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Berlinale 2017. Alla ricerca della felicità

di Maria Coletti

Festival del Cinema di Berlino, 9-19 febbraio 2017

E’ iniziata ieri l’edizione numero 67 del Festival del Cinema di Berlino (9-19 febbraio 2017), con un film di apertura che racconta le persecuzioni degli zingari sotto il nazismo dal punto di vista del leggendario chitarrista di origine Sinti, Django Reinhardt. Il film, Django, diretto da Etienne Comar ed interpretato dall’attore francese di origini algerine Reda Kateb (Il profeta, 2009; Chroniques d’une cour de récré, 2012), sarà giudicato, insieme agli altri film in CONCORSO ufficiale, da una giuria internazionale di cui fa parte anche la produttrice tunisina Dora Bouchoucha Fourati.
In concorso ufficiale segnaliamo anche il ritorno del talentuoso regista franco-senegalese Alain Gomis, con Félicité: il film, girato in repubblica Democratica del Congo e in Senegal, ruota attorno a Félicité (interpretata da Véronique Beya Mputu ), cantante a Kinshasa, che vive sola con suo figlio sedicenne Samo. Una mattina riceve una telefonata dall’ospedale: suo figlio rischia di perdere una gamba, se lei non trova i soldi necessari all’operazione. Allora si lancia in una ricerca disperata attraverso la città. Félicité si smarrisce nel mondo dei sogni, va alla deriva, fino a quando l’amore la riporta alla musica e alla realtà.

Diversi titoli di nostro interesse sono anche in programma nella sezione PANORAMA, ad iniziare dal film di apertura, che è il sudafricano The Wound di John Trengove, che affronta la costruzione dell’identità maschile (tema ricorrente in questa sezione, anno dopo anno) tra tradizioni tribali e modernità urbana. Kwanda, un ragazzo solitario, si unisce ai giovani della sua comunità per una spedizione sulle montagne del Capo Orientale. Qui, il gruppo di ragazzi dovrà sottoporsi al rito della circoncisione per essere avviato all’età adulta. Per tre settimane Kwanda vive in isolamento, segregato come gli altri in un piccolo rifugio. L’uomo che si occupa di lui, Xolani, è un misterioso personaggio delle alture che lo aiuta a sopportare la sua prima settimana in montagna e con cui il giovane stringerà un legame particolare...
In Panorama troviamo anche il regista marocchino Hicham Lasri, per la terza volta selezionato alla Berlinale (dopo The Sea Is Behind e Starve Your Dog), stavolta con il suo ultimo film, Headbang Lullaby, una fiaba psichedelica dai colori brillanti, intrisa di situazioni al limite dell’assurdo e di uno sguardo critico nei confronti della storia del proprio paese. Casablanca, 11 giugno 1986, il giorno della Coppa del Mondo. Dopo l’ennesima gaffe, l’amareggiato poliziotto Daoud viene mandato dai suoi superiori insoddisfatti a trascorrere la giornata su un ponte tra due quartieri in lotta per proteggere l’ipotetico passaggio di un corteo reale. Prigioniero del ponte, Daoud sarà trasformato dal contatto con gli abitanti dei due quartieri. La sua giornata apparentemente normale ma fatta di un’assurda attesa, di incontri improbabili e di brutale poesia, si svolgerà sotto l’ombra gigantesca di un monarca messianico il cui passaggio disturba il delicato equilibrio di una popolazione eterogenea.
Da tenere d’occhio anche un altro film di produzione sudafricana, Vaya , diretto dal regista nigeriano Akin Omotoso. Nel film si intrecciano tre storie separate, ambientate in grandi metropoli come Johannesburg e Soweto: tre destini che si incrociano, fra paure, ansie e grandi aspirazioni.

La sezione PANORAMA DOKUMENTE è invece dedicata ai documentari, e qui troviamo un capolavoro come I Am Not Your Negro del regista haitiano Raoul Peck, film già presentato con successo al Toronto International Film Festival e candidato all’Oscar 2017. Ispirato al romanzo incompiuto Remember This House di James Baldwin e con la voce narrante di Denzel Whasington, il film riprende in mano il lavoro e la vita dello scrittore afroamericano James Baldwin, ragionando sul concetto di identità e sui pregiudizi razziali nell’America di ieri e di oggi, soffermandosi anche sugli omicidi di Martin Luther King, Malcolm X e Medgar Evers.

Nella sezione FORUM segnaliamo con piacere il ritorno di due giovani e talentuose registe afroeuropee, la regista inglese di origini marocchine Tala Hadid e la tunisina Raja Amari, che vive da molti anni in Francia.
Tigmi n Igren (House in the Fields) di Tala Hadid - che ha partecipato ai workshop di Final Cut in Venice come anche Félicité di Alain Gomis e The Wound di John Trengove - è ambientato in un villaggio tra le montagne dell’Alto Atlante, dove, al bivio tra tradizione e cambiamento, due sorelle sperimentano le ultime stagioni dell’infanzia.
In Jassad gharib (Foreign Body) di Raja Amar, la giovane Samia (Sarra Hannachi), arriva clandestinamente in Francia dopo la rivoluzione tunisina. Ossessionata dall’idea di essere catturata da un fratello islamista che aveva denunciato, trova dapprima rifugio presso Imed, una conoscenza del suo villaggio, poi da Christine (Hiam Abbass) per cui lavora. Tra lei e queste sue nuove conoscenze, il desiderio mischiato alla paura acuisce le tensioni e complica il suo cammino verso la libertà.

Nel forum troviamo anche altri titoli di registi afrodiscendenti o con tematiche che affrontano la vita delle comunità afrodiscendenti nel mondo: Maman Colonelle di Dieudo Hamadi (Repubblica democratica del Congo), Dayveon di Amman Abbasi (Usa), For Ahkeem di Jeremy S. Levine, Landon Van Soest (Usa), Tinselwood di Marie Voignier (Francia)

Completa la programmazione del FORUM anche uno sguardo retrospettivo sulla produzione cinematografica marocchina. In cartellone: Wechma (Traces) di Hamid Benani, Marocco, 1970; Alyam Alyam (Oh the days!) di Ahmed El Maanouni, 1978; Al-Sarab (The Mirage) di Ahmed Bouanani, 1980; Hallaq Darb al-Fuqara’ (The Barber of the Poor District) di Mohamed Reggab, 1982. Inoltre alcune attualità del 1959-1967 prodotte dal Centro Cinematografico Marocchino: De chair et d’acier (Men Lahm wa Salb), Tarfaya ou La marche d’un poète (Tarfaya Aw Masseerat Sha’er), Retour à Agadir (Al-’Awdah li Agadir), Six et douze (Sitta wa Thaniat ’Ashar). E tre cortometraggi, in parte censurati, sempre prodotti negli anni Settanta dal CCM: Thakirah Arba’at ’Ashar (Mémoire 14), Al-Boraq (Shining), Al-Manabe’ al-Arba’a (Les quatre sources).

Un titolo da segnalare anche nella sezione per ragazzi e ragazze GENERATION 14PLUS: Wallay di Berni Goldblat (Francia/Burkina Faso/Katar). Il regista svizzero racconta la vita quotidiana in Burkina Faso attraverso gli occhi di un ragazzino 13enne che vive in Francia e che viene mandato dal padre in un lungo viaggio per conoscere i suoi parenti nell’Africa occidentale.

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