title_magazine

JCC 28. Miraculous Weapons

di Jean-Pierre Bekolo

Il cielo in una stanza

Presentato alle ultime Journées Cinématographiques de Carthage (Tunisi, 4-11 novembre 2017) in anteprima mondiale, Miraculous Weapons del camerunese Jean-Pierre Bekolo è una sorta di apologo teatrale contro la pena di morte, ma insieme anche una riflessione straniata sui rapporti di razza e di genere e sugli stereotipi che ci abitano e inquinano i rapporti fra bianchi e neri, fra uomini e donne.
Siamo in Sudafrica, negli anni Sessanta. Tre donne vanno ad incontrare un uomo detenuto nel braccio della morte, Djamal Okoroko, e lo accompagnano fino al suo ultimo giorno. Lesedi, la moglie sudafricana, Laurence, la sua ex compagna svedese, e Stéphanie, una giovane insegnante di francese: tutte e tre sono convinte della sua innocenza e tutte e tre lo amano.
Le tre donne sono in qualche modo le mediatrici fra il mondo chiuso della prigionia e della fine inesorabile che attende Djamal e il mondo esterno, fatto di casa, di oggetti, di natura, di musica. Sono il legame con ciò che resterà di Djamal, dopo la sua morte. L’eredità di un pensiero resistente che fa delle parole le "armi miracolose" che ci possono salvare o condannare per sempre.

Il titolo del film - ma in genere il suo senso più profondo - trae ispirazione dal libro omonimo di Aimé Césaire, Les Armes Miraculeuses, che Djamal cita più volte nel corso dei dialoghi nel parlatoio. In particolare in un suo lungo monologo in cui ricorda che "i poeti neri hanno utilizzato la lingua francese per dire ai bianchi che rifiutavano la loro cultura. Hanno preso la parola francese "nègre" e l’hanno trasformata in un concetto filosofico di liberazione, la "négritude". Hanno utilizzato la lingua francese per lottare contro l’oppressione. Parlavano il francese per dire tutto e nulla, come se fossero silenziosi... Perché quando si viene trattati da negri, il sistema vi perseguita fino nel più profondo della vostra anima, installandovi la macchina del nemico, come in un tritacarte. Per uscirne vivi, dobbiamo cercare lontano, trovare nel profondo di noi stessi le armi miracolose della nostra liberazione".

Bekolo costruisce una sorta di melodramma rarefatto e freddo, alla Fassbinder, giocando a carte scoperte sui rapporti di forza e facendoci riflettere su quanto spesso siano interiorizzati inconsapevolmente, e magari replicati nei rapporti di genere.
Un film senz’altro singolare nel panorama cinematografico africano, capace anche di ragionare indirettamente sul Sudafrica contemporaneo. La critica Annette Alima, recensendo il film dalle JCC, ha infatti sottolineato proprio come il film sia stato fortemente voluto non solo da Bekolo, ma anche dall’attrice - e produttrice sudafricana del film - Xolile Tshabalala, molto intensa e convincente nella sua interpretazione, capace di tener testa al bravo Mbossolo M’Bo. Una sorta di riflessione sud-sud, panafricana, sull’urgenza di lavorare su sterotipi, pregiudizi e su quella color line che riguarda sia i rapporti storici fra Africa ed Europa, ma che attraversa anche il continente africano.

Il film, pur con le sue debolezze - dovute a un impianto forse troppo rigidamente teatrale e a una recitazione non omogenea delle tre coprotagoniste - è interessante proprio perché fa comprendere il potere delle parole, e di come esse possano davvero interpretare e quindi trasformare il mondo. Giocando a carte scoperte con gli stereotipi di cui siamo pervasi, forse possiamo anche riuscire a cambiare le nostre relazioni di razza e di genere.

"Si dans ton ciel toutes les étoiles s’éteignent, qu’elles disparaissent l’une après l’autre, sache qu’en fermant les yeux tu trouveras une lueur d’espoir": questo il refrain della canzone di Valérie Ekoume che si ripete lungo tutto il film, a interpuntare le sequenze dei vari colloqui in carcere e la relazione delle tre donne con Djamal e tra loro. Un testo che può racchiudere in sé il senso del film, una dichiarazione di amore e di resistenza.

Maria Coletti | 28. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & CreditsMiraculous Weapons
Regia: Jean-Pierre Bekolo; sceneggiatura: Jean-Pierre Bekolo; fotografia: Jim Bishop; montaggio: Laurette Betolo; musica: Valérie Ekoume; interpreti: Xolile Tshabalala, Maryne Bertieaux, Andrea Larsdotter, Emil Abossolo M’Bo; origine: Camerun/Sudafrica, 2017; durata: 104’; formato: DCP, colore; produzione: Jean-Pierre Bekolo, Xolile Tshabalala; distribuzione: Jean Pierre Bekolo Sarl; pagina facebook: https://www.facebook.com/miraculousweapons/

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 4 dicembre 2017

I premi del RIFF

Sono stati annunciati ieri i vincitori della XVI edizione del RIFF – Rome Independent Film (...)

lunedì 4 dicembre 2017

Balon e Talien premiati al TFF

Alla cerimonia di chiusura del trentacinquesimo Torino Film Festival che si è svolta lo scorso 2 (...)

venerdì 1 dicembre 2017

Talien al Torino Film Festival

Talien, il lungometraggio di Elia Moutamid, è in proiezione in questi giorni al Torino Film (...)

venerdì 1 dicembre 2017

Beyond Borders a Tunisi

Il progetto di ricerca Transnationalizing Modern Languages. Mobility, Identity and Translation (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha