title_magazine

FCAAAL 2018: Talien

di Elia Moutamid

Un viaggio per ricordare e per ricominciare

C’è stato un momento, nella seconda metà degli anni Novanta, in cui, forse per il concomitante clima di fin de siècle, diversi registi africani o afrodiscendenti hanno sentito il bisogno di affrontare il topos del ritorno alla terra d’origine, reintrodotto letterariamente nell’immaginario poetico delle diaspore dal Diario di un ritorno al paese natale di Aimé Césaire (1939). Lo hanno fatto in forme pensose, autobiografiche, talvolta luttuose, lavorando a cavallo fra documentario e finzione e più di recente flirtando con la commedia, da La vie sur terre (Abderrahmane Sissako, 1998) a Né quelque part (Mohamed Hamidi, 1998) passando per Bye Bye Africa (Mahamat-Saleh Haroun, 1999), Tenja (Hassan Legzouli, 2004) e, con le sue particolarità, Viaggio alla Mecca (Ismaël Ferroukhi, 2004). In tutti questi casi il paese d’origine era quello dei genitori in realtà, dei padri in modo particolare, perché lo sguardo tradiva una visione straniata benché calda, del bled. Talien di Elia aka Ilyass Moutamid, film premiato al Torino Film Festival (Gran Premio della Giuria, Premio Occhiali di Gandhi), segnalato con una menzione ai Nastri d’Argento e ripresentato in concorso nella sezione Extr’A del Festival del cinema africano d’Asia e America Latina di Milano, si ricollega idealmente a questa tradizione, con una modalità intima e originale.

Talien inizia nella campagna del bresciano dove Abdelouahed Moutamid detto Aldo, il padre del regista, si è trasferito 36 anni fa. In un piano sequenza a camera fissa vediamo un caravan fare manovra per caricare una pesante ruota di scorta sul tettuccio. Sono i preparativi di un lungo viaggio, i cui dettagli scopriremo pian piano, in una sorta di strip tease drammaturgico gestito con grande consapevolezza. Un primo livello emerge da subito con forza, nel dialogo con Battista, un vecchio amico di famiglia grosso modo coetaneo di Aldo: benché nato anche lui come il padre a Fès, in una delle medine più belle del Maghreb, Elia si muove con agilità fra dialetto bresciano, italiano e arabo marocchino, ma questa elasticità linguistica e culturale non lo rende meno attaccato al paese dov’è cresciuto e ha messo radici, tanto è vero che, come si vedrà in uno dei lunghi botta e risposta col padre, si rivela molto meno disponibile di quanto non lo fosse stato Aldo a mollare tutto e reinventarsi altrove, anche se pure Elia, dopo quindici anni da impiegato e quattro gastriti, ha dovuto cambiare vita (immaginandosi cineasta).

Lungo l’autostrada e poi via via in Costa Azzurra e lungo la strada che costeggia il litorale spagnolo dalla Catalogna all’Andalusia, il film prende l’andamento del road movie, in un’alternanza di scene di dialogo intime e di momenti di sospensione nel quale lo sguardo, accompagnato da uno score discreto, meditativo e mai etnicizzante - le musiche sono di Piernicola Di Muro, accompagnato da The Budapest Scoring Orchestra - vaga su paesaggi mediterranei sempre più simili a quello del Marocco, dove i due sono diretti. Bisogna aspettare però una sosta in un bar portuale dalle parti di Marsiglia, gestito da marocchini, per capire che questo sarà anche per Aldo il viaggio del ritorno a casa, dove ricominciare da capo di nuovo con un piccolo negozio di ricambi per macchine agricole, lui che si è reiventato mille volte grazie al suo spirito imprenditoriale, da venditore di tappeti insieme al fratello a pioniere dell’import/export nel ramo calzature fra Italia e Marocco.

In questo va e vieni fra passato, presente e futuro che i due compiono, confrontandosi fra una cena in caravan e un panino in una piazzola di sosta, emerge un tessuto prezioso di storie familiari, che parlano certo di un’esperienza irriducibile, attraversando tuttavia il vissuto di più generazioni dell’immigrazione, cresciute in un’Italia che cominciava appena a scoprirsi in rapporto con l’altro, ma viveva con fiducia e curiosità questa fase di passaggio, continuando a tenere i mazzi di chiavi attaccati alle porte, pagando onestamente venditori con cui a malapena riusciva a intendersi, accogliendo i figli degli stranieri a scuola con una festa. Nella decisione di Abdelouahed/Aldo non c’è però amarezza né risentimento per il clima di sospetto crescente nei confronti dei musulmani - è più Elia quello a cui girano le balle per i controlli di frontiera profilati tra Italia e Francia e per le disponibilità telefoniche che diventano magicamente dinieghi nell’incontro coi potenziali datori di lavoro - ma l’orgoglio di aver svolto il proprio ruolo con coscienza nei confronti dei figli, anche se in questo racconto di filiazione non mancano le note sorde o dissonanti, che entrano in gioco per esempio in relazione al rapporto di Aldo con la moglie, madre di Elia, pieno di contraddizioni e di non detto.

Colpisce, alla fine di questo lungo viaggio attraverso quattro paesi e diversi generi, incluso il western, con un divertito omaggio al Leone “spagnolo”, la capacità di Moutamid di giocare con i registri del racconto, grazie a una non comune ironia discorsiva, a una sapiente scrittura di montaggio, ma anche a uno sguardo filmico incisivo e mai banalmente descrittivo, qualità emerse già nel corto pluripremiato Gaiwan (2015) e nella webserie Arabiscus - Le conseguenze dell’invasione (2016-17). Un talento il suo su cui scommettere a colpo sicuro, nel panorama promettente dei cineasti italiani di seconde generazioni, afrodiscendenti e non.

Leonardo De Franceschi | Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano 2018

Cast & CreditsTalien
Regia: Elia Moutamid; sceneggiatura: Elia Moutamid; con: Elia Moutamid, Abdelouahad Moutamid; fotografia: Gianluca Ceresoli; suono in presa diretta: Marco Parollo; sound design: Matteo Di Simone; art director: Giorgio Poloni; montaggio: Mauro Rodella; musiche: Piernicola Di Muro, con The Budapest Scoring Orchestra; con: Abdelouahab Mouatamid, Elia Mouatamid; origine: Italia, 2018; formato: DCP; durata: 87’; produzione: Graziano Chiscuzzu, Mauro Rodella, Gianluca Ceresoli, Giorgio Poloni, Pietro Comini e Chiara Budano per cinqueesei ; Facebook: @Talienilfilm.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 21 maggio 2018

Cannes 71: premiato Spike Lee

Spike Lee, lanciato nel 1986 proprio dal Festival di Cannes con Lola Darling, si è aggiudicato (...)

mercoledì 18 aprile 2018

Cannes 71: DuVernay e Nin in giuria

Annunciata anche la Giuria ufficiale del prossimo Festival di Cannes (8-19 maggio), presieduta (...)

martedì 17 aprile 2018

Cannes 71: Mohamed Ben Attia alla Quinzaine

Il film tunisino Weldi (Mon cher enfant) di Mohamed Ben Attia sarà presentato in prima mondiale (...)

venerdì 13 aprile 2018

Cannes 71: per i 100 anni di Nelson Mandela

Nelson Mandela avrebbe compiuto 100 anni nel 2018. Tra le anticipazioni del programma del (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha