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FCAAAL27: Terceiro andar e Delta Park

di Renato Loriga

In che lingua dovremmo raccontare le storie che ci narrarono?

Il condominio dove abita la regista e videoartista Luciana Fina, italiana residente da anni in Portogallo, è il fulcro di Terceiro andar, suo ultimo lavoro. Il terzo piano che dà il titolo al film è quello dove vivono Fatumata e Aissato, madre e figlia originarie della Guinea-Bissau, i cui volti e parole ci accompagnano lungo la durata del film. La camera, spesso fissa, incornicia i volti di madre e figlia, mentre un processo di traduzione è in atto. Il kriol e il portoghese si mescolano nell’articolare i ricordi della madre e i desideri della figlia, un consapevole atto di perdita e ricerca di significato. «In che lingua dovremmo raccontare le storie che ci narrarono?», si chiede all’inizio del film.

Teaser TERCEIRO ANDAR by Luciana Fina from TERRATREME FILMES on Vimeo.

La regista rende esplicita la consapevolezza di questo processo nel rendere palese la presenza della sua macchina da presa, manifesta non solo attraverso gli sguardi in camera ma anche nei numerosi cambi di formato di ripresa e inquadratura, così come l’inclusione di errori tecnici (un movimento di mdp sbagliato, uno zoom che sfugge) che evidenziano, forse fin troppo, la presenza mediatrice della regista. Ma il film, a cui si accompagna anche l’installazione/dittico Third Floor (di circa venti minuti di durata), non si limita a dar voce alle due donne, ma esplora in silenzio il non-luogo del condominio, lo spazio verticale che separa l’appartamento della regista da quello delle sue "attrici". Momenti puramente contemplativi ed estetici, guidati dai suoni d’ambiente che si ripetono nei giorni e animano l’abitazione, contrapposti all’unica sequenza girata "a mano", all’interno dell’appartamento dove numerose altre donne cucinano animatamente.
È questo forse l’unico momento che sfugge alla messa in scena della regista e si configura come pura quotidianità, mentre il resto del film è un lento tentativo, da parte di Fatumata e Aissato, di condividere e costruire un’immagine di sé attraverso gli strumenti messi a disposizione da Luciana Fina, realizzando così un connubio tra il ritratto umano, l’architettura dell’abitazione e le possibilità comunicative della lingua e del mezzo cinema.

Anche in Delta Park il luogo è al centro dell’operazione dei registi, l’italiano Mario Brenta e la belga Karine de Villers, qui alla loro quinta collaborazione. A dare il titolo al film è stavolta l’hotel sulla riva del Po che, sulla via del fallimento, si è trasformato in centro di accoglienza per migranti.

bande annonce Delta Park from Film flamme on Vimeo.

Anche qui, come in Terceiro andar, abbondano i primi piani e gli sguardi in macchina dei giovani abitanti dell’albergo. I registi abbandonano presto la parola in favore di un’esplorazione silenziosa della quotidianità immobile. Salvo qualche rara frase diretta alla camera, osserviamo per lo più i tentativi dei numerosi ragazzi di trascorrere le giornate in attesa del visto che permetta loro di proseguire il loro viaggio.
Una procedura che, come sappiamo, è tutto fuorché immediata. Lo spettatore si ritrova quindi immerso in un tempo immobile, fatto di rituali ripetitivi e di bisogni primari attesi con impazienza. «Non è facile restare in uno stesso posto per un anno e quattro mesi senza fare nulla. Tutto quello che possiamo fare qui è dormire, mangiare e tornare a dormire. Nient’altro».
Com’è loro consuetudine, Brenta e de Villers prediligono l’atmosfera al parlato e si limitano a ritrarre gli ambienti circostanti e i gesti quotidiani, dalla pulizia delle camere al pranzo, dal tagliarsi i capelli al cantare o giocare a calcio. Una scelta che predilige un aspetto raramente narrato della condizione dei migranti, ma che rischia forse di scalfire di poco la superficie, senza offrire altro allo spettatore che stralci immobili, testimoni di una condizione assurda ma che proprio per questo avrebbe forse necessitato, paradossalmente, di altri tempi, forse ancora più lunghi, e di una maggior incisività nello sguardo, per andare oltre la semplice registrazione dei fatti.

Renato Loriga | 27. FCAAAL di Milano

Cast & Credits

Terceiro andar
Regia: Luciana Fina; sceneggiatura: Luciana Fina; fotografia: Helena Inverno, Luciana Fina, Rui Xavier; montaggio: Luciana Fina, Claudia Rita Oliveira; suono: Olivier Blanc, Tiago Matos, Emanuele Costantini; origine: Italia/Portogallo – 2016; durata: 62′; versione originale: portoghese, fula, creolo; produzione: Terratreme, LAFstudio; distribuzione: Terratreme pedroperalta@terratreme.pt, LAFstudio lafstudio.lisboa@gmail.com

Delta Park
Regia: Mario Brenta, Karine de Villers; sceneggiatura: Mario Brenta, Karine de Villers; fotografia: Mario Brenta; montaggio: Mario Brenta; suono: Karine de Villers; origine: Francia, 2016; durata: 68’; versione originale: italiano, inglese, yoruba; produzione: Polygone Etoilé, Film Flamme, Blue Film; distribuzione: Mario Brenta mario.brenta@unipd.it


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