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JCC28. Vent du Nord

di Walid Mattar

La mondializzazione in due destini incrociati

L’opera prima del tunisino Walid Mattar, Vent du Nord, dopo l’anteprima mondiale al 39. CineMed di Montpellier, è stato presentato con grande successo di pubblico e critica alle Journées Cinématographiques de Carthage 2017, appena concluse, dove ha ottenuto ben 3 premi: il Premio Tv5 Monde, il Tanit d’Oro "Tahar Cheriaa" per la Migliore opera prima e il Premio per la migliore sceneggiatura.
Il film, che uscirà in Francia il 21 marzo 2018 e ci auguriamo possa trovare una distribuzione anche in Italia, riesce a condensare alla perfezione i temi della mondializzazione e della delocalizzazione: attraverso un tono agrodolce da commedia sociale, seguiamo le vite di due coppie, fra una riva e l’altra del Mediterraneo, segnate duramente dalle leggi del mercato, dove le merci possono viaggiare liberamente, o meglio impunemente, mentre le persone vedono sempre più ridotti i propri margini di libertà.

Dintorni di Calais, Francia. Hervé lavora in una fabbrica di scarpe. Quando viene annunciata la chiusura, lui cerca di trovare da solo una soluzione, succube delle proposte indecenti della direzione e incapace di credere nelle possibilità della lotta sindacale. Viene coinvolto casualmente nell’occupazione della fabbrica, diventando un eroe suo malgrado per il figlio adolescente e per la moglie Véro, e alla fine cerca di trovare una soluzione individuale alla crisi, mettendo su in maniera artigianale una specie di piccola azienda familiare di pesca e vendita del pesce a domicilio. Ma la legge del mercato è inesorabile e gli ostacoli burocratici troppo grandi: la sua unica alternativa rimane la disoccupazione e i lavori socialmente utili.

La fabbrica di scarpe però non chiude veramente, ma viene delocalizzata nei dintorni di Tunisi. L’apertura di questa nuova fabbrica sembra l’occasione ideale per Foued, giovane disoccupato che con questo nuovo lavoro spera di migliorare la sua esistenza, aiutare la madre malata e conquistare l’amore di Karima, anche lei operaia della fabbrica di scarpe. I sogni però restano tali, perché il salario è bassissimo, le condizioni di lavoro a volte umilianti e anche l’amore fatica a trovare la propria strada. Il giovane tenta di ribellarsi, ma l’unica cosa che ottiene è il licenziamento. L’unico orizzonte che Foued riesce a vedere è al di là del mare, sull’altra riva del Mediterraneo.

Walid Mattar - al suo primo lungometraggio, ma dopo una serie di corti e di lunga militanza nella Federazione tunisina dei cineasti amatori - costruisce sapientemente un racconto parallelo e incrociato di due destini, accomunati dalla disillusione, dall’individualismo e dalla sconfitta. Una resistenza quotidiana che trova forza solo nei piccoli momenti di pausa familiare o di qualche relazione umana: il pub di Hervé, il caffé di Foued, la famiglia o gli amici. Per il resto, le vite sono congelate da questo vento del nord, "chirch" che è anche il titolo in arabo del film, ovvero la tramontana. Un vento gelido che paralizza le esistenze e le blocca su binari prestabiliti, mentre le navi merci continuano ad andare avanti e indietro nel Mediterraneo.
Alcune riprese più astratte intercalano il racconto, come piccole pause narrative che sintetizzano anche il disequilibrio fra il Nord e il Sud del Mediterraneo: il blu del mare ripreso dall’alto con una nave che lo attraversa in un senso o nell’altro; il bus della coppia dei francesi in vacanza in Tunisia che incrocia il treno su cui viaggia Foued, che invece non può viaggiare liberamente, neanche in vacanza; i gabbiani che volano liberi nel cielo e pescano liberamente, al contrario delle persone che non possono farlo.

Lo sguardo del regista costruisce un racconto per nulla didascalico che si nutre di due tranches de vie, con una sceneggiatura perfetta (scritta anche con Leyla Bouzid, la brillante regista di Appena apro gli occhi), capace di alternare momenti di commedia con quelli più drammatici. Tutti i personaggi sono credibili e ben orchestrati, a cominciare dall’attore che interpreta Foued, che ha un passato di rapper in Tunisia [Mohamed Amine Hamzaoui, nella foto].
Il film è veramente una ventata di aria fresca nel panorama cinematografico internazionale e riesce a fondere una scrittura classica con l’empatia totale dello spettatore con i personaggi, che non si può non amare.

Mattar, che si muove anche lui tra Francia e Tunisia, dimostra di conoscere benissimo i due ambienti e insieme fonde differenti riferimenti cinematografici, che ci fanno pensare a Guédiguian e a Bouzid. Ma i tempi sono cambiati e le rivolte personali stentano a diventare sociali, collettive, condivise. I personaggi sono tutti atomi solitari in balia di un universo incomprensibile.
I fuochi d’artificio che aprono e chiudono il film danno il senso di trovarsi in una sorta di carosello da cui non si può scendere, un circolo vizioso che ci trascina tutti e tutte, fra una sponda e l’altra del mare, in destini che non riusciamo a padroneggiare. I fuochi d’artificio (che fanno eco a quelli del film di Bensaidi, Volubilis, lì per il Capodanno, qui per il 14 luglio) ci ricordano anche, in parte, l’attacco terroristico a Nizza: come per dirci che siamo tutti sulla stessa barca, mentre il vero nemico è il mercato.

Maria Coletti | 28. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & CreditsVent du Nord
Regia: Walid Mattar; sceneggiatura: Leyla Bouzid, Claude Le Pape, Walid Mattar; fotografia: Martin Rit; scenografia: Marion Burger; montaggio: Lilian Corbeille; suono: Nassim El Mounnabih; musiche: Malek Saied; interpreti: Philipe Rebbot (Hervé), Mohamed Amine Hamzaoui (Foued), Corinne Masiero (Véronique), Kacey Mottet-Klein, Abir Banneni (Karima); origine: Francia/Belgio/Tunisia, 2017; durata: 90’; formato: , colore; produzione: Saïd Hamich, Imed Marzouk per Barney Production, Propaganda Production, Hélicotronc; distribuzione: Hakka Distribution; vendite internazionali: KMBO.

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