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JCC28: Inxeba-The Wound

di John Trengove

Ferite ancora aperte

Ripubblichiamo questa recensione in occasione delle JCC (Journées Cinématographiques de Carthage) di Tunisi (4-11 novembre 2017), dove il film ha vinto il Tanit d’Argento.

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Lovers Film Festival 17.
Per fortuna - o purtroppo - i riti di passaggio si stanno sgretolando nel generale cinismo postmoderno, e il loro potere simbolico è ormai fortemente ridimensionato da un atteggiamento decisamente più pragmatico e dissacrante. Apparentemente nessun rito appare più necessario al cittadino globalizzato e crossmediale; molti di noi già storcono il naso quando si trovano convocati al battesimo dei nipoti e il servizio di leva obbligatorio è, in Italia, un lontano ricordo. Che però del potere aggregante dei riti ci sia ancora bisogno - o nostalgia - pare evidente, se non altro per giustificare gli ascolti inscalfibili del Festival di Sanremo.

Ma in Italia come all’estero ci sono comunità dove i riti sono ancora una cosa seria. In quasi tutti i paesi postcoloniali ad esempio i riti cattolici di derivazione europea convivono tutt’oggi con riti di passaggio di tradizione rurale e/o precoloniale. In Sudafrica questi riti sono sopravvissuti all’acculturazione dei coloni inglesi e perdurano nelle comunità che ancora sentono un forte legame identitario con la tribù di origine. Inxeba-The Wound, film d’esordio del regista sudafricano John Trengove, svela i dettagli del rito dell’ukwaluka per raccontare un dramma omoerotico ad alta tensione.

L’ukwaluka è un rito di passaggio praticato nella comunità Xhosa che consiste nella circoncisione rituale di un gruppo di adolescenti; dopo la circoncisione i ragazzi devono rimanere otto giorni isolati, ciascuno in un piccolo riparo, senza bere e mangiando solo alcuni cibi. Dal nono giorno vengono assegnati ad un khaukatha (mentore), a cui devono obbedienza per circa tre settimane. In questo periodo vivono in un bosco, isolati dalle proprie famiglie, e vestono con delle pelli di animali mentre i mentori impartiscono lezioni di sopravvivenza in una sorta di versione radicale dei campi scout.

Uno dei mentori è Xolani (Nakhane Touré), un ragazzo Xhosa ormai trentenne che tenta di salvare una relazione tormentata con Vija (Bongile Mantsai), amico di vecchia data, anche lui mentore per i giovani iniziati. Per Xolani il sesso sembra ogni volta preludere a un sentimento più profondo, mentre Vija (epitome del maschio virile) appare distaccato e poco propenso a mettere in discussione il confort della propria relazione eteronormata. A complicare i giochi interviene Kwanda (Niza Jay Ncoyini), giovane iniziato che il ricco papà di Johannesburg, forse fiutando un omosessualità incipiente, ha affidato a Xolani (ironia della sorte) perché ne faccia un “uomo” attraverso l’Ukwaluka. Kwanda è sveglio e già smaliziato dalla propria vita di privilegio in una grande città, e non impiega molto a intuire il legame tra Xolani e Vija. Questo mutuo riconoscimento non genera solidarietà ma paura, e le scelte dettate dalla paura non sono mai sagge.

La sceneggiatura di Trengove, scritta in collaborazione con Thando Mgqolozana (che ha vissuto l’ukwaluka in prima persona) e Malusi Bengud, riesce a strutturare i conflitti in modo brillante, utilizzando come scenario situazioni e strati della società sudafricana solitamente battute solo dai documentari antropologici. Il film non nasconde la propria promiscuità con questo genere nella scelta di usare attori non professionisti. Anche la vicinanza della camera ai personaggi e l’uso disinvolto della camera a mano richiamano visibilmente i codici estetici del cinema del reale.

The Wound non offre facili redenzioni: nessun personaggio riesce davvero a sfuggire dal proprio disagio interiore. La ferita a cui allude il titolo è ovviamente una ferita metaforica. Mentre le circoncisioni si rimarginano, i sentimenti, spezzati, negati, autocensurati, restano sanguinanti. Attorno al tabù dell’omosessualità vengono prospettati nei personaggi atteggiamenti alternativi, più e meno positivi, ma tutti soffocati da un disperato senso di vulnerabilità. Ogni desiderio è avvelenato dalla paura di una società restia ai cambiamenti, ancora troppo intrisa di fallocentrismo, che guarda con sospetto ogni deviazione dalla “norma”. Per la schiettezza delle scene erotiche e per il caustico atto di accusa all’omofobia di una società ancora intrisa di patriarcato, questo film è destinato a far discutere.

The Wound è stato presentato in Italia nel corso dello scorso Lovers Film Festival di Torino, dove ha riportato il premio Ottavio Mai per il miglior lungometraggio.

Riccardo Centola | Lovers Film Festival 17

Cast & CreditsInxeba-The Wound
Regia: John Trengove; sceneggiatura: Malusi Bengu, Thando Mgqolozana, John Trengove; fotografia: Paul Ozgur; montaggio: Matthew Swanepoel; suono: Matthew James; musica: João Orecchia; scenografia: Bobby Cardoso, Solly Sithole; interpreti: Nakhane Touré, Bongile Mantsai, Niza Jay, Thobani Mseleni, Gamelihle Bovana, Halalisani Bradley Cebekhulu, Inga Qwede, Sibabalwe Ngqayana; origine: Sudafrica/Germania/Paesi Bassi/Francia, 2017; formato: DCP, 1:2.35; durata: 88’; produzione: Cait Pansegrouw e Elias Ribeiro per Urucu Media; pagina Facebook: @thewoundthefilm

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