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RomaFF12. Prendre le large

di Gaël Morel

Il lavoro al tempo della globalizzazione

Il lavoro e le migrazioni sono i due temi che Gaël Morel affronta da una insolita nel suo ultimo film, Prendre le large, presentato nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma. L’attore e regista francese torna dietro la macchina da presa per raccontare il precariato del lavoro ai tempi della globalizzazione attraverso gli occhi di una donna, delocalizzando però la storia dall’altra parte del mediterraneo, in Marocco. Oltre ai temi del lavoro e dell’immigrazione, Prendre le large è anche una storia solidarietà femminile tra donne, forti e indipendenti e Morel si affida ad un cast che vede tra le protagoniste Sandrine Bonnaire, Mouna Fettou e Lubna Azabal.

In una città di provincia vive Edith (Sandrine Bonnaire) che lavora in una fabbrica tessile da anni. Edith è dedita al lavoro, vive sola, e vede di rado il figlio che abita a Parigi. La sua azienda decide di delocalizzare il lavoro e Edith, non accetta lo spettro della disoccupazione e accetta il trasferimento in Marocco dove sarà assunta secondo trattamento e stipendio della nuova sede. Edith sbarca a Tangeri e scopre subito che ambientarsi è molto difficile, ma tra mille difficoltà la donna riesce a sopravvivere grazie al supporto di Mina (Mouna Fettou), la proprietaria della pensione in cui alloggia.

Il mondo in crisi della classe operai in Europa al tempo della globalizzazione è un tema che nel cinema è stato affrontato molte volte, volendo soffermarci al panorama francese, basti pensare a Guédiguian. Nel caso di Morel si tratta anche di affrontare in parte anche la sua storia familiare perché suo padre era un operaio tessile e molte aziende tessili in Francia, come nel resto d’Europa, hanno chiuso per trasferirsi in paesi dove la manodopera costa meno, lasciano ai loro dipendenti poche scelte: l’indennizzo o il trasferimento con il trattamento economico del paese dove l’azienda si traferirà. La dignità del lavoro non ha più importanza in questo nuovo assetto globalizzato dove anche le persone sono considerata come una merce. Edith non accetta di sottostare a questa logica e non vuole perdere la dignità che le viene dal suo lavoro: sostenuta da un’etica del lavoro incrollabile affronta con altrettanta apparente ingenuità una realtà delle quale sembra sia quasi impensabile che sappia così poco. Il dramma di Edith emerge in tutta la sua angosciante intensità grazie all’interpretazione Bonnaire, composta nel suo dolore e nel disorientamento della sua nuova vita.

Il lavoro e le donne: la sottotraccia di Prendre le large è la difficoltà maggiore delle donne nell’affrontare la perdita del lavoro e trovare soluzioni per vivere libere ed indipendenti. Le donne della fabbrica sono sfruttate e sottopagate, senza nessun controllo per la loro sicurezza sul lavoro dove vige una legge interna, simile a una piccola mafia, alla quale devono sottostare per non perdere il lavoro e avere qualche piccolo “beneficio”. Edith non accetta nulla di tutto questo, Edith e la sua dignità del lavoro che ormai sembra non aver più un legame con la realtà. La donna sopravvive solo grazie alla sua nuova famiglia marocchina, composta da una madre divorziata con un figlio adolescente e una anziana donna che è sempre rimasta con loro. Mina e la sua famiglia le danno la forza per resistere, ma il nuovo mondo la sfinisce.

Prendre le large racconta il dramma di Edith, e con lei di milioni di operai, con un tono composto e mai enfatizzato. Quello che succede in Marocco sembra lontano dal nostro mondo, eppure da Tangeri si vedono le coste della Spagna e il Mediterraneo si scopre in fondo un mare piccolo, una via diretta tra due mondi che sembrano solo distanti e diversi: la storia di Edith mostra come il lavoro è ancora ai tempi dello sfruttamento in molti paesi e rischia ben presto di ritornare ovunque a quelle condizioni se non si mette un freno al mercato speculativo senza limiti e senza regole. Morel mostra coraggio e onestà nella sua riflessione ma cade su due punti: l’eccessiva ingenuità di Edith nell’affrontare la sua nuova avventura e l’epilogo dal sapore colonialista.

Alice Casalini | 12. Festa del cinema di Roma

Cast & CreditsPrendre le large
Regia: Gaël Morel; sceneggiatura: Gaël Morel; fotografia: David Chambille; suono: Pierre Mertens, François Méreu, Hervé Buirette; montaggio: Catherine Schwartz; scenografia: Chloé Zobel; costumi: Helena Goncalves; interpreti: Sandrine Bonnaire, Mouna Fettou, Kamal El Amri, Ilian Bergala, Farida Ouchani, Nisrine Radi, Lubna Azabal; origine: Francia, 2017; formato: DCP, 2.35 e 1.66, suono 5.1; durata: 103’; produzione: TS Productions; distribuzione: Les Films du Losange; sito ufficiale: http://www.filmsdulosange.fr/en/film/242/prendre-le-large

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