua città. Ma quello che potrebbe far presagire a un lieto fine amoroso non è che l’inizio della separazione definitiva tra i due. Mohamed vuole lasciare il paese per l’Algeria, vivere finalmente “in pace”. Hourya invece sente di dover raggiungere la capitale e i manifestanti, via la fede dal dito e il foulard dai capelli.

Lontano da tecnicismi e stilemi precostituiti, molto vicino a un’estetica neorealista, con la camera stretta sui corpi, Mehdi Hmili ricostruisce i fatti di Thala e Kasserine, restituendo a questi luoghi e a queste persone il dovuto riconoscimento nella rivoluzione. Accanto a un cast di attori professionisti - non possiamo non citare la grande Fatma Ben Saidane nei panni della madre di Belgacem, che aderisce alla rivolta e ne viene brutalmente travolta - il regista ha scelto per alcuni personaggi interpreti presi dalla strada, testimoni dei fatti raccontati, per aumentare l’effetto di verosimiglianza. Quanto ai luoghi, invece, per ragioni di sicurezza le scene sono state girate alla Manouba, nella periferia di Tunisi. Il film, dedicato “a chi ci crede ancora”, rende molto bene l’isolamento e la solitudine di questa regione della Tunisia, che ha sempre risentito della “sciagura” di non essere bagnata dal mare.

Hmili, che aveva lasciato la Tunisia prima della rivoluzione, trasferendosi a Parigi dove ha continuato a studiare cinema dopo essersi specializzato all’Università della Manouba di Tunisi in regia e sceneggiatura, è noto anche per i suoi versi in dialetto tunisino in cui in modo più o meno velato ha attaccato il regime di Ben Ali, come in « Monia, histoire d’une prostituée » metafora di un paese che abbandonando i propri figli si dava al primo venuto. Anche il personaggio di Hourya qui sembra incarnare i panni della patria, stavolta nella purezza, come recita il suo nome in arabo.

Gina Annunziata | 22 MedFilm Festival

Cast & CreditsThala Mon amour
Regia: Mehdi Hmili; sceneggiatura: Mehdi Hmili; interpreti: Ghanem Zrelli, Najla Ben Abdallah, Moez “Speedy” Baatour, Fatma Ben Saidane; origine: Tunisia, Francia, Germania, 2016; produzione: Polimovie International Pictures; durata: 80’.

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