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Locarno70: le frontiere del cinema

di Maria Coletti

70ma edizione, 2-12 agosto 2017

Manca poco più di una settimana alla settantesima edizione del Festival di Locarno. 12 sezioni, 3 concorsi e 25 premi: questa l’architettura di un festival che esplora il cinema a 360°, per scoprire nel presente gli autori e i film destinati ad avere futuro. Ecco qualche anticipazione sui film che teniamo d’occhio come Cinemafrica.

Iniziamo dalla Piazza Grande che è il cuore e la vetrina del Festival. Il suo schermo gigante, uno dei più grandi d’Europa, dotato di straordinarie qualità tecniche di proiezione, rende la Piazza Grande uno dei cinema all’aperto più belli al mondo. Una cornice unica che riunisce ogni sera il variegato pubblico festivaliero per un grande evento cinematografico. Il programma della Piazza vanta prestigiose produzioni, la maggior parte in prima mondiale, internazionale o europea, presentate dal regista e dal cast. Gli spettatori della Piazza Grande formano anche la giuria più grande del pianeta, che ogni sera vota per l’assegnazione del celebre “Prix du Public UBS” (Premio del pubblico). Inoltre, una giuria di critici cinematografici attribuisce il Variety Piazza Grande Award per promuovere la diffusione internazionale di uno dei film della selezione.
In questa splendida cornice troviamo Lola Pater (Francia, Belgio, 2017 ) di Nadir Moknèche [nella foto]. Scritta dallo stesso regista, la sceneggiatura comincia quando Zino, 27 anni, figlio di immigrati algerini, partecipa al funerale della madre a Parigi. Figlio unico, è cresciuto con lei dopo l’abbandono del padre Farid, partito più di vent’anni prima. La madre gli aveva detto che il padre l’aveva abbandonato, ma secondo quello che scopre dal notaio, il padre non è mai tornato in Algeria, vive in Camargue e i suoi genitori non hanno mai divorziato. Perché la madre gli ha mentito? Zino decide di ritrovare il proprio padre, Farid. Ma da 25 anni, Farid è diventato Lola...
Quinto lungometraggio di Moknèche dopo Le Harem de Mme Osmane (2000), Viva Laldjérie (2004), Délice Paloma (2007) e Goodbye Morocco (2013), nel cast, accanto a Fanny Ardant nel ruolo di Lola, troviamo Tewfik Jallab (nominato al Lumière 2014 come miglior promessa per La marche e apprezzato anche in Né quelque part e recentemente nel cast di Le convoi), Nadia Kaci (che ha già recitato in tre film del regista), Lubna Azabal (vista recentemente a Berlino in Ma révolution ).

Vero e proprio spazio di scoperta, il Concorso Cineasti del presente propone opere prime e seconde di giovani registi emergenti provenienti da tutto il mondo. Una quindicina di film, documentari o fiction in prima mondiale e internazionale si contendono l’ambito Pardo d’oro Cineasti del presente.
Tra i titoli della sezione, segnaliamo Le Fort des fous di Narimane Mari (Francia, Qatar, Grecia, Germania, Algeria, 2017). A partire dalle immagini di repertorio delle prime spedizioni scientifiche e campagne di addomesticamento condotte dai colonizzatori francesi in Nord Africa, Le Fort des fous segue una comunità di giovani nomadi e vagabondi che fonda una società utopica in risposta al dominio imperialista. Resuscitando la memoria come strategia di resistenza, sono messe in scena ricostruzioni dal vivo, improvvisazioni e interviste con gli abitanti di Algeri, dell’isola di Cerigo e con la comunità ateniese di Prosfygika con l’obiettivo di disegnare una temporalità alternativa e uno spazio autonomo, conducendo una riflessione su come si trasmette e ci si riappropria della storia.

Nella sezione Signs of Life, che si propone d’indagare i territori di frontiera della settima arte, tra forme narrative inedite e innovazione del linguaggio cinematografico, troviamo il film Cocote di Nelson Carlo De Los Santos Arias (Repubblica Dominicana, Argentina, Germania, 2017). Alberto, un giardiniere di fede evangelica, torna al paese di origine per assistere al funerale del padre, assassinato da un uomo influente. Il rito funebre lo obbliga a partecipare a pratiche religiose che vanno contro la sua volontà e i suoi principi.

La selezione Fuori concorso propone opere recenti (cortometraggi, film saggi, lungometraggi di finzione o documentari) firmate da registi di rilievo e quasi tutte presentate in prima mondiale o internazionale.
In questa sezione facciamo spudoratamente il tifo per Ibi di Andrea Segre (Italia, 2017), con Ibitocho Sehounbiatou , Salami Taiwo , Mimma D’Amico , Fabio Basile , Giampaolo Mosca , Gian Luca Castaldi , Prosper Doe.
Ibi nasce in Benin nel 1960, ha tre figli e nel 1999, in seguito a seri problemi economici, rischia la vita per permettere un futuro migliore alla famiglia. Accetta di trasportare della droga dalla Nigeria all’Italia, lasciando i figli in custodia a sua madre. Ma fallisce e sconta tre anni di carcere, a Napoli. Libera, Ibi rimane in Italia senza poter vedere i figli e la madre per oltre 15 anni. Così, per renderli partecipi della sua nuova vita, decide di iniziare a filmarsi. Racconta se stessa, la sua casa a Castel Volturno, dove vive con il nuovo compagno, Salami. Racconta dell’Italia, della sua lotta per riconquistare dignità e speranza. Il film - yoruba/inglese/italiano - nasce dalle immagini che Ibi ha realizzato.

Nella stessa sezione segnaliamo anche un altro titolo di grande interesse, CHoisir à vingt ans (CHoosing at Twenty) di Villi Hermann (Svizzera, Algeria, 2017 ). Tra il 1954 e il 1962, centinaia di giovani francesi si sono rifiutati di partire per la guerra d’Algeria. Di questi refrattari non-violenti o anticolonialisti alcuni si sono rifugiati in Svizzera, dove hanno beneficiato dell’aiuto dei cittadini, mentre in Francia venivano considerati dei traditori. Qualche mese dopo l’indipendenza dell’Algeria, Villi Hermann si è recato in una regione devastata dalla guerra vicino alla frontiera fra Marocco e Algeria per aiutare a ricostruire una scuola. Di recente ci è tornato e ha ritrovato i suoi allievi di allora come pure alcuni refrattari francesi.

Last but not least, sempre Fuori Concorso, troviamo il cortometraggio Granma di Daniele Gaglianone e Alfie Nze, su soggetto originale di Gianni Amelio, che affronta con la giusta dose di complessità un tema scottante come l’immigrazione. Prodotto dall’OIM e da Gianluca Arcopinto, il film da una parte raccoglie le ragioni dei/delle migranti, la voglia e la legittimità di scappare e, dall’altra, li mette in guardia sui pericoli che corrono.
Per il regista Gaglianone "il sistema dominante di oggi non permette alle persone di muoversi liberamente. Perché chi è a Lagos (il film è ambientato in Nigeria) - dice - non può andare dove vuole?".
Decisiva la testimonianza di Nze, regista nigeriano che vive in Italia da anni: "Nessuna paura - dice -. Nessuno si risveglierà mai in un paese con tutti migranti. Anche in Italia c’è in fondo chi parte per trovare lavoro. Ma il fatto è che nessuno conosce i veri rischi del viaggio. Quasi tutti quelli che partono - aggiunge - non sanno neppure nuotare. La sfida è allora quella di portare informazione a chi vuole fuggire e fargli sapere a cosa va incontro".

Infine, diversi i film da segnalare nella sezione Histoire(s) du cinéma.

Innanzitutto Al-momia (The Night of Counting the Years) di Chadi Abdel Salam (Egitto, 1969). Al Cairo, alla fine del XIX secolo, l’egittologo francese Gaston Maspero si accorge che nei pressi di Tebe alcune tombe faraoniche sono state saccheggiate, e che il traffico di oggetti antichi è in vertiginoso aumento. Contemporaneamente, sui monti del Deir el-Bahari, Wannis succede al padre a capo della tribù degli Horabat e scopre che la sua gente, da secoli, vive del saccheggio delle tombe, di cui nessun altro conosce l’ubicazione. Deciso a porre fine a questa distruzione della memoria nazionale, si rivolge agli occidentali.
Restaurato nel 2009 da The Film Foundation’s World Cinema Project al laboratorio L’immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna in collaborazione con l’Egyptian Film Center.

Da non perdere anche, nell’ambito dell’omaggio a Todd Haynes, il film Far from Heaven con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, Patricia Clarkson, Viola Davis (Stati Uniti, Francia, 2003). Nel Connecticut degli anni Cinquanta, Cathy Whitaker è una casalinga esemplare, una madre premurosa e una moglie devota. Suo marito Frank ha un lavoro importante. La loro vita borghese in un tranquillo sobborgo sembra perfetta fino al giorno in cui Cathy sorprende il marito intento a baciare un altro uomo. La donna trova conforto in Raymond, il giardiniere afroamericano, ma la loro amicizia provocherà uno scandalo e Cathy sarà costretta ad affrontare la realtà dell’America benpensante.

Infine, segnaliamo un titolo che sulla carta appare molto interessante: Strong Island di Yance Ford (Stati Uniti, Danimarca, 2017 ). Strong Island è la cronaca di una famiglia attraverso la storia, la geografia e la tragedia, dalla segregazione razziale di Jim Crow negli stati del Sud alla promessa rappresentata da New York; dalla presunta sicurezza dei sobborghi borghesi al vortice creato da una morte improvvisa e violenta. È la storia della famiglia Ford: Barbara Dunmore, William Ford e i loro tre figli, e di come le loro vite sono state condizionate dall’eterna ombra gettata in America dalla questione della razza.

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