title_magazine

Barriere (Fences)

di Denzel Washington

Muri di parole

Se l’edizione 2016 degli oscar aveva sollevato uno sciame di polemiche per la totale mancanza di candidature per artisti afroamericani, l’appuntamento dello scorso febbraio ha riportato i neri statunitensi nell’empireo dello Studio System. Tra i maggiori beneficiari Denzel Washington, che nella tripla veste di produttore, attore e regista, si è assicurato per il suo Barriere (Fences) ben quattro candidature: miglior film, miglior attore protagonista (Denzel Washington), miglior attrice non protagonista (Viola Davis) e migliore sceneggiatura non originale (August Wilson). Tra questi solo Viola Davis é riuscita a portare a casa il (meritatissimo) soprammobile più ambito d’America.

Barriere ci cala dritti negli anni ’50 mostrando i momenti decisivi nell’esistenza di una famiglia afroamericana nella periferia proletaria di Pittsburgh. Washington interpreta il capofamiglia Troy Maxson, un netturbino ex giocatore semi-professionista di football americano dalla carriera sfumata, a suo dire, per ragioni prettamente razziali. Da quasi vent’anni è sposato e vive con sua moglie Rose. Troy non perde occasione per osannare Rose in modo ostentato col suo grande amico e collega Jim Bono, ma i suoi slanci affettivi frenano bruscamente quando deve confrontarsi con i suoi due figli Cory e Lyons. Al primo contesta il desiderio di seguire le orme paterne come giocatore di football professionista; al secondo, musicista, sognatore e squattrinato, rimprovera uno stile di vita precario. I suoi sermoni tengono in tensione tutta la famiglia, ma presto scopriremo che anche l’integerrimo Troy nasconde i suoi scheletri nell’armadio.

La sceneggiatura del film nasce dall’omonima pièce teatrale di August Wilson, che con questo testo in parte autobiografico vinse il premio Pulitzer alla drammaturgia nel 1983. L’adattamento filmico è stato curato dallo stesso Wilson prima della sua prematura scomparsa nel 2005, ottenendo comunque una candidatura postuma agli Oscar. In effetti il testo di Barriere è un mirabile intreccio di dialoghi ad altissimo impatto emotivo, cesellati attorno a caratteri inquieti e inconciliabili. L’intero cast supera brillantemente la prova della credibilità, ovviamente a patto che il film si veda in versione originale, (tassativa per questo film).

Mantenendo una fedeltà scrupolosa al dramma originale, la quasi totalità dell’azione si svolge tra il cortile e la cucina di casa Maxson, rivelando un impianto molto statico, da teatro filmato. Inevitabilmente sono i primi piani e i mezzi busti a dominare la scena. Non è quindi un film che ammalierà i virtuosisti della regia – nonostante un mirabile lavoro sulla fotografia – ma regalerà grandi momenti agli amanti della performance attoriale. Nessun anello debole nel cast spezza il crescendo emotivo fino al tragico epilogo. Denzel Washington e Viola Davis sono le colonne portanti di questo huis clos casalingo: sui loro volti attempati si scarica il peso di tutto il dramma, e come sempre, nelle migliori tragedie, alla fine tutti escono dalla battaglia sconfitti.

Il tema centrale è già tutto nel titolo: Barriere. In diverse scene Troy e suo figlio Cory si dedicano alla costruzione di un recinto di legno attorno al cortile, sul retro di casa; questo recinto fisico e materiale diventa sempre più chiaramente l’evocazione di un diaframma invisibile, un muro sollevato da Troy con cieca costanza, impilando un conflitto alla volta. Con queste barriere fatte di parole e atteggiamenti aggressivi Troy tenta di sfuggire alla propria abissale insoddisfazione, ma riesce solo a ridurre in pezzi la propria famiglia spezzando ogni possibilità di relazione paritaria (con sua moglie) e paterna.

Questo dramma mette in scena dilemmi esistenziali profondi e tutt’ora attuali. Appare evidente una forte componente critica nei confronti della statica e gerarchica società patriarcale che nel dopoguerra ha funestato generazioni e che continua a serpeggiare nell’ideologia politica attuale. Sarà per una coincidenza sinistra, ma sta di fatto che Barriere ha visto la luce proprio quando un presidente degli Stati Uniti, bianco, multimiliardario, anziano, cristiano, ha deciso che la priorità per il paese è la costruzione di un enorme muro ai confini col Messico per proteggere la comunità dai clandestini sudamericani. Le armi da fuoco alla portata di tutti, le diseguaglianze sociali tra ricchi e poveri, la violenza verso le minoranze, quelle possono aspettare. I muri no.

Riccardo Centola

Cast & CreditsBarriere (Fences)
Regia: Denzel Washington; sceneggiatura: August Wilson, dalla sua omonima pièce teatrale; fotografia: Charlotte Bruus Christensen; montaggio: Hughes Winborne; musiche: Marcelo Zarvos; scenografia: David Gropman; costumi: Sharen Davis; interpreti: Denzel Washington, Viola Davis, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Russell Hornsby, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney; origine: USA, 2016; produzione: Bron Studios, MACRO, Paramount Pictures, Scott Rudin Productions; distribuzione: Universal Pictures; durata: 138’; sito ufficiale italiano: http://www.barriere-ilfilm.it/; sito ufficiale internazionale: http://www.fencesmovie.com/.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 4 dicembre 2017

I premi del RIFF

Sono stati annunciati ieri i vincitori della XVI edizione del RIFF – Rome Independent Film (...)

lunedì 4 dicembre 2017

Balon e Talien premiati al TFF

Alla cerimonia di chiusura del trentacinquesimo Torino Film Festival che si è svolta lo scorso 2 (...)

venerdì 1 dicembre 2017

Talien al Torino Film Festival

Talien, il lungometraggio di Elia Moutamid, è in proiezione in questi giorni al Torino Film (...)

venerdì 1 dicembre 2017

Beyond Borders a Tunisi

Il progetto di ricerca Transnationalizing Modern Languages. Mobility, Identity and Translation (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha