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FCAAAL 2018: Une saison en France

di Mahamat Saleh Haroun

La forza di un padre

La 28ma edizione del FCAAAL è iniziata ufficialmente con la proiezione, in anteprima nazionale dell’ultimo film di Mahamat Saleh Haroun, Une saison en France (2017) presentato durante l’ultima edizione del Toronto Film Festival. Il regista ciadiano è stato protagonista del Festival sin dagli inizi della sua carriera con il suo primo cortometraggio Maral Tanie del 1994.
Une saison en France rappresenta un passaggio importante nella produzione di Haroun perché è il suo primo film girato in Europa: dopo aver rappresentato le conseguenze dell’odio e delle violenze in Africa nei suoi film precedenti, Daratt (2006), Un Homme que crie (2010), Grigris (2013), Haroun affronta il mondo invisibile dei migranti clandestini che scappano dalle violenze dei loro paesi d’origine nella speranza di poter vivere come uomini liberi.

A Parigi, Abbas, un insegnante di francese, ha lasciato Bangui in Africa Centrale per ricostruirsi una vita in Francia con i suoi figli, Asma e Yacine. I tre si spostano di casa in casa, mentre Abbas aspetta di ottenere lo status di rifugiato come il fratello Etienne, insegnante di filosofia. Abbas cerca di colmare il vuoto lasciato dalla morte della moglie durante la fuga in Francia e prova con ogni mezzo, e con un’incredibile forza di volontà, ad organizzare la sua vita e quella dei suoi figli nel modo più normale possibile: la scuola, il lavoro al mercato, la biblioteca, i pasti, la cura del pesce rosso, Bing. Lavorando al mercato Abbas incontra Carol, anche lei immigrata in Francia dalla Polonia, ma ormai regolarizzata: i due s’innamorano, ma il futuro di Abbas, Asma e Yacine dipenderà dalla sentenza della Corte per il Diritto d’Asilo.

Un appartamento, una ninnana, la preparazione della colazione e della cena, i compiti da fare, un litigio tra padre e figli: la quotidianità delle vite di tante persone rappresenta per Abbas la fortezza per restare unito con i suoi figli nell’attesa e nella speranza di una nuova vita, libera dall’odio e dalla violenza. Haroun mette in scena la forza, apparentemente incrollabile, di un padre che per sopravvivere cerca la via di fuga in momenti di gioia condivisa come la festa di un compleanno, una canzone, una corsa, per non cedere al ricatto di un sistema che vuole trasformare lui e i suoi figli in fantasmi senza patria e senza radici.
Ogni primo piano, lungo e fisso, sui volti segnati ma fieri di Abbas, Carol ed Etienne sottolinea che queste persone esistono, sono corpi presenti, sono uomini e donne vivi e che lottano per vivere. La fisicità possente di Eriq Ebouaney che interpreta Abbas sottolinea ancora di più questa volontà di essere presente e di appartenere alla società che prova a rifiutarli. Ebouaney, attore francese che vanta numerose collaborazioni con varie produzioni europee (Bianco e nero, 2008 di Cristina Comencini) è affiancato da Sandrine Bonnaire che interpreta il ruolo di Carol che sostiene Abbas e che crede in un possibile futuro insieme. Haroun incrocia senza pietismi, né fronzoli, diversi sguardi: quello di Abbas, incrollabile nella speranza di dare un futuro migliore ai suoi figli, quello di Etienne che si sente privato di ogni caratteristica che lo rende uomo e quello di Carol che al centro dell’immigrazione, dove accompagna Abbas, si guarda intorno e si sente estranea ad un mondo in cui non è abituata a vivere.

Une saison en France è anche un tassello che Haroun aggiunge all’analisi di un tema monolitico e apparentemente insormontabile del rapporto padre-figlio, affrontato ad esempio in Abouna (già nel 2002). In questo caso Abbas è il padre che protegge, educa e rimane saldo per i sui figli, nonostante le difficoltà: Yacine si scontra con lui, dice che è un bugiardo e che “un padre senza documenti non è un padre”. È la voce fuori di campo di Yacine che introduce la storia di Abbas e della sua famiglia, la loro vita a Bangui, la fuga, la morte della madre e la loro attuale situazione precaria in Francia. Abbas ferito e provato, nonostante tutto, forse proprio perché sovrastato dal peso del suo ruolo di padre, non accetta i compromessi che li renderebbero non-uomini.

In Une saison en France troviamo lo stile privo di fronzoli e sottolineature di Haroun, un cinema fisico fatto di volti e corpi, anche se a volte si ha la sensazione che alcune parti siano forzate e innaturali, come il cinese affittacamere senza scrupoli, o Etienne che sceglie quale libro bruciare per riscaldarsi. Visti i tempi che l’Europa sta attraversando, Une saison en France arriva come un pugno, al momento giusto, mettendoci di fronte alle nostre responsabilità: deciso, giusto e umano.

Alice Casalini | Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2018

Cast & CreditsUne saison en France
Regia: Mahamat Saleh Haroun; sceneggiatura: Mahamat Saleh Haroun; fotografia: Mathieu Giombini; suono: Dana Farzanehpour; montaggio: Jean-François Élie; costumi: Agnès Noden; interpreti: Eriq Ebouaney, Sandrine Bonnaire, Bibi Tanga, Aalayna Lys, Ibrahim Burama Darboe; origine: Francia; durata: 100’; produzione: Pilifilms; distribuzione: Mk2 Films.

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