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FESCAAAL 2019: Rih rabani / Divine Wind

di Merzak Allouache

Un incendio visto da lontano

Presentato in anteprima mondiale a Toronto, Divine Wind (2018) del veterano Merzak Allouache era senz’altro tra i film più attesi in concorso al 29° FESCAAAL nella sezione Finestre sul mondo, dove l’eclettico autore di Omar Gatlato è passato più volte e con successo. Il partito preso politico ed estetico, un huit-clos sugli ultimi giorni di due giovani attentatori di matrice integralista girato in bianco e nero non poteva che incuriosire. A conti fatti, l’elemento più positivo rimane il ritorno a un gesto registico più controllato e spoglio, che allontana dalla nostra memoria l’ipercinetismo insistito di Madame Courage (2015), mentre drammaturgia e lavoro sugli attori avrebbero meritato un grado di cura e di coraggio maggiori, ma proprio in talune sue incertezze il film rivela che su certi temi è ancora difficile in Algeria esprimere una visione pienamente libera, visto che gli anni bui della guerra contro il terrorismo hanno lasciato molte ferite ancora aperte.

Ambientato e girato a Timimoun, nel Sahara algerino, il film nulla concede all’orientalismo da circuito arthouse. L’azione si sviluppa alla vigilia dell’arrivo di Nour (Sarah Layssac), una ragazza franco-algerina che si rivelerà essere una temibile arruolatrice di foreign fighters destinati a unirsi alle cellule terroristiche nel sud, ma l’asse prospettico inizialmente è tutto per Amine (Mohamed Oughlis), un giovane anche lui venuto da fuori, e che il padre crede alla ricerca di un lavoro all’estero. Insieme a lui una donna di casa, abituata ai lavori domestici e al silenzio, la nera El Hadja (Messaouda Boukhira), segretamente in contatto con le forze di sicurezza per il tramite del colonnello Djamel (Hacene Benzerari). Quando Nour compare dal nulla, ci vuole poco a capire chi è che comanda: tanto lui appare spaurito e titubante, quanto lei decisa e finanche autoritaria e sprezzante, nei confronti tanto di lui quanto della donna. Il loro destino si compie nell’arco di pochi giorni, che porteranno i due ad avvicinarsi e toccare con mano l’uno la fragilità dell’altra, mentre il piano di attentato all’impianto di raffineria poco lontano viene modificato e li obbliga a una scelta ancora più radicale e definitiva.

Girato con un bianco e nero povero e sporco, lontano anni luce dal nitore in odore di calligrafia di Roma, per capirci, con luci naturali e addirittura passaggi in cui l’oscurità del deserto viene ferita solo dai fari di una jeep, senza l’ausilio di una colonna sonora, Divine Wind costringe spettatore e spettatrice a concentrare l’attenzione su questo rapporto a due che procede a strappi, con Nour, rigorosamente velata, che oscilla tra furiosi eccessi rigoristici e improvvisi cedimenti al piacere di vivere. Sullo sfondo, l’eco dei notiziari sugli arresti dei terroristi ma anche la presenza lontana di una catena di comando che impartisce ordini alla ragazza. Qua e là cogliamo brandelli di verità sul passato di lei mentre, se si eccettua questo rapporto col padre che sembra essere l’unico tenue filo che lo lega al mondo, Amine galleggia in un tempo sospeso pieno di paura. Allouache prova a restituire dignità e cittadinanza a El Hadja, fantasma di una nerezza a lungo invisibilizzata nel cinema del Maghreb, ma non riesce ad avvicinarla più di tanto.

Quel che è peggio, anche lo sguardo sui due giovani, con modalità diverse, rimane al di qua di un’osservazione partecipante. Nonostante indulga spesso specie nei loro confronti in riprese in continuità, che valorizzano il linguaggio del corpo, e in primi piani, il regista si innamora esteticamente della bellezza di questi due volti sfigurati da una scelta di morte ma rinuncia a restituircene l’ambiguità, e anzi mostrando come la loro stessa curva espressiva sia modificata dagli psicofarmaci che prendono per farsi coraggio, tesse un racconto per immagini di cruda efficacia figurativa, drammaturgicamente corretto, ma inerte sul piano emozionale e tutto sommato assai meno coraggioso di quanto non fossero stati a suo tempo l’Abu-Assad di Paradise Now (2005) e il Bouzid di Making of (2006).

Leonardo De Franceschi | 29° Festival del Cinema Africano Asia e America Latina

Cast & CreditsRih rabani - Divine Wind
Regia: Merzak Allouache; sceneggiatura: Merzak Allouache; fotografia: Mohamed Tayeb Laggoune; suono: Mohamed Amine Teggar; montaggio: Merzak Allouache - Factory Corp.; interpreti: Sarah Layssac, Mohamed Oughlis, Messaouda Boukhira, Hacene Benzerari, Abdelatif Benahmed, Brahim Derris; origine: Algeria/Francia, 2018; formato: DCP, bianco e nero; durata: 96’; produzione: Merzak Allouache, Nabil Khelili, Sid Ali Allouache e Serge Lledo per Les Asphofilms (Parigi) / Baya Films (Algeri).

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