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FESCAAAL 2019: Tezeta e le piccole zebre del MiWY

di Leonardo De Franceschi

Incontro con la madrina del 1° MiWorld Young Film Festival

La grande novità di questa 29a edizione del Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina di Milano è la nascita di uno spin-off, un vero e proprio festival del festival, il il MiWorld Young Film Festival, o MiWY in breve, curato da Manuela Pursumal e Alessandra Speciale, che in sei giorni ha presentato in diverse matinée una scelta dei titoli in selezione ufficiale, al termine di un percorso di formazione per docenti reso possibile da un progetto del MiBAC e del MIUR. Come hanno spiegato a un Auditorium San Fedele sabato mattina stracolmo di ragazzi di tutte le origini e dei loro insegnanti le due coordinatrici, il MiWY raccoglie l’eredità dello Spazio Scuole, dando maggiore visibilità e valore a questa iniziativa di avvicinamento di insegnanti e studenti al cinema del Sud del mondo come strumento di dialogo e riflessione sulla contemporaneità, quanto mai preziosa in un periodo in cui si continuano ad erigere muri di diffidenza e pregiudizio nei confronti dell’Altro.

Il volto di questa prima edizione del MiWY è stata una raggiante Tezeta Abraham, che con calore e entusiasmo ha accolto le giurie docenti e studenti sul palco, le quali hanno attribuito premi a film toccanti come il lungometraggio egiziano Yomeddine di Abu Bakr Shawky (premio della Giuria Docenti ISMU), il corto franco-riunionese Tangente di Julie Jouve e Rida Belghat (premio del Pubblico al Miglior Corto e della Giuria Studenti) e un corto egiziano, Induced Labor, di Khaled Diab (premio del Pubblico al Miglior Lungometraggio). L’attrice italiana, nata a Gibuti da una famiglia etiope e divenuta una beniamina del pubblico Rai dopo la serie È arrivata la felicità, è apparsa di recente nel corto La festa più bellissima di Hedy Krissane, presentato all’ultima Mostra di Venezia, e ha firmato la regia di un piccolo short documentario, La pace all’improvviso (2018). L’abbiamo incontrata nel foyer del San Fedele, sullo sfondo gli applausi dei giovani spettatori ai film premiati, riproposti al termine della premiazione.

Madrina di questa prima edizione del MiWY, il festival nel Festival dedicato al mondo dei più piccoli, che impressione ti riporti a casa da questa esperienza e come è stato l’incontro con i ragazzi?

L’incontro con i ragazzi è stato molto bello ed è stato emozionante vederli tutti insieme sul palco emozionarsi nell’assegnare un premio e spiegare le motivazioni.

Da spettatrice sei curiosa di film dal Sud del mondo, ti capita di vederne? Li vai a cercare?

Da spettatrice sì, perché cerco qualcosa che mi racconti il mondo com’è oggi, un mix ancora non ben controllato perché la globalizzazione è in atto ma le istituzioni faticano a gestire certe dinamiche, visto che seguono i tempi lenti della burocrazia mentre la società spesso è più veloce di quanto ci venga raccontato ufficialmente. Sono molto affascinata dai film indipendenti. Ne vedo tre-quattro al giorno, talmente tanti che a volte dimentico titoli e registi.

Una delle tue ultime cose da attrice è il corto di Hedy Krissane La festa più bellissima, in cui per la prima volta interpreti una mamma, ruolo che per così dire hai anche nella vita, essendo diventata madre di un bellissimo bambino di tre anni. Il film è stato prodotto sotto l’ombrello del progetto MigrArti del Mibact, che è stato recentemente soppresso. Sei preoccupata da questa decisione?

Ovviamente sì, perché a livello mediatico già in Italia è molto difficile emergere, e ci rendiamo conto che i bandi culturali non prevedono più nessun tipo di possibilità di narrazione per gli autori di origine diversa. Del resto non è una condizione solo italiana, io ero preoccupata già quando ho visto Trump salire alla Casa Bianca, o quando ho sentito per la prima volta la parola Brexit. però devo dire che per fortuna Hollywood ci stupisce, per fortuna, quindi abbiamo capolavori come la serie True Detective e Green Book con i suoi Oscar. Igiaba Scego mi ha fatto riflettere sul fatto che in certi momenti storici, come quello che stiamo vivendo adesso, con i nazionalismi in ascesa in tutta Europa, ci sono due opzioni, soccombere oppure reagire, e allora tu di conseguenza per forza di cose reagisci, reagisci semplicemente vivendo, dicendo quello che pensi, e speriamo che quello che diciamo e pensiamo venga accolto anche dalle istituzioni. La cosa che mi disturba un po’ è questo accostamento tra ius soli e sinistra, che non funziona perché sappiamo tutti che gli stranieri non sono né di destra né di sinistra, anzi forse sono tendenzialmente più conservatori. Dunque io la sfida che lancio al nostro Ministro degli Interni è di fare uno smacco al PD, che non ha approvato la riforma della cittadinanza. Facesse lui lo ius soli, sicuramente ci guadagnerebbe in termini di voti. Sono tempi difficili, vediamo quanto spazio avrà la destra non solo in Italia ma anche nel mondo.

Prima citavi Igiaba Scego e penso all’articolo che lei scrisse in occasione dell’uscita della prima stagione di È arrivata la felicità. In questa occasione e anche in seguito credo che tu abbia preso consapevolezza anche dell’importanza politica e simbolica dei ruoli che vai a scegliere come attrice, almeno per un segmento di pubblico di origine diversa. C’è un ruolo particolare che ti piacerebbe interpretare?

Continuo a fare provini e vedere cosa offre il mercato, ma veramente in questo momento sono molto più proiettata in una dimensione di autrice, sto piano piano studiando serenamente per poter lavorare dietro le quinte. Negli ultimi anni però, da quando sono diventata madre, non so perché ma ho incominciato ad apprezzare il genere horror e thriller, dunque mi piacerebbe farne uno in Italia. Sarei incuriosita anche dal fare un personaggio cattivo, perché trovo che i personaggi cattivi siano molto più intriganti, però non ho fretta. In questo momento artisticamente mi sento serena proprio perché sto investendo molto sull’aspetto autoriale, ho molto da raccontare e vorrei vedere quali opportunità si aprono in Italia.

Quindi dopo l’esperienza del tuo primo piccolo documentario hai altri progetti di regia?

Con Hedy Krissane per la prima volta ho scritto anche il mio primo soggetto quindi per me il bando MigrArti è stata un’opportunità per mettermi in gioco, grazie appunto ad Amin Nour, che mi ha invitato a scrivere un soggetto per partecipare al bando. Poi certo sono esperimenti, prima di fare un’opera fatta bene ci vuole esperienza, siamo d’accordo, però l’esperienza come te la crei, se le istituzioni non ti aiutano? Dunque è un circolo vizioso, per cui io spero veramente che il MiBAC in qualche modo si renda conto che abbiamo bisogno anche di storie come le nostre, per far sì che non ci siano seconde generazioni relegate alle banlieue come in Francia.

Leonardo De Franceschi | 29. Festival del Cinema Africano Asia e America Latina

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