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JCC28. A Tunisi un ponte di immagini nel Mediterraneo

di Maria Coletti

Tunisi, 4-11 novembre 2017

Manca poco più di una settimana all’inizio del festival più antico del continente africano, le mitiche JCC (Journées Cinématographiques de Carthage), che si svolgono a Tunisi dal 1966, all’inizio con cadenza biennale e poi, dal 2014, a cadenza annuale, sempre in autunno. Dopo l’edizione del cinquantenario del 2016, c’è qualche novità: la 28ma edizione delle JCC, che si svolgerà dal 4 all’11 novembre 2017, sarà infatti sotto la direzione del produttore tunisino Néjib Ayed (Rives Productions), che prende il posto di Brahim Letaief.

Un cambio ai vertici, ma un grande entusiasmo e un grande impegno a mantenere le tre principali missioni delle JCC: promuovere le cinematografie di tutto il continente africano e del mondo arabo del Mediterraneo e del Medio Oriente, e insieme aprirsi alle produzioni audiovisive del Sud del mondo, coinvolgendo in maniera molto ampia anche film da Asia e America Latina, e inoltre rilanciare un dialogo importante con l’altra sponda del Mediterraneo, con un occhio attento a quanto succede in Europa e nel resto del mondo. Un ponte di immagini per dare risalto alle creazioni africane ed arabe e per sostenere allo stesso tempo l’importanza dello scambio e dell’incontro, anche nel campo dell’arte e della cultura.

Del resto l’importanza della solidarietà e della cooperazione al di là e grazie anche al rispetto di ogni differenza è quanto ci ricorda Rashid Masharawi, regista palestinese che vive e lavora a Ramallah e che presenta alle JCC il suo film Écrire sur la neige (Writing on Snow), che sarà il film d’apertura delle Journées Cinématographiques de Carthage 2017.

Ma passiamo al cartellone del festival, che si presenta ricco di sezioni in concorso e sezioni parallele: i film in concorso sono divisi in quattro categorie (Lungometraggi e Cortometraggi di finzione o documentari); accanto ad esse ci sono due sezioni non competitive (Fuori concorso e Proiezioni speciali) e tre sezioni parallele (Sguardi sul cinema tunisino, Cinémas du Monde e il Focus su Algeria, Sudafrica, Argentina e Corea del Sud).

Infine alcuni appuntamenti importanti per il sostegno alla produzione e alla formazione di nuove generazioni di cineasti: come negli ultimi anni, ci saranno gli incontri del Producers Network e del Takmil, per sostenere i nuovi progetti di giovani registi e registe. E inoltre sono previste conferenze dedicate agli addetti ai lavori nel settore audiovisivo, anche con il lancio della nuova cineteca di Tunisi.

Quest’anno saremo di nuovo presenti al festival per seguirlo come Cinemafrica e quindi avremo modo di recensire molti dei film in programma e di fare un bilancio sulle varie sezioni e sugli incontri.
Intanto sul sito ufficiale del festival (https://www.jcctunisie.org) è possibile consultare il programma integrale, con le schede dei film e gli eventi in cartellone.

Per ora ci limitiamo ad anticipare qualche informazione sui lungometraggi in concorso e qualche evento speciale. Nel Concorso Ufficiale Lungometraggi di finzione sono stati selezionati 14 film, di cui 12 realizzati da registi africani e uno solo da una donna, la giovane e brillante regista tunisina Kaouther Ben Hania che presenta a Tunisi il suo La Belle et la Meute, dopo un grande lancio nei festival internazionali. Fra gli altri film in concorso, ricordiamo la presenza di grandi nomi, come Faouzi Bensaidi (Volubilis) e Hicham Lasri (Headbang Lullaby) dal Marocco, Alain Gomis (Félicité) dal Senegal, Jean-Pierre Bekolo (Les armes miraculeuses) dal Camerun, Licinio Azevedo (Comboio de sal e açucar) dal Mozambico, John Trengove (Inxeba) dal Sudafrica, Berni Goldblat (Wallay) dal Burkina Faso e Karim Massaoui (En attendant les hirondelles) dall’Algeria. Senza dimenticare tre titoli: le due opere prime Vent du Nord del tunisino Walid Mattar e Sheikh Jackson dell’egiziano Amr Salama e il quarto lungometraggio del tunisino Nidhal Chatta, Mustafa Z.

Nel Concorso Lungometraggi documentari, su 14 titoli selezionati, 9 sono produzioni africane e 3 sono diretti da registe: le tunisine Nada Mezni Hafaiedh (Au dela de l’ombre) e Néjia Ben Mabrouk (Gafsa année zéro) e, dal Burkina Faso, Theresa Traore Dahlberg (Ouaga Girls). Tra gli altri documentari, segnaliamo: Force majeure dell’egiziano Mohamed Siam, Kemtiyu-Cheikh Anta del senegalese Ousmane William Mbaye, Koro du bakoro del burkinabè Simplice Ganou Herman, Maman Colonelle del congolese Dieudo Hamadi e Couscous: les graines de la dignité del tunisino Habib Ayeb. Infine segnaliamo un film che interpella anche la storia del cinema italiano: La Bataille d’Alger, un film dans l’histoire dell’algerino Malek Bensamaïl.

Nella sezione Fuori Concorso troviamo due registi africani: Mohammed Hammad dall’Egitto con il film Withered Green (2016) e Hakim Belabbes dal Marocco con Pluie de sueur (2016).
Mentre fra le proiezioni della sezione Sguardi sul cinema tunisino, siamo particolarmente curiosi di vedere il film Vaguee brisées del regista Habib Mestiri, in cui il protagonista – un ufficiale tunisino che pur essendo nell’esercito francese si impegna per l’Indipendenza del proprio paese dalla Francia – è interpretato da Ahmed Hafiene, un grande attore tunisino che si muove da anni da una sponda all’altra del Mediterraneo, lavorando sempre con grande qualità in produzioni tunisine ed italiane.
Inoltre segnaliamo che sarà presentato in questa sezione anche il documentario Même pas mal della regista tunisina Nadia El Fani, che nel 2011 a causa del suo film Laïcité Inch’Allah! (Ni Allah ni Maitre) è stata attaccata pesantemente da estremisti islamici ed ha anche ricevuto denunce penali: proprio con il suo documentario del 2013 Nadia El Fani racconta in prima persona la sua esperienza di donna e regista che si trova a dover combattere due grandi battaglie, contro l’oscurantismo, il sessismo e il fascismo di chi l’ha aggredita per il suo film, e insieme anche la grande battaglia per la vita, contro il cancro.

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