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JCC28. Comboio de sal e açucar

di Licínio Azevedo

Un western marxista animista

A 5 anni dalla vittoria del Senegal nel 2012, il Tanit d’Oro delle Journées Cinématographiques de Carthage di Tunisi viene assegnato nuovamente a un film dell’Africa subsahariana: Comboio de sal e açucar del mozambicano Licínio Azevedo, già presentato con successo al Festival di Locarno.
Nel film, il regista torna agli anni della guerra civile mozambicana attraverso uno stile rigoroso che è insieme metafora politica e cinematografica. Un racconto di guerra e di amore, che contrappone l’uso del potere e della violenza come strumento di prevaricazione, soprattutto nei confronti delle donne, ai principi marxisti e agli ideali della rivoluzione, che trovano un inaspettato alleato nella magia esercitata dal misterioso comandante che guida il treno dal Mozambico al Malawi.

THE TRAIN OF SALT AND SUGAR TRAILER from Urucu Media on Vimeo.

Nel 1989 il Mozambico è un paese distrutto dalla guerra civile. Il treno che collega Nampula al Malawi è l’unica speranza per coloro che sono disposti a rischiare la vita pur di barattare qualche sacco di sale con lo zucchero: soprattutto donne e famiglie, anche con bambini. Il viaggio, pieno di ostacoli, procede lentamente lungo i binari, spesso guasti per atti di sabotaggio. L’anziana Mariamu, una delle viaggiatrici più assidue, compie il tragitto prendendo in custodia la giovane Rosa, un’infermiera in viaggio verso il suo nuovo ospedale e alla prima esperienza di vita in guerra. A fianco a loro, il tenente Taiar, che si è formato in Russia e crede nei principi comunisti, e il cinico e violento soldato Salomão, che semina il terrore violentando impunemente una delle viaggiatrici, con un figlio piccolo e sotto gli occhi del marito. Il nemico esterno, invisibile e minaccioso, si avvicina sempre di più al treno, ma è altrettanto pericoloso il nemico interno, che mina la sicurezza e soprattutto le speranze in un avvenire migliore per il Mozambico.

Come Azevedo ha ricordato prima della proiezione del film, questo treno è veramente esistito e la prima intenzione del regista era quella di raccontarlo in un documentario. Lui stesso ha preso il treno più volte, per vivere in prima persona le speranze e le sofferenze delle persone che si affidavano a questo viaggio per sopravvivere. In seguito, non riuscendo a realizzare il documentario, Azevedo ha scritto un romanzo, con lo stesso titolo, in cui inserisce dei personaggi inventati ma plausibili. Infine, dopo quasi trent’anni, il film.

Una sorta di ossessione che ha permesso ad Azevedo di dominare totalmente la storia, distillando gli elementi narrativi in una costruzione che fin dall’inizio si pone come estremamente realistica e insieme potentemente simbolica e cinematografica, grazie a una sceneggiatura perfetta e a una fotografia (anch’essa premiata alle JCC) che accende il film di rimandi cinematografici.
Il treno che si avvia all’inizio del film ci ricorda subito i Lumière e la magia del cinema che nasce dalla realtà, mentre tutto il lungo tragitto ci riporta all’epica dei western, con i binari che dividono simbolicamente il paese in due, come le due fazioni della guerra civile, ma anche il bene dal male. Il treno avanza in avanti rincorrendo i sogni della rivoluzione, e insieme ripercorre le tappe umane fondamentali, perché il cinema è anche la morte (e la vita) al lavoro. Nel lento scorrere del tempo all’interno del treno si alternano i topoi dell’esistenza umana: la nascita, l’amore, la morte. Indimenticabili le sequenze del parto durante un attacco, come quella del funerale o l’altra in cui Taiar e Rosa si giurano amore e si amano, sognando una vita insieme sulle alture di un monte che possono solo immaginare.

Taiar, il soldato buono e idealista viene difeso dalla violenza del soldato corrotto grazie alla magia del comandante animista, ma alla fine, tutti gli uomini soccombono. Rimane la resilienza delle donne che continuano a viaggiare in bilico, su un destino sempre sospeso, o che scelgono, come Rosa, di scendere dal treno e imboccare la propria strada. Perché sono finiti i tempi in cui "sembrava il treno anch’esso un mito di progresso". Le donne che sono in genere le prime vittime delle guerre, ma che riescono a volte a cambiare il sale con lo zucchero, le lacrime con la dolcezza della speranza.

Maria Coletti | 28. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & CreditsComboio de sal e açucar (The Train of Salt and Sugar)
Regia: Licínio Azevedo; soggetto: dall’omonimo romanzo di Licínio Azevedo; sceneggiatura: Licínio Azevedo, Teresa Pereira; fotografia: Frédéric Serve; scenografia: Andree du Preez; costumi: Isabel Peres; montaggio: Willem Dias; musiche: João Carlos Schwalbach; suono: Philippe Fabbri, Matthew James, Kiko Ferraz; interpreti: Matamba Joaquim , Melanie Rafael , Tiago Justino , António Nipita , Sabina Fonseca; origine: Portogallo, Mozambico, Francia, Sudafrica, Brasile, 2016; durata: 93’; formato: DCP, colore; produzione: Pandora da Cunha Telles, Pablo Iraola, Elias Ribeiro, Philippe Avril, Beto Rodrigues, John Trengove, Licínio Azevedo; distribuzione in Svizzera: Trigon Film

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