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Kinshasa Palace

di Zeka Laplaine

Frammenti di una cronaca familiare

Tra i titoli africani in cartellone alla Festa Internazionale di Roma, Kinshasa Palace, presentato nella sezione Extra, merita sicuramente una particolare attenzione. Il regista congolese Zeka Laplaine, qui al suo terzo lungometraggio, affronta con struggente realismo il tema dell’abbandono, della ricerca di qualcuno, che si trasforma lentamente nella ricerca di un’identità personale e familiare, smarrita o poco nota. La vicenda ha inizio quando Max improvvisamente scompare, lasciando moglie e figli a domandarsi angosciati il perché di tale gesto. Tutta la famiglia si rivolge, allora, a suo fratello Kaze (interpretato dallo stesso Laplaine), che ultimamente viveva con lui, sperando che possa dare informazioni utili a ritrovarlo. Ma Kaze non sa dove sia andato Max: tutto quello che rimane di lui sono alcuni filmati girati poco prima di sparire, che ritraggono momenti di vita vissuti con i figli e la moglie, con i genitori, con le sorelle.

Questi apparenti appunti di viaggio, stralci di conversazioni con i propri familiari, conducono Kaze nella storia della propria famiglia, attraverso i passaggi difficili che l’hanno caratterizzata. Le immagini video lasciano progressivamente posto alla parola, attraverso i racconti personali degli intervistati: una madre che vive a Kinshasa e cerca di ricostruire la propria storia attraverso un mucchio di fotografie disparate; un padre che non trova più la sua dimensione umana e personale in un Paese estraneo, il Portogallo, parlando dei giorni trascorsi in Zaire, come ancora chiama con sentimento e nostalgia la sua terra d’origine prima che diventasse il Congo; figure che si stagliano scure e indefinite in controluce, quasi sovrapposte agli spazi della città estranea, o leggermente sfocate e marginali nei ristretti ambienti domestici. I racconti delle proprie esperienze lasciano trapelare un senso di vuoto, di non appartenenza, di estraneità. Altrove ricorrono colloqui con le due sorelle, cresciute separate dal resto della famiglia, che ripercorrono dolorosamente un’infanzia solitaria: una vive ora a Parigi, l’altra a Kinshasa, dove le figlie dei vicini la chiamano mamma.

Ai video di Max si alternano fotografie in bianco e nero della famiglia, frammenti del passato che si cuciono insieme per ricostruire i pezzi di un quadro che lentamente si arricchisce, si svela a se stesso e allo spettatore con disarmante realismo. La macchina da presa indaga silenziosa le stanze vuote, si sofferma sugli oggetti comuni, testimoni della memoria. Tutto il lungometraggio è girato in video, secondo lo stile proprio del documentario, così che i filmini amatoriali di Max si fondono ininterrotti con le scene del film, mescolando e sovrapponendo i diversi livelli della narrazione. La finzione si fonde con la realtà (Kaze è l’anagramma evidente di Zeka, gli stessi personaggi, a eccezione di Zeze Motta, sono i suoi veri parenti), e la vicenda personale si fa immediatamente esperienza storica, condizione umana di chi ha visto sovvertire l’ordine del proprio mondo, di chi si è dovuto separare dai propri affetti per preservarli e proteggerli, a costo di perdersi nei meandri del Tempo e della Storia.

Lo spettatore si lascia condurre, insieme al protagonista Kaze, in questo flusso di parole, di frammenti e di ricordi, in giro per il mondo alla ricerca di Max, alla ricerca di se stessi...

Girato con una tecnica che tende a decostruire e abolire qualsiasi retorica, o facile sentimentalismo, il film di Laplaine riesce a regalarci un’emozione autentica, donandoci la possibilità rara di essere i testimoni di un racconto di vita vero, e di comprendere, insieme ai protagonisti, il senso profondo di questo percorso.

Maddalena Franzosi

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Cast & Credits Kinshasa Palace
Regia e sceneggiatura: Zeka Laplaine; fotografia: Octavio Espirito Santo; suono: Christophe Couget-Moreno; musica: Gilles Fournier; montaggio: Agnès Contensou; interpreti: Zeze Motta, Iris Laplaine, Gaspard Laplaine, Ambre Laplaine, Zeka Laplaine, Fabienne Luco, Kapinga Wambombo; origine: Francia/Repubblica Democratica del Congo, 2006; formato: Betacam; durata: 75’; produzione: Les Histoires Weba, Bakia Films; distribuzione: Les Histoires Weba; sito ufficiale: www.leshistoiresweba.com

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