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Five Fingers - Gioco mortale

di Laurence Malkin

Un thriller parlato

Parole, immagini, tv, giornali, proclami… la parola sembra subentrare all’azione. Perché tutto il mondo può ascoltarla nello stesso momento, subendone un effetto che può comodamente esser calcolato a priori.
Martijn suona il pianoforte. Le dita scandiscono la colonna sonora che accompagna le rituali riprese aeree di tetti e villini. Ed è già thriller, è già clue, e non soltanto nel moderno intreccio di appartenenze, cui spesso il genere ricorre, tra titolo e opera, ma anche nel ruolo figurato che Martijn (Ryan Philippe) ricoprirà nel film. Il maschietto, nota pin-up d’oltreoceano già avvistata in Cruel Intentions, sarà protagonista della vicenda e terra di mezzo tra set e platea, tra il mondo della misurata, spasmodica narrazione e il mondo della cruda, subitanea contingenza fruitiva del coup de theâtre.

A questa base semiologica della trama sottotestuale corrisponde una struttura narrativa schematica, capitolare e micro-eventuale, coniugata a dei dialoghi accurati, che compongono la tavola numerica intessuta degli indizi che, a rilascio progressivo, contestualizzano la vicenda narrata - che dunque è volutamente rinchiusa nella strenua unità spazio-temporale per poter poi esplodere con più fragore - e riducono il gap di focalizzazione tra lo spettatore e l’istanza narrante. Dialoghi, direbbe McLuhan, che scaldano la comunicazione e preparano il terreno per la sempre ostica virata registica del dénouement.

Giunto in Marocco, dove Martijn si era recato con il suo accompagnatore per lavorare a un programma alimentare, i due prendono una corriera e vengono subito rapiti e condotti in un luogo misterioso, dove si svolgerà tutto il resto del film. Qui si consuma il feroce braccio di ferro mentale e fisico tra i terroristi e Martijn, che man mano è costretto a svelar(ci) la verità, serie di elettroshock a bassissimo voltaggio che si tatuano sulla pelle dello spettatore. Vi svelo un segreto: sono proprio five fingers a regolare la struttura della narrazione, essi stessi sono indizi, clues dell’impianto teorico. Doppio vettore, narrativo e metatestuale, che lavora così bene nel processo di comunicazione tra il thriller e il moderno sguardo del pubblico di oggi.

Laurence Malkin tiene così i due piedi sia nella staffa dei dialoghi che in quella della sceneggiatura, senza poter contare su una trama ricca di idee, rovesciamenti e di coups. Questa scelta denegata si maschera bene dietro uno dei migliori interpreti statunitensi del genere, Laurence Fishburne (Ahmed), già molto efficace nei panni del leggendario Morpheus nella saga di Matrix, che esalta i pochi, veri eventi presenti nella struttura narrativa. In effetti, in questo caso l’intricato interrogatorio-tortura spionistico che Ahmed rivolge a Martijn si incarica di fare il thriller, che assume un connotato spionistico molto ingombrante dal punto di vista drammaturgico, tanto da persuadere Malkin che potrà sbarazzarsi del lavoro con gli attori. In certi punti, essi sembrano come impedire al regista di preparar(ci) con la dovuta discrezione alla serie di mini-coups finali, e ad alcuni in particolare.

Il risvolto più interessante del discorso politico di Five Fingers è l’immagine che se ne ricava del terrorismo. L’elemento centrale di questo ritratto, così funzionale all’opera e dunque, in certa misura, pretestuoso, è il mondo dei mass media. È l’immagine che viaggia a centinaia di chilometri di distanza, scoperta dal mito del terrorista mediorientale come nuova, temibile arma della guerra che oggi come mai avvince il mondo in un’inesorabile ignoranza collettiva e in un controverso amore-odio – e quindi, oso dire, sudditanza psico-fisica - con l’immagine televisiva, elemento di rivalsa del terzo mondo degli abili comunicatori contro l’occidente e pietra dello scandalo del mondo contemporaneo.

Il terrorista diplomatico che si maschera, si nasconde dietro a una benda sugli occhi, che ricorre alle armi solo secondo calcoli perfetti, portando all’estremo il cinismo che contraddistingue il rapporto tra l’uomo e le armi. Qualunque sia il ritratto del terrorista, è tanto più importante comprendere grazie a chi e a cosa tutto il mondo può accedere a questo ritratto.

Simone Moraldi

Cast & Credits Five Fingers (Five Fingers - Gioco Mortale)
Regia: Laurence Malkin; sceneggiatura: Chad Thumann, Laurence Malkin; fotografia: Alexander Gruszynski; scenografia: Julie Berghoff; costumi: Alysia Raycraft; montaggio: Maureen Meulen, Herman P. Koerts; musica: John Rea; interpreti: Ryan Philippe, Laurence Fishburne, Touriya Haoud, Colm Meaney, Said Taghmaoui, Gina Torres; origine: Usa, 2006; formato: 35 mm, 1.85; durata: 86’; produzione: Element Fims, Cinema Gipsy Production; distribuzione italiana: DNC Entertaiment; sito italiano: www.screenweek.it/fivefingers

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