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MedFilm23. Les Bienheureux

di Sofia Djama

Generazioni a confronto nell’Algeria postbellica

Il MedFilm Festival, il festival delle cinematografie del Mediterraneo, ha portato quest’anno, all’interno del focus sul nuovo cinema algerino, un’opera prima folgorante, già vincitrice di un importante premio alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 74 (Premio Speciale Orizzonti per la miglior attrice a Lyna Khoudri, nella foto).
La giovane cineasta algerina Sofia Djama ci restituisce con Les Bienheureux una summa della storia algerina degli ultimi trent’anni attraverso un racconto intimo e corale.

Siamo nel 2008 ad Algeri. Abbiamo cinque personaggi di cui seguiamo il dispiegarsi delle azioni per ventiquatt’ore: una coppia di intellettuali laici e progressisti che cerca di festeggiare il loro ventesimo anniversario di matrimonio, Samir ginecologo che pratica aborti illegali per militanza e Amal docente universitaria, e un gruppo di diciottenni, Fahim, il figlio della coppia e i suoi amici Feriel e Reda. Se da una parte l’anniversario diviene per Samir e Amal l’occasione per discutere dei rimpianti del passato e delle possibilità e impossibilità del futuro (centrale è lo scontro sulla partenza di Fahim per l’Europa), dall’altra i giovani ci accompagnano in un presente contraddittorio, fatto di richiami a un conservatorismo islamico che affascina e atterrisce. Reda cerca nel Corano un’alternativa al modello capitalista occidentale ma lo fa sfidando gli stessi precetti islamici: compone taqwacore (punk islamico sulla scia de The Kominas), fuma hashish e viene punito perché si fa tatuare una sura del corano. Feriel (interpretata da Lyna Khoudri), giovane donna indipendente e volitiva, deve fronteggiare una società fortemente maschilista che la vorrebbe domestica e silenziosa. E, infine, Fahim sospeso tra scelte ed educazioni contrastanti, tra la cultura laica dei genitori e il fanatismo religioso, tra il partire e il restare.

Sofia Djama, pur partendo dalla propria biografia, riesce a trascendere la storia soggettiva a favore di un film corale, in cui più voci acquisiscono senso e centralità (io, noi, loro). E attraverso questa pluralità di voci emerge la complessa storia algerina. Samir e Amal sono i sopravvissuti della guerra civile, non hanno ancora finito di piangere i loro morti che già vedono la futilità della loro lotta in un paese che rischia di radicalizzarsi e in cui il margine di azione si va restringendo sempre più. Les Bienheureux si inserisce a pieno titolo nel panorama cinematografico algerino degli ultimi dieci anni, in cui la guerra e il fondamentalismo non sono più, come era stato fino agli anni 2000, i protagonisti incontrastati bensì oggetti fuoricampo che modellano e si inscrivono nei personaggi, nei loro corpi (la cicatrice di Lyna) e nelle loro scelte. Esemplare e di forte impatto visivo è la sequenza del cimitero, tombe bianche che guardano il mare visitate ogni giorno, un luogo di incontro per la generazione dei cinquantenni che ha visto morire familiari e amici. Una forma di violenza, passata e presente, che continua ad attraversare le storie perché “l’Algeria è una terra bagnata dal sangue dalla notte dei tempi”, come commenta il regista franco-algerino Rabah Ameur-Zaïmeche in riferimento al suo film Bled number one (2006).

Nell’Algeria di oggi ci sono i giovani, figli della guerra civile (che ha fatto in dieci anni più di 200.000 morti), circondati da stimoli contrastanti, disorientati, alla ricerca di fughe dalla realtà; i cinquantenni, eredi della guerra coloniale e della difficile transizione democratica, che sono i veri ibridi culturali, mescolano il francese all’algerino, il richiamo dell’occidente al tenace patriottismo, il rispetto per la donna alla subordinazione della stessa. E poi ci sono le donne che sono i motori del cambiamento, non accettano di subire e sono disposte a tutto pur di far sentire la proprio voce. Infine c’è Algeri, co-protagonista indiscussa. Il film si apre e si conclude con una panoramica della città in campo lunghissimo, una distesa bianca fatta di terrazzi e vicoli abbracciati dal mare. Algeri viene attraversata in lungo e in largo, i personaggi ne scovano i diversi volti, la vivono, la sbranano con gli occhi e ce la restituiscono così com’è, amata e detestata.

Sofia Djama ha realizzato un piccolo capolavoro, costruito attraverso una scrittura raffinata che dà corporeità ai personaggi e che mette in scena i conflitti con dialoghi taglienti e un uso efficace dello spazio; ne è un esempio la scena in cui Amal ammette di non avere più neanche la forza di lasciare Samir: la macchina da presa si allontana e lascia, per un momento, i due soli con il loro fallimento e con le conseguenze che ne deriveranno.

Valentina Lupi | 23. MedFilm Festival

Cast & CreditsLes Bienheureux
Regia: Sofia Djama; sceneggiatura: Sofia Djama; fotografia: Pierre Aïm; scenografia: Patricia Ruelle; montaggio: Sophie Brunet; suono: Jean Umansky; interpreti: Sami Bouajila, Nadia Kaci, Faouzi Bensaïdi, Amine Lansari, Lyna Khoudri, Adam Bessa; origine: Algeria/Francia/Belgio/Qatar, 2017; durata: 102’; produzione: Liaison Cinématographique, Artémis Productions; distribuzione : Bac Films

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