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JCC 28. Wallay

di Berni Goldblat

Una iniziazione al contrario

Presentato in anteprima alla Berlinale 2017 e poi in prima italiana al FCAAAL di Milano, che lo distribuisce in Italia, Wallay dello svizzero-burkinabè Berni Goldblat è stato presentato in concorso anche alle ultime JCC (Tunisi, 4-11 novembre 2017).
Ady, adolescente della banlieue francese, compie un viaggio a ritroso dalla Francia in Burkina Faso, paese d’origine del padre, dove viene inviato per punizione, fatta passare per una "vacanza". L’accoglienza rude e severa dello zio gli faranno capire ben presto che non si tratta di un periodo di riposo ma un percorso “d’iniziazione” all’età adulta e alla riscoperta delle sue origini.

Berni Goldblat mette in scena lo scontro fra culture fra un ragazzo di seconda generazione e la sua famiglia di origine. Colpevole di aver sottratto dei soldi dai vaglia che suo padre invia regolarmente alla famiglia, Ady solo poco alla volta capisce il peso del proprio gesto. Così come anche lo zio, chiuso nella sua volontà di correggere il ragazzo, solo attraverso la dolcezza e la comprensione della vecchia nonna comprende la necessità di fare anche lui un passo indietro, di compiere una piccola personale trasformazione, verso l’accoglienza della diversità.

Il film molto efficace nella sua semplice struttura di romanzo di formazione all’incontrario, riesce a far riflettere anche sulle diverse immagini che si possono avere del continente africano. L’adolescente all’inizio reagisce con continui "c’est cool" ad ogni cosa che lo stupisce, per poi aver voglia di fuggire da un ambiente che sembra arcaico e fermo. E invece, a sorpresa, proprio dall’incontro con la nonna che non parla una parola di francese, trova la sua casa, la sua identità, che è fatta di più facce. Solo allora è pronto per ripartire. Così come anche lo zio è pronto per lasciarlo andare.

La circoncisione che il ragazzo teme e riesce ad evitare, grazie alla nonna, è meno importante della vera iniziazione, che è quella familiare che si compie in due direzioni, perché sia Ady che la propria famiglia burkinabè devono imparare a conoscersi, a rispettarsi e ad amarsi per quello che sono. Come accade in maniera naturale, con la cugina, a cui Ady regala il cappello e a cui indirizza subito una lettera, appena tornato in Francia.

Il film riesce con leggerezza a scardinare alcuni stereotipi sia sul continente africano sia sui ragazzi delle banlieues francesi e l’interprete protagonista si impone con simpatia e tenerezza. Un film che si presterebbe molto ad essere visto dalle scuole, proprio per riflettere insieme sui diversi punti di vista che si possono avere sull’Africa e sulle seconde generazioni, per capire da vicino cosa significa avere una identità complessa.

Maria Coletti | 28. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & CreditsWallay
Regia: Berni Goldblat; sceneggiatura: David Bouchet; adattamento: Gahite Fofana, Berni Goldblat; fotografia: Martin Rit; montaggio: Laurent Sénéchal; suono: Mathieu Perrot; musica: Vincent Segal; interpreti: Makan Nathan Diarra, Ibrahim Koma, Hamadoun Kassogué, Mounira Kankolé, Joséphine Kaboré; durata: 83’; origine: Francia/Burkina Faso, 2017; produzione: Bathysphere; distribuzione italiana: COE – Associazione Centro Orientamento Educativo distribuzione@coeweb.org; pagina facebook: https://www.facebook.com/WALLAYthefilm/

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