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JCC28. Headbang Lullaby

di Hicham Lasri

La rivoluzione (non) dorme

Al suo quinto lungometraggio, il regista marocchino Hicham Lasri, che ha fatto spesso parlare di sé nei festival internazionali per il suo sguardo trasgressivo e a volte violento, arriva a Tunisi in concorso con il suo Headbang Lullaby, presentato alla Berlinale nella sezione Panorama. Un film dallo stile in linea con i suoi precedenti lungometraggi (come C’est eux les chiens, Starve Your Dog), con uno sguardo molto crudo e duro sul suo proprio paese, ma insieme con uno spirito più positivo. Una sorta di commedia brechtiana dell’assurdo, come l’ha definita lo stesso regista, supportata dall’interpretazione magistrale di Aziz Hattab, nei panni di un poliziotto dal volto impassibile alla Buster Keaton che si muove in uno spazio brullo e crepuscolare, dai colori caldi da film western.

Siamo nel 1986: 5 anni dopo la rivolta del pane e l’anno in cui il Marocco vince la Coppa del Mondo contro il Portogallo, in Messico. Un poliziotto dall’aria stanca e costantemente alienata, ferito alla testa durante gli scontri del 1981, viene inviato in una inutile missione di controllo di un ponte, in un luogo abbandonato a cavallo tra due villaggi, per garantire la sicurezza del re Hassan II che dovrebbe passare proprio lì, su quel ponte. Costantemente perso in una sua dimensione fuori dal tempo e dalla realtà, il poliziotto si confronta con un universo variegato di personaggi, immersi in un ambiente fatto di miseria e abbandono e anch’essi caratterizzati da una sottile vena di assurdo, tra cui in particolare una anziana donna che aspetta il ritorno del figlio e una giovane madre amazigh che ha perso il marito, entrambi incarcerati dopo la rivolta del pane del 1981. L’unica relazione a (ri)dare senso a un universo che sembra il palcoscenico di un teatro della crudeltà e dell’assurdo è quella con la donna amazigh e con il figlio: un bambino selvaggio e pieno di vita che scandisce il tempo del villaggio giocando da solo con il suo pallone e con la sua maglietta che segna il tempo delle necessità fondamentali. Un bambino che sembra fuori dal mondo e che invece ha capito perfettamente la situazione della sua famiglia e del suo quartiere e, come sua madre, spinge il poliziotto a scegliere la vita, non la morte.

Quella di Lasri è sicuramente una riflessione su una pagina buia della storia del Marocco che però appare valida anche per il presente e si apre a una visione più universale. Le questioni sollevate sono tante, come è piena di eccessi la visione del regista, con una macchina da presa costantemente in movimento, che oscilla, ruota, gira in tondo, osserva di traverso e a volte fuori fuoco il mondo e le persone, in un perenne decadrage che invita chi guarda a cambiare perennemente punto di vista. E con una colonna sonora che anch’essa oscilla fra spazio diegetico ed extradiegetico, in un girotondo di senso - come la ninna nanna che a più riprese viene cantata nel film - che gioca con lo sguardo del regista e quello del protagonista, una sorta di suo alter ego.

Un film importante, perché riesce a sperimentare il linguaggio cinematografico e insieme a commuovere. Una sperimentazione che non rimane in superficie ma invita “a non perdere l’anima” e cerca di far riflettere in maniera anche autocritica su alcuni nodi fondamentali della cultura del proprio paese e non solo: il rapporto con il potere, la violenza, l’immobilità, l’assurdità della gerarchia, un profondo machismo che inquina le relazioni di genere. Non è certo un caso che, accanto al bambino, le figure più forti e coraggiose, piene di vita e capaci di resistenza e di scelta siano quelle femminili.

Maria Coletti | 28. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & CreditsHeadbang Lullaby
Regia: Hicham Lasri; sceneggiatura: Zakya Azale; fotografia: Charles-Hubert Morin; scenografia: Rachid Joundoul; montaggio: Mona-Lise Lanfant; musiche: Wissam Hojeij; interpreti: Adil Abatourab, Latefa Ahrrare, Zoubida Akif, Zoubir Abou Alfadel, Fairouz Amiri, Hassan Ben Badida, Salma Eddlimi, Ben Aïssa El Jirari, Najah Hamid, Aziz Hattab, Aziz Hattab; origine: Marocco/Francia, 2017; durata: 111’; formato: DCP, colore; produzione: Mickaël Clouet e el Quessar Rita per Pan production company in coproduzione con Les Films de L’ Heure Bleue; Official Facebook: @HEAdbANGlullaby

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