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La 12ma edizione della Festa del Cinema di Roma

di Maria Coletti

Identità in movimento, mentre l'Africa (non) riparte da zero

Sta per iniziare la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (26 ottobre – 5 novembre 2017) e la prima cosa che salta agli occhi sfogliando il programma è la quantità di film e ospiti rigorosamente eurocentrici, con pochi film non diretti da registi europei o americani, e con una percentuale di presenza femminile anche quella molto scarsa: solo 9 film su 49 (se ho fatto bene i calcoli) sono quelli diretti da registe mentre, tra i 12 ospiti internazionali, solo una donna, Vanessa Redgrave.
Ma tant’è. La strada per una vera pluralità nel cinema italiano è ancora lunga da percorrere.
Ci limitiamo in questo caso a una presentazione a volo d’uccello su alcuni titoli particolarmente interessanti che hanno a che fare con l’identità nera nel presente e nel passato e con il confronto con l’altro da sé.

Innanzitutto l’atteso film della regista statunitense Kathryn Bigelow, che con il suo Detroit firma una storia ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite. La rivolta successiva portò a disordini senza precedenti costringendo così ad una presa di coscienza su quanto accaduto durante quell’ignobile giorno di cinquant’anni fa. Il nuovo film della regista Premio Oscar (Point Break, Strange Days, The Hurt Locker, Zero Dark Thirty) trascina lo spettatore in uno degli episodi più sanguinosi della moderna storia americana che però riporta a un presente quantomai attuale.

Un’altra regista statunitense, l’afroamericana Dee Rees, ci porta con il suo terzo lungometraggio nel passato degli Stati Uniti d’America con il suo Mudbound. Ambientato nel sud degli Stati Uniti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il film racconta le vicende di Jamie McAllan e Ronsel Jackson, appena rientrati dai campi di battaglia. I due stringono amicizia, trovandosi a lavorare in una fattoria nel Mississippi. Tra il duro lavoro e le rigide barriere sociali, il loro legame sconvolgerà i piani delle rispettive famiglie, sfidando la brutale realtà in cui vivono.

Spostandoci alla Francia, il film di Gaël Morel, Prendere le large (Catch the wind), ci porta al di là del Mediterraneo, in una storia di delocalizzazione, precarietà e solidarietà femminile, con interpreti del calibro di Sandrine Bonnaire, Mouna Fettou e Lubna Azabal.
La vita di Edith, operaia tessile, cambia radicalmente quando l’azienda per cui ha sempre lavorato decide di delocalizzare in Marocco. Di fronte alla prospettiva della disoccupazione, con un figlio lontano e senza altri legami, Edith decide di accettare il trasferimento a Tangeri. La vita nella nuova fabbrica e l’adattamento in un paese sconosciuto non sono facili, ma Edith trova conforto nell’amicizia di Mina, la proprietaria della pensione in cui alloggia. Grazie a questo legame, la vita di Edith prende una nuova piega.

Notizie interessanti anche dalla Spagna. Antonio Méndez Esparza presenta un film di coproduzione ispano-americana, La vida y nada mas/Life and Nothing More, un coming of age che ha per protagonista il giovane afroamericano Andrew che desidera trovare il proprio posto nell’America di oggi. Il film, girato in Florida dal regista dell’acclamato Aquí y allá (2012), ha ricevuto il Premio Fipresci all’ultimo Festival di San Sebastian.

Segnaliamo inoltre, all’interno della sezione Alice nella Città, il film Saturday Church del regista statunitense Damon Cardasis, una riflessione su identità sessuale ed adolescenza.
Bronx, New York City. Il quattordicenne Ulysses ha appena perso il padre. Sua madre, Amara, è rimasta sola a dover crescere i due figli più piccoli, con il solo aiuto di zia Rose, una donna severa e conservatrice. Ulysses è un ragazzo timido ed effeminato e non è a proprio agio con se stesso. L’esistenza del ragazzo cambia radicalmente quando entra in contatto con una neonata comunità transgender. Mentre la sua vita si sdoppia, aumentano i sospetti di sua zia, tanto che il ragazzo è costretto a rivelare la verità sul proprio conto.
Sempre in Alice nelle città, nello spazio Panorama troviamo anche il doc Boom for Real. The Late Teeanage Years of Jean-Michael Basquiat di Sara Driver, centrato sugli anni newyorchesi del poliedrico artista, fra il 1978 e il 1981.
In Panorama Italia, Io sono qui di Gabriele Gravagna è un documentario di 32 minuti sul percorso di recupero e inserimento sociale di tre ragazzi, originaridi paesi dell’Africa subsahariana, ospiti dei centri di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati Elom e Azad di Palermo, gestiti dall’Associazione Asante Onlus e supportati dall’UNICEF.

Infine, un evento dedicato all’Africa: Africa, per me non SEI ZERO, con mostra, eventi e un cortometraggio con Remo Girone, Paolo Briguglia e Lorenzo Lavia, in una campagna, curata da Sabina Leoni, che Amref ha lanciato per il suo sessantennale e che propone alla Festa del Cinema, in qualità di charity partner. Il corto omonimo, diretto da Antonio Costa e prodotto da 8Production, viene presentato in anteprima; a seguire il documentario di Werner Herzog, dedicato nel 1969 ai fondatori di Amref, I Medici Volanti dell’Africa orientale.
Nel foyer Petrassi Amref porta la mostra dei ritratti di Francesco Cabras ai testimonial che hanno accompagnato la storia di Amref.

[Maria Coletti]

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