title_magazine

Cannes 70. Alla ricerca dell'Africa sulla Croisette

di Maria Coletti

L'edizione numero 70 del Festival di Cannes, 17-28 maggio 2017

Un dato è certo. Qualsiasi sia la qualità dei film di cui parleremo di seguito, individuati come di consueto scavando all’interno del programma ufficiale e delle sezioni collaterali, o di altri magari incontrati per caso al Marché o scoperti in proiezioni a latere, questa edizione del settantennio non rimarrà negli annali del festival per le narrazioni su Africa e afrodiscendenti. Alla faccia della più bella italiana di Tunisi: la solare Claudia Cardinale che salta di gioia nell’affiche ufficiale del festival e che è nata e cresciuta in Tunisia.
Quest’anno anche le consuete riprese in anteprima europea dei migliori titoli black indy dal Sundance in Un Certain Regard tacciono.

Sul versante giurie, registriamo qualche segno di presenza interessante qua e là: nella giuria ufficiale compare per la prima volta Will Smith, uno degli interpreti più crossover della scena black american, nonché il Mike Lowrey di Bad Boys, riproposto all’aperto per Cinéma de la Plage; nella giuria Un Certain Regard si affacciano il regista egiziano Mohamed Diab, lo scorso anno qui con l’applaudito Clash e l’attore franco-algerino Reda Kateb de Il profeta e dell’ultimo Wenders (Les Beaux Jours d’Aranjuez); nella giuria corti e Cinéfondation spicca infine la presenza del regista Barry Jenkins, premio Oscar come miglior film per Moonlight.

Se parliamo di cinematografie d’Africa, anch’esse rimaste fuori dal concorso come l’Italia, le novità più interessanti arrivano da Un Certain Regard e dalla Quinzaine de Réaliateurs.

C’è molta curiosità per il nuovo film della regista Kaouther Ben Hania, tra i talenti più in vista del cinema tunisino contemporaneo, vincitrice di numerosi premi col docufiction ironico Le challat de Tunis, passato anche all’ACID di Cannes (2014), e col doc Zaineb n’aime pas la neige, grazie a cui si è aggiudicata, primo lungo documentario nella storia del festival, il Tanit d’Or alle Journées Cinématographiques de Carthage. Aala kaf ifrit (Beauty and the Dogs, nella foto), in concorso nella sezione Un Certain Regard, è il “tutto in una notte”, tratto da una storia vera, di una ragazza in uscita da una festa studentesca come tante e che si ritroverà in un incubo a lottare per la propria sopravvivenza, in un film che gioca con le logiche dell’horror ed è costruito sulla base di lunghi piani sequenza.

Sempre in Un Certain Regard, è invece un’opera prima En attendant les hirondelles di Karim Moussaoui, che incrocia tre storie nell’Algeria di oggi, coinvolgendo persone di tre generazioni e condizioni sociali diverse, accomunate dal desiderio di una vita migliore e da un percorso che le porterà dal nord verso il sud del paese. Presentato nella sua fase progettuale nella sezione Open Doors del Festival di Locarno 2016, nel film passato e presente si intrecciano nelle vite di un ricco promotore immobiliare, di un neurologo ambizioso inseguito dal proprio passato e di una giovane donna in bilico fra ragione e sentimento. Tre storie che ci fanno penetrare nell’anima della società araba contemporanea.

L’altra importante sezione in cui troviamo titoli di area africana o afrodiscendente è la Quinzaine des Réalisateurs, dove salutiamo con piacere il ritorno - dopo il successo avuto con Mediterranea, un film sorprendente e incredibilmente ignorato dalla distribuzione italiana - del giovane e talentuoso italoafroamericano Jonas Carpignano. Con A Ciambra Carpignano riprende il discorso iniziato con il suo omonimo cortometraggio e continua ad occuparsi del suo territorio d’elezione, una Calabria lontana dai luoghi comuni e vicina alle persone di una comunità ai margini. I protagonisti del film sono infatti attori non professionisti che interpretano se stessi e sono gli attuali abitanti della Ciambra, ovvero la comunità rom stanziale di Gioia Tauro, dove finora il 32enne regista ha diretto e prodotto due corti e due lungometraggi.
A Ciambra, “la camera”, racconta di Pio, ragazzino rom che non ha mai vissuto l’infanzia, subito immerso in esperienze borderline, tra furti e lavoretti illegali.

Sempre nella Quinzaine des Réalisateurs, segnaliamo I Am Not A Witch di Rungano Nyoni, regista black british, nata in Zambia e cresciuta nel Galles: qui al suo esordio nel lungometraggio dopo svariati corti acclamati nei più importanti festival internazionali. Il film, girato con attori non professionisti, ruota attorno alla piccola Shula, che, in seguito a un banale incidente nel suo villaggio, viene accusata di stregoneria. Dopo un breve processo e la successiva condanna, la bambina viene presa in custodia ed esiliata in un campo di streghe nel mezzo di un deserto. Giunta all’accampamento, prende parte ad una cerimonia di iniziazione dove le viene mostrato il regolamento che scandirà la sua nuova vita da strega.

Infine, troviamo il nuovo film della francese Claire Denis, Un beau soleil intérieur, film d’apertura della Quinzaine des Réalisateurs, intorno a una donna divorziata in cerca del vero amore, in cui compare l’attore feticcio della regista, Alex Descas, che ricordiamo in Lumumba di Raoul Peck, dove interpretava Mobutu.

Andando indietro nel tempo, troviamo tre titoli da non perdere nella sezione Cannes Classics.
Innanzitutto una "pietra miliare" come Soleil Ô di Med Hondo (Mauritania, 1970), restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Med Hondo, con il sostegno di George Lucas Foundation e The Film Foundation World Cinema Project. Dopo l’annuncio di Martin Scorsese all’ultimo Fespaco, il festival di Ouagadougou in Burkina Faso, con il quale il suo World Cinema Project si impegnava, in collaborazione con l’Unesco, la Fédération Panafricaine des Cinéastes e la Cineteca di Bologna, nel restauro di 50 film del patrimonio africano, ecco il primo risultato. Girato nel 1970, e uscito in Francia solo nel 1973, Soleil O racconta la disillusione di un uomo immigrato a Parigi dalla Mauritania per garantirsi maggiori possibilità nel lavoro e nella vita, ma che scopre una Francia indifferente e insormontabili barriere che relegano i neri a una cittadinanza di serie B.

Accanto a Med Hondo, troviamo la sua controparte antropologica dal punto di vista francese: Jean Rouch, che tanto è stato vicino alle prime produzioni cinematografiche africane, anche in qualche caso influenzandole, quanto a volte espressamente criticato (memorabile la famosa la frase di Sembene: "ci guardi come fossimo insetti"). Babatu, les trois conseils (1976), restaurato dal francese CNC con Inoussa Ousseini, il Comité du Film Ethnographique e la Fondation Jean Rouch, è una coproduzione franco-nigerina che raccoglie storie della tradizione orale intorno a tre cavalieri Songhai del XIX secolo (la sceneggiatura è del nigerino Boubou Hama).

In Cannes Classics da non perdere anche Native Son (Sang noir) di Pierre Chenal, tratto dall’omonimo romanzo di Richard Wright, e restaurato dall’argentina Sono Film con la Library of Congress. Un film dalla storia travagliata. Come del resto quella del protagonista del romanzo, Bigger Thomas, un giovane afroamericano che uccide per caso e infine "trova la sua identità proprio nei delitti che ha commesso", come scrive Portelli.
Pierre Chenal (all’anagrafe Cohen) arrivò in Argentina alla fine del 1942, all’indomani dell’invasione della Francia di Vichy da parte dei nazi-fascisti, si inserì presto nel cinema argentino e tra il 1943 e il 1945 realizzò quattro film. Ritornò in Francia nel 1946, lo stesso anno in cui lo scrittore americano Richard Wright decise di espatriare. Il loro incontro a Parigi fece nascere l’idea di portare sullo schermo Native Son (1940), romanzo di Wright il cui adattamento teatrale aveva ottenuto un vivo successo, con la regia di Orson Welles. Di fronte all’impossibilità di girare negli Stati Uniti e all’indifferenza incontrata in Europa, il film potè vedere la luce grazie ai contatti mantenuti da Chenal dai suoi anni d’esilio: la compagnia Argentina Sono Film e un produttore indipendente uruguayano. Gli interni furono girati a Buenos Aires, con l’attrice Jean Wallace, che diede prova di coraggio accettando il suo ruolo in tempi di ‘liste nere’ (Wright era simpatizzante del Partito Comunista), e con attori neri non professionisti. Fu proprio l’autore del romanzo, Richard Wright, a interpretare il ruolo di Bigger Thomas, portando un’intensa adesione personale al ruolo. Uscito in Argentina nel 1951, negli Stati Uniti il film ebbe solo una ristrettissima circolazione, dopo essere stato amputato di quattordici minuti dalla censura. La versione integrale, vista alla Mostra di Venezia nel 1951, fu considerata perduta fino a quando lo storico Fernando Martín Peña ha ritrovato una copia 16mm che ha consentito alla Library of Congress di ricostruire il film.

Da segnalare anche il già citato Bad Boys, selezionato nella cornice rilassata e più popolare del Cinéma de la Plage, interpretato da un giovane Will Smith in un film d’azione ma condito da una buona dose di humour, in cui interpreta un poliziotto che, con il suo collega, deve lottare contro il tempo per recuperare una partita di eroina del valore di 100 milioni di dollari che è stata rubata quando era sotto la responsabilità della polizia.

Poca Africa, dunque, ma speriamo sia buona, come almeno alcuni dei titoli ci lasciano presagire.

Fuori dal cinema, l’Africa rimane però troppo spesso un continente da attraversare a piedi per fuggire alle guerre, alla fame, alla violenza. Ce lo racconta la divina Vanessa Redgrave in un documentario che ha deciso di girare, per la prima volta dietro la macchina da presa, per un impeto etico, un impegno doveroso a raccontare il dolore del mondo, cercando di resistere all’indifferenza e all’assuefazione. Il suo documentario Sea Sorrow, presentato Fuori Concorso, racconta il viaggio dei tanti migranti, spesso poco più che bambini o ragazzi, in balia dell’orrore.

Maria Coletti | 70. Festival di Cannes

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
giovedì 16 novembre 2017

TFF: Pagine nascoste

Arriva al 35° Torino Film Festival il nuovo film documentario di Sabrina Varani, direttrice (...)

martedì 14 novembre 2017

Il Mozambico agli Oscar

Per la prima volta un film mozambicano è stato candidato agli Academy Awards, ovvero agli Oscar: (...)

martedì 14 novembre 2017

Scimeca al Torino Film Festival

BALON il nuovo film di Pasquale Scimeca verrà presentato al 35. Torino Film Festival giovedì 30 (...)

domenica 12 novembre 2017

JCC28. Il Palmarès

PREMI SPECIALI Premio UGTT per la migliore sceneggiatura di un lungometraggio tunisino di (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha