title_magazine

Afriche in movimento sulla Croisette

di Maria Coletti

Festival di Cannes, 8-19 maggio 2018

Una presenza ancora una volta minoritaria, ma molto importante, quella di film e cineasti/cineaste afrodiscendenti nella prossima edizione del Festival di Cannes, che è iniziato proprio oggi.
Una buona notizia è già quella della scelta, per la giuria ufficiale della 71ma edizione, della cineasta afroamericana Ava DuVernay e della musicista burundese Kjadja Nin.
Ricordiamo DuVernay tra le altre cose per essere stata la prima donna afroamericana a ricevere una nomination ai Golden Globe e ai Critics Choice Award come miglior regista per il film Selma - La strada per la libertà (2014). Mentre Nin è una cantante di musica pop/world music burundese e residente in Belgio, nominata Ambasciatrice di buona volontà dall’Unicef e impegnata nel sociale, tanto da ricevere il premio Action Féminine 2016 dall’Unione delle Donne Africane.

Ma passiamo al Concorso.
Non passa certo inosservato il ritorno di Spike Lee con il suo BlacKkKlansman . Il film è basato sulla storia vera di Ron Stallworth, un poliziotto afroamericano di Colorado Springs che negli anni ‘70 riuscì ad infiltrarsi in un gruppo di fanatici razzisti del Ku Klux Klan. In stretta collaborazione con un agente bianco che si recava al suo posto agli incontri coi membri del Klan, Stallworth - interpretato da John David Washington, figlio di Denzel - ottenne un gran numero di informazioni, occupandosi di persona della corrispondenza, delle telefonate e di tutte le azioni che non richiedessero la sua presenza fisica.
BlacKkKlansman ha già la data di uscita negli USA: il 10 agosto, nell’anniversario dei tragici eventi di Charlottesville. Il 12 agosto 2017, infatti, nella città della Virginia si stava svolgendo una doppia manifestazione: da un lato c’erano i ’suprematisti bianchi’, razzisti e di estrema destra che protestavano contro la rimozione della statua del generale Robert Lee, eroe dei sudisti durante la Guerra Civile americana; dall’altro la contro-protesta antirazzista. Ma un militante neonazista si è diretto con la propria auto verso gli antirazzisti, provocando la morte di una donna di 32 anni, Heather Heyer, e diversi feriti.
In concorso troviamo anche un’interessante opera prima, Yomeddine del regista egiziano Abu Bakr Shawky. Il film è una commedia on the road di formazione e segue le tracce di due uomini, Beshay e Obama: un lebbroso copto e il suo apprendista orfano, che lasciano per la prima volta i confini del lebbrosario in cui vivono per intraprendere un viaggio attraverso l’Egitto, alla ricerca di ciò che resta delle loro famiglie, nel tentativo di scoprire perché i genitori li hanno abbandonati.
Shawky in Yomeddine sviluppa la sua storia prendendo spunto dal suo cortometraggio documentario The Colony, che raccontava alcune storie dei residenti della colonia di lebbrosi di Abu Zaabal in Egitto. Il protagonista è interpretato da Rady Gamal, un attore non professionista che soffre di lebbra ed è un residente della colonia di lebbrosi.

Una talentuosa presenza femminile la troviamo nella sezione Un Certain Regard, con due cineaste africane selezionate: Wanuri Kahiu (Kenya) e Meryem Benm’Barek (Marocco).
Rafiki [nella foto] di Wanuri Kahiu è il primo film keniano nella selezione ufficiale del Festival di Cannes. Dopo un brillante esordio con l’opera prima From a Whisper (2009) e il pluripremiato corto di science-fiction Pumzi, la regista porta nella sezione Un Certain Regard una sorta di "Romea e Giulietta", la storia d’amore tra due ragazze i cui padri sono rivali politici e che devono superare il pregiudizio e la discriminazione per stare insieme, per poi trovarsi a dover scegliere fra felicità e sicurezza.
Rafiki è ispirato al racconto di Monica Arac de Nyeko, Jambula Tree (2007), che era ambientato in Uganda: nell’adattarlo nella realtà keniana, la regista ha dato molto spazio alla musica e alla moda, tratteggiando la realtà quotidiana di un quartiere di Nairobi.
Sofia è invece l’opera prima della franco-marocchina Meryem Benm’Barek. Sceneggiato dalla stessa regista, il film inizia a un pranzo di famiglia, quando la giovane Sofia viene colta da un violento mal di pancia. Sua cugina Lena, una studentessa di medicina di estrazione privilegiata, le tasta il ventre. Dell’acqua scorre tra le cosce di Sofia: sta per partorire, ha nascosto la gravidanza. Le due cugine vanno in ospedale, facendo credere alla famiglia di passare in farmacia. L’ospedale accetta di prendersi cura di Sofia, ma solo a condizione di fornire i documenti di identità del padre entro la mattina seguente; altrimenti, andrà in prigione. Non appena il bambino arriva, le due cugine, che sono l’una l’opposto dell’altra, si imbarcano in una sfrenata ricerca notturna alla ricerca del padre del bambino.
La regista ha dichiarato che l’idea di Sofia le è venuta "prima di tutto perché mi mancava qualcosa nella rappresentazione delle donne nel mondo arabo. Molto spesso nei film le eroine arabe sono sotto l’influenza della dominazione maschile, presentate come vittime del patriarcato. Questa interpretazione, anche se corretta a certi livelli, mi sembra insufficiente. Penso che manchi una riflessione più completa che tenga conto del contesto sociale ed economico".

Buonissime notizie dalla Quinzaine des Réalisateurs, dove troviamo Weldi (Mon cher enfant) di Mohamed Ben Attia (Tunisia) e Amin di Philippe Faucon (Francia), entrambi in anteprima mondiale.
Al suo settimo lungometraggio, anche questo come Hedi (2016) prodotto da Dorra Bouchoucha (Nomadis Image), Mohamed Ben Attia racconta in Weldi la storia di due genitori sconvolti dalla partenza del giovane figlio per la Siria. Dopo aver cercato invano di rintracciarlo, il padre si mette in viaggio sulle sue tracce, fino ad arrivare a Karkemish in Turchia.
Con Amin il regista francese Philippe Faucon firma il suo decimo lungometraggio, dopo film che si sono distinti ai festival internazionali (Samia a Venezia nel 2000, La Trahison a Toronto nel 2005, Fatima alla Quinzaine des Réalisateurs 2015, vincitore dei César 2016 come miglior film, miglior adattamento e migliore speranza femminile). Scritto dal regista con Yasmina Nini-Faucon e Mustapha Kharmoudi, il film ruota attorno alle vicende di Amin, venuto dal Senegal per lavorare in Francia, lasciando a casa la moglie Aïcha e i loro tre figli. In Francia Amin conduce una vita solitaria fra il lavoro nei cantieri e l’alloggio dove vive, finché non incontra Gabrielle, una donna a cui si lega.

Diversi altri titoli di nostro interesse anche nell’altra sezione parallela, la Semaine de la Critique: fra i cortometraggi in competizione, troviamo anche Un jour de mariage / A wedding day di Elias Belkeddar (Algeria/Francia), in prima mondiale; mentre, fra le proiezioni speciali, segnaliamo il lungometraggio Shéhérazade di Jean-Bernard Marlin (Francia), anche questo in prima mondiale.

Tra le Proiezioni Speciali di questa 71ma edizione del Festival di Cannes troviamo un documentario che ricostruisce la lotta contro l’apartheid di Nelson Mandela: The State against Nelson Mandela and the others di Nicolas Champeaux e Gilles Porte
Mentre, nelle Proiezioni di Mezzanotte, lo scozzese Kevin Macdonald con il suo Whitney tratteggia l’esistenza della mitica cantante pop afroamericana Whitney Houston.

Una novità del Festival di Cannes di quest’anno è la moltiplicazione delle Master Classes, con diversi incontri con grandi cineasti da tutto il mondo.
Uno degli appuntamenti da non perdere è la Master Class con il regista afroamericano Ryan Coogler che si svolgerà giovedì 10 mai alle 16, nella Sala Buñuel. Coogler, che torna a Cannes dopo cinque anni da Fruitvale Station (2013), prodotto da Forest Whitaker, ha realizzato quest’anno Black Panther (2018), prodotto dalla Marvel, rivoluzionando la storia dei film di supereroi in versione black e piazzandosi al quinto posto nella storia del box office, già dal primo week-end della sua uscita negli Usa. Tra l’altro l’attore Michael B. Jordan, che interpreta tutti e tre i film realizzati da Coogler, è anche lui in selezione ufficiale del festival, nel film Fahrenheit 451 realizzato da Ramin Bahrani.

Un posto d’onore fra i paesi africani a Cannes è senza dubbio occupato dalla Tunisia, che quest’anno è presente con molti film e appuntamenti importanti. Oltre al film in concorso alla Quinzaine des Rèalisateurs (Weldi), ad aprire la sezione è proprio un quartetto di cortometraggi della Tunisia Factory, quattro corti realizzati a quattro mani da registi/registe della Tunisia e cineasti internazionali: Best Day Ever del duo tunisino-afgano Anissa Daoud e Aboozar Amini; Omerta della coppia franco-tunisina Mariam Al Ferjani e Mehdi Hamnane; L’Oiseau Bleu, un film tunisino-srilankese di Rafik Omrani e Suba Sivakumaran; Leila’s Blues del duo franco-tunisino formato da Ismaël e Fateme Ahmadi.
Altri due appuntamenti importanti con il cinema tunisino si terranno l’11 e il 15 maggio. L’11 maggio alle 11 presso il Pavillon Tunisien (stand n° 104) del Village International, verrà presentata la prima edizione del festival Manarat (Festival del cinema mediterraneo della Tunisia) che si svolgerà per la prima volta a Tunisi e in altre città dal 9 al 15 luglio. Mentre il 15 maggio è prevista alle 11 la conferenza stampa della prossima edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage, che si svolgeranno a Tunisi dal 3 al 10 novembre.

Ad arricchire la presenza africana al Festival di Cannes anche uno sguardo al passato e alla storia del cinema, con quattro film restaurati che verranno presentati nella sezione Cannes Classics: tre dal Senegal e uno dall’Egitto.
Iniziamo da Fad’jal di Safi Faye, il primo lungometraggio realizzato da una regista africana. Presentato a Cannes nel 1979 (Un certain regard), sarà di nuovo presentato il 16 maggio alla presenza della regista nella versione restaurata in 2k a partire dalla pellicola 16 mm, grazie al lavoro del Centre national de la Cinématographie nei laboratori di Bois d’Arcy a Parigi.
Realizzato nel 1963 e presentato al Festival de Cannes nel 1964, il cortometraggio Lamb di Paulin Soumanou Vieyra è stato restaurato grazie alla Cinémathèque Afrique dell’Institut français e di Stéphane Vieyra, il figlio del regista. Il corto era già stato presentato al Pavillon des Cinémas du Monde nel 2014, in una versione HD realizzata con il sostegno dell’Organisation internationale de la Francophonie, ma questa volta si tratta di un restauro digitale (2K) a partire dai negativi 35 mm effettuato presso i laboratori Eclair. Primo africano a diplomarsi all’Idhec (Institut des hautes études cinématographiques), Vieyra è stato anche critico e storico del cinema, tra i fondatori della Federazione panafricana dei cineasti (FEPACI) nel 1969 e coregista di Afrique sur Seine del 1955, film culto che segna l’inizio del cinema dell’Africa subsahariana.
E’ su iniziativa del suo coproduttore dell’epoca, Pierre-Alain Meier (Thelma Film AG), che è possibile vedere quest’anno a Cannes la versione restaurata di una pietra miliare del cinema africano, Hyènes di un fuoriclasse prematuramente scomparso come Djibril Diop Mambety. Il restauro è stato realizzato nell’autunno con il sostegno della Cineteca Svizzera presso i laboratori Eclair. Hyènes, adattamento da La visita della vecchia signora di Dürrenmatt, era stato presentato in concorso ufficiale a Cannes nel 1992 e il suo valore estetico, oltre che la musica sofisticata di Wasis Diop, aveva conquistato critica e pubblico.
L’Egitto è invece degnamente rappresentato a Cannes Classics da un’altra pietra miliare: El Massir ( Le Destin , 1997) del maestro Youssef Chahine, che viene presentato a Cannes anche come anteprima della retrospettiva integrale che gli sarà dedicata alla Cinémathèque française il prossimo ottobre. Restaurato (4K) nei laboratori Éclair, il film, capolavoro cinematografico contro l’integralismo e ogni tipo di intolleranza ambientato nell’Andalusia araba del XII decolo, sarà proiettato all’aperto nella suggestiva cornice del Cinéma de la Plage.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha