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FCAAAL27: Strane Straniere

di Elisa Amoruso

Una vita tutta per sé

E’ stato presentato al FCAAAL di Milano, nella sezione Extra - Razzismo è una brutta storia, il documentario Strane Straniere di Elisa Amoruso, che costruisce un ritratto controcorrente, a più voci, della condizione femminile migrante (e non solo) in Italia.

Radoslava, Sihem, Ana e Ljuba, Sonia sono cinque donne arrivate in Italia da paesi diversi. Diversi sono i motivi che le hanno spinte a lasciare le loro radici, ma ognuna di loro è riuscita a dar vita a un’attività propria, reinventandosi e ambientandosi in una nuova realtà. Distanti per esperienza e provenienza, le accomuna l’essere straniere. Tra lavoro, famiglia e relazioni, le loro storie s’intrecciano per raccontare cosa significhi costruire un’identità in un altro Paese.

Radoslava, detta Radi, ha lasciato la Bulgaria per un amore che si è rivelato una trappola trasformandola di fatto in una badante senza identità. Ma in Italia ha scoperto la passione del mare e ha creato una cooperativa di sole donne, la “Bio e mare”. Nel laboratorio di Carrara lei e le sue amiche preparano salse di pesce. Da quando ha lasciato il marito, queste donne sono la sua famiglia. Condividono un sogno: uscire in mare con un peschereccio tutto loro.
Sihem e il suo compagno Ciro vivono in campagna e si occupano degli animali. La loro giornata è fitta di impegni nell’associazione che Sihem ha fondato ad Aprilia, dopo l’arrivo dalla Tunisia, “La Palma del sud”: un pezzo di mondo arabo nel paesaggio laziale, ma anche un sostegno per tutti coloro che, italiani e stranieri, si trovano in difficoltà economiche, grazie al loro Banco Alimentare.
Ana è croata, Ljuba è serba. Entrambe sono arrivate in Italia come jugoslave, poi la guerra ha cambiato le loro nazionalità. Si sono incontrate per caso e “riconosciute” immediatamente, diventando inseparabili. Hanno aperto l’Atelier, una piccola galleria d’arte nel centro di Roma, che gestiscono insieme anche ora che Ljuba si è trasferita a Francoforte con la famiglia.
Sonia è la proprietaria del ristorante cinese più conosciuto di Roma. Come ogni anno prepara il Capodanno Cinese. Suo marito, scomparso in Cina per due anni, finalmente è tornato. Sonia spera che il rito del lancio delle lanterne protegga il futuro del loro amore.

Elisa Amoruso, come spiega nelle note di regia, ha scelto di presentarci queste donne entrando in medias res nelle loro esistenze. Le segue nei loro gesti quotidiani, nel ritmo casa/lavoro, nelle chiacchiere con amiche e familiari, senza cercare di mettere in ordine la loro vita in maniera lineare, ma cercando di cogliere i loro stati d’animo e le loro riflessioni. Per capire come sono arrivate fino a qui. E in effetti, man mano che ascoltiamo i loro racconti e ricordi, tra un impegno e l’altro, ci accorgiamo che ad accomunarle non è solo il semplice fatto di essere straniere. Il filo rosso che le unisce è più profondo e sta soprattutto nella loro capacità di iniziare da zero un’altra vita, di immaginare un futuro diverso che le renda indipendenti nonostante sconfitte, dolori, difficoltà di ogni giorno.

Sihem ha dovuto lottare contro i luoghi comuni con cui deve fare i conti una donna musulmana dentro e fuori la sua comunità, prima di riuscire a creare un senso di solidarietà e di condivisione, un ponte fra le due rive del Mediterraneo; Radi è riuscita ad emanciparsi da un matrimonio infelice e una vita in gabbia, inseguendo il suo sogno di un mestiere considerato da tutti come maschile per eccellenza e diventando una pescatrice; Ana e Ljuba hanno sperimentato lo smarrimento di non avere più una patria, per poi ritrovarsi in una dimensione apolide, cementata dalla loro sorellanza artistica e di vita; Sonia si è realizzata nel lavoro ma deve difendere il suo matrimonio, perché la sua indipendenza le crea problemi.

Radi sorride felice alla proposta dell’amica e collega di chiamare la loro barca “Il Rifugio”: una stanza tutta per sé, metaforica e letterale, è quello che da sempre, come ci ha spiegato Virginia Woolf, può rendere una donna libera e creativa, permetterle di realizzare i propri progetti. Queste donne, fra alti e bassi, ce la stanno facendo e diventano così esempio per tutte, non solo per le “straniere”.
La regista, avvezza ad affrontare il tema delle identità e della marginalità, riesce a costruire un ritratto corale vivo, in cui ci si immedesima e ci si riconosce, al di là delle provenienze geografiche e culturali.

Maria Coletti | 27. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsStrane Straniere
Regia: Elisa Amoruso; soggetto: Maria Antonietta Mariani; sceneggiatura: Maria Antonietta Mariani, Elisa Amoruso; fotografia: Martina Cocco; montaggio: Irene Vecchio, con la collaborazione di Chiara Griziotti e Sara Zavarise; con: Radoslava Petrova, Sihem Zrelli, Ana Laznibat, Ljuba Jovicevic, Fenxia “Sonia” Zhou; prodotto da: Costanza Coldagelli; produttori associati: Maria Antonietta Mariani, Carolina Levi; produzione: Matrioska, Rai Cinema, in associazione con Tangram Film, in collaborazione con Frame by Frame, Roma Lazio Film Commission, Trust nel nome delle donne, Soul Crime; distribuzione: Istituto Luce Cinecittà; origine: Italia, 2016; formato: DCP; durata: 72’; sito: http://film.cinecitta.com/IT/it-it/news/70/2487/strane-straniere.aspx.

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