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JCC28. Volubilis

di Faouzi Bensaïdi

Rapporti di classe a Meknès

Dopo l’anteprima mondiale alle Giornate degli Autori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, l’ultima opera del marocchino Faouzi Bensaïdi è stata presentata nel concorso ufficiale delle Journées Cinématographiques de Carthage (JCC, Tunisi, 4-11 novembre 2017), dove ha ottenuto il Tanit di Bronzo.
Un buon risultato per un film che mette in gioco i rapporti di classe e quelli di genere nella società marocchina contemporanea, con uno sguardo lucido e insieme capace di amare i propri personaggi.

Meknès, oggi. Abdelkader lavora come vigilante addetto alla sicurezza in un centro commerciale. Malika è una domestica e lavora a chiamate. Sono una giovane coppia appena sposata, ma, a causa del povero milieu sociale cui appartengono, la loro vita è piena di ostacoli e, soprattutto, non possono permettersi una casa tutta per loro. Per stare insieme sono costretti a vivere con la famiglia, già numerosa, di lui e quindi la loro intimità è impossibile, e comunque costantemente rimandata, interrotta, minacciata. La loro esistenza, già precaria, viene sconvolta da un incidente violento che coinvolge Abdelkader: avendo mandato via per sbaglio, o meglio per eccesso di sicurezza, la moglie di un pezzo grosso di Meknès, viene fatto punire dal marito potente e corrotto che lo fa prelevare, picchiare a sangue e poi licenziare. La caduta è inevitabile. Potrà l’amore resistere alla violenza della società e del mercato? Solo quando Malika scopre per caso, nella villa dove lavora, l’enorme ingiustizia di cui è stato vittima il marito, si riavvicina a lui e decidono di partire insieme per trasferirsi a Casablanca.

Bensaïdi costruisce un racconto intenso e asciutto, in cui poco a poco entriamo sempre più in relazione empatica con i personaggi. A colpire, soprattutto, per la sua originalità nell’universo cinematografico maghrebino, il filo rosso del desiderio erotico che si dipana lungo tutto il film fra i due protagonisti, senza mai riuscire ad esprimersi, a realizzarsi. I corpi di Abdelkader e Malika si vogliono e si attraggono, ma tutto quel che possono è scambiarsi sguardi languidi, o la saliva attraverso la cannuccia di una bibita. Una distanza incolmabile, che viene ulteriormente rafforzata dalla violenza della società in cui si trovano a muoversi.
Abdelkader è in fondo un uomo qualunque, che ha assorbito i principi duri e violenti del proprio ambiente e che non si sottrae a metterli in atto in prima persona, quando richiesto, non rendendosi conto della loro problematicità. Solo quando si ritrova lui stesso ad essere vittima della violenza e della prevaricazione, prende coscienza dell’ingiustizia sociale e tenta, maldestramente, di ribellarsi: con le stesse modalità, ma meno potenti, perché la differenza di classe rende impossibile ogni vendetta.
Malika da parte sua è fuori dall’universo violento del mondo che la circonda, tutto quel che fa è cercare di difendersi e di sopravvivere in un universo profondamente maschilista, che la limita nei movimenti e nelle scelte di vita, ma a cui non si arrende mai veramente, fino alla fine. Il lavoro che riesce ad ottenere in una villa lussuosa le offre il miraggio di un miglioramento, l’apparente e minima apertura da parte della sua padrona la fa sognare una vita possibile, libera, lontano da tutti, anche da Abdelkader che non riconosce più. Il regista riesce a creare un personaggio femminile forte e a tutto tondo, che difende con ogni mezzo possibile la sua indipendenza, ma che è capace anche di rimettersi in discussione.

Di fronte alla dura legge del mercato e del potere, ai confini invalicabili delle differenze di classe e di genere, solo l’amore e l’amicizia sembrano resistere. Volubilis riflette in fondo, con uno stile e un registro differenti, sulle stesse dinamiche messe in luce da Lasri nel suo Headbang Lullaby: quale spazio di libertà si può trovare in un mondo in cui uomini e donne sono incastrati in ruoli di genere prestabiliti, in cui i primi soccombono sotto il peso della violenza e del machismo che li abita, mentre le seconde possono "scegliere" solo fra essere vittime inserite nel sistema o dure combattenti messe ai margini?

A risvegliare Malika dai suoi sogni, la scena madre di una festa elegante nella villa dove lavora: gli invitati mangiano, bevono e si divertono. E soprattutto ridono sguaiatamente della scena ripresa al cellulare di un uomo picchiato brutalmente. Le immagini che abbiamo già visto attraverso lo sguardo partecipe del regista, sul piccolo schermo del cellulare diventano ancora più violente e insostenibili. L’unica possibilità per Malika e Abdelkader è la fuga, verso un destino incerto, verso la grande città, soli e disperati, ma finalmente insieme.

Maria Coletti | 28. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & Creditsvolubilis
Regia e sceneggiatura: Faouzi Bensaïdi; fotografia: Marc-André Batigne; scenografia: Donat Massoni; montaggio: Maxime Garault; musiche: Fabien Kourtzer, Mike Kourtzer; interpreti: Mouhcine Malzi, Nadia Kounda, Abdelhadi Talbi, Nezha Rahil, Faouzi Bensaïdi, Mouna Fettou; origine: Marocco/Francia/Qatar, 2017; durata: 106’; formato: DCP, colore; produzione: Saïd Hamich, Faouzi Bensaïdi per Montfleuri Production, Barney Production, Shadi Films; distribuzione internazionale: Doc & Film International.

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