title_magazine

FCAAAL27: L'étoile d'Alger

di Rachid Benhadj

Sull'orlo dell'abisso

In Italia dai primi anni Novanta, Rachid Benhadj sta progressivamente recuperando un rapporto di fertile interrogazione sul passato recente del proprio paese d’origine, l’Algeria. Dopo Profumi d’Algeri (2012), che raccontava l’Algeria della legge contrastata sul pentitismo per colpevoli di crimini di sangue durante la guerra civile, L’étoile d’Alger (2016), tratto da un romanzo di Aziz Chaouki (1998) fa un passo indietro, reimmergendoci negli anni terribili delle prime uccisioni di intellettuali e artisti ad opera del GIA, gruppo radicale di matrice islamista sorto in seguito alla crisi politica originata dalla messa al bando del Fronte Islamico di Salvezza. Presentato fuori concorso, il film ritrova, specie nell’eleganza grafica del gesto registico, la leggerezza del Benhadj di Louss – Rose des sables (1989) e soprattutto di Touchia (1993), ma non riesce a danzare sull’orlo dell’abisso per tutti i suoi 102 minuti.

Algeri, primi anni Novanta. Moussa (Cherif Azrou) vive con una famiglia di 14 persone, fra cui Sahnoun, un fratello affetto d’autismo, in un appartamento di tre stanze, nel quartiere dormitorio dal nome ironico di Mer et Soleil, alla periferia di Algeri. Per una serie di ragioni, è l’unico a portare soldi a casa, ed è un miracolo che la famiglia tiri avanti, visto che Moussa si guadagna da vivere cantando nei matrimoni e in locali di terz’ordine, in compagnia di tre fedeli amici musicisti, il tastierista Karim (Raouf Fakroune), il sassofonista (nero) Moha (Slimane Horo) e il batterista Djelloul (Hacène Karkache), che funge anche da manager. Le sue canzoni parlano di amore, speranza, voglia di vivere, ma lo stile musicale è ambizioso, perché invece di accodarsi alle stelle del raï, Moussa insegue un sound meticcio, in grado di mescolare la leggerezza del pop locale, lo chaâbi, con un jazz intriso di umori blues. Più della musica ama solo Selma (Sofia Nouacer), la ragazza con cui è segretamente fidanzato, in attesa di potersi dichiarare alla famiglia. Un doppio incontro fortunato, con il boss del Triangolo, il locale più trendy di Algeri, e con un discografico senza scrupoli, portano Moussa a diventare una star locale ma la tragedia, personale e collettiva, è dietro l’angolo.

Il quartiere è infatti tenuto in scacco dall’immondizia e dalla tracotanza sempre più violenta di un branco di islamisti, capitanati da un ex-amico di Moussa, Spartacus (Abdelbacet Benkhalifa) che ora si fa chiamare Abu Ali, si presenta come emiro e terrorizza Wahiba (Fella Rekah), una ragazza del quartiere che veste all’occidentale, rifiutando di indossare il velo integrale nero. Quel che è peggio, l’uomo è riuscito ad attirare nella sua rete anche Slimane (Mérouane Zmirli), il fratello minore di Moussa. Cantando nel club, Moussa fa la conoscenza di Meriem (Amel Koris), una vicina nata in Francia e costretta dal padre a rinunciare alla passione per il canto e a sposare un cugino ad Algeri. L’eco dell’affermazione di Moussa va di pari passo con l’escalation del terrore islamista nel quartiere, e il giovane è costretto a rendersi conto che se non vuole perdere Selma, nonostante le responsabilità che pesano sulle sue spalle nei confronti della famiglia, dovrà prendere decisioni dolorose.

Come era accaduto con Il pane nudo, romanzo-culto di Mohamed Choukri, Benhadj torna a misurarsi con un’altra opera sottilmente autobiografica che ha segnato la letteratura contemporanea del Maghreb, pubblicata in numerosi paesi fra cui l’Italia con e/o, nella traduzione di Silvia Ballestra, e insignita nel 2004 del Premio Flaiano. Ma i nessi con il film omonimo del 2005 finiscono qui, se si esclude una presenza familiare importante, quella del figlio Karim, lì coprotagonista e qui invece coinvolto come operatore di steadycam e presente al FCAAAL anche come regista del suo primo corto, Il canto delle onde. L’étoile d’Alger abbandona le luci e i cromatismi turgidi di Vittorio Storaro, sodale di Benhadj in Mirka (2000) e Profumi d’Algeri, e sceglie la strada di un naturalismo asciutto ma non di maniera, lontano dalle isterie simil-dardenniane dell’ultimo Merzak Allouache. Sul piano delle interpretazioni, ha una risposta particolarmente felice dalle due attrici principali e in vari interpreti minori – penso in particolare ad Arslane Lerari, nei panni di Gabès, un carismatico gommista contrabbandiere – mentre sorprende felicemente il cameo di Karim Traidia, indimenticato regista di punta del cinema algerino diasporico, nel ruolo di un giornalista bersaglio degli islamisti, come il protagonista del suo Les Diseurs de verité (2000). Assai meno convincente, soprattutto dopo il tour de force di Leyla Bouzid in Appena apro gli occhi, appare la scelta di interpreti non musicisti per Moussa e gli altri ruoli della band, che raffredda l’impatto delle sequenze musicali live.

Purtroppo, come era successo anche in passato, Benhadj non riesce in alcuni snodi chiave della drammaturgia a tenersi alla larga da un espressionismo di grana grossa, che passa per una convenzionale frammentazione della sintassi, una sovrasaturazione cromatica delle luci e un’enfatizzazione patemica nelle musiche. Questi sbandamenti e fragilità sono in parte dovute anche a scelte produttive obbligate, che portano Benhadj a lavorare in estrema economia, con una troupe ridotta e affidata a giovani talenti familiari – aiuto regia e montaggio sono di Leila Artese, che graffia il prefinale con un passaggio aggressivo, giocando con le aspettative dello spettatore – e a diversi tecnici italiani, dal fonico alla truccatrice, ma con una produzione al cento per cento algerina, senza un euro proveniente da fondi pubblici o privati italiani, il che suona agli occhi di scrive come un vero scandalo, considerato quanto Benhadj abbia dato al cinema del nostro paese negli ultimi vent’anni.

In ultima analisi, L’étoile d’Alger è uno spaccato doloroso della capitale nei primi anni Novanta, che riesce con apprezzabile misura a trasmettere l’impalpabile avanzata del terrore islamista a partire da traiettorie intime, familiari, di quartiere. Il regista arricchisce la micronarrazione naturalistica, basata su un elegante disegno grafico dello sguardo, in grado di avvolgere nella continuità di ripresa luoghi e persone, con numerose notazioni ambientali e caratteriali che amplificano la verità umana della drammaturgia, rinunciando a ogni effetto di storicizzazione. Il risultato è quello di un nuovo viaggio negli orrori, con un effetto presa diretta grazie al quale anche i millennials hanno potuto toccare con mano come un intero paese sia scivolato impercettibilmente da una quotidianità piena di fermenti e speranze di rinascita democratica in un tunnel di violenza e oppressione durato oltre un decennio e costato la vita a decine di migliaia di persone.

Leonardo De Franceschi | 27° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsL’étoile d’Alger
Regia: Rachid Benhadj; sceneggiatura: Rachid Benhadj e Aziz Chouaki, dal romanzo omonimo di Aziz Chouaki (Edizioni e/o); fotografia: Shemch Eddine Touzene; operatore Steadycam Movi: Karim Benhadj; montaggio e aiuto regia: Leila Artese; musica: Said Bouchelouche; suono: Mohammed Ziouani; interpreti: Chérif Azrou, Sofia Nouacer, Abdelbaset Benkhalfa, Hacene Karkeche, Arslane Lerari, Zahir Bouzerar; origine: Algeria, 2016; durata: 102’; produzione: Rachid Benhadj per Agence Algérienne pour le Rayonnement Culturel (AARC) e Nour films; Facebook: @etoiledalger

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 21 maggio 2018

Cannes 71: premiato Spike Lee

Spike Lee, lanciato nel 1986 proprio dal Festival di Cannes con Lola Darling, si è aggiudicato (...)

mercoledì 18 aprile 2018

Cannes 71: DuVernay e Nin in giuria

Annunciata anche la Giuria ufficiale del prossimo Festival di Cannes (8-19 maggio), presieduta (...)

martedì 17 aprile 2018

Cannes 71: Mohamed Ben Attia alla Quinzaine

Il film tunisino Weldi (Mon cher enfant) di Mohamed Ben Attia sarà presentato in prima mondiale (...)

venerdì 13 aprile 2018

Cannes 71: per i 100 anni di Nelson Mandela

Nelson Mandela avrebbe compiuto 100 anni nel 2018. Tra le anticipazioni del programma del (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha