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Jamal

di Luisella Ratiglia

Piccoli mondi chiusi in se stessi

«Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare» cantava negli anni ’70 Francesco Guccini per criticare l’Italia chiusa che iniziava a confrontarsi con temi scomodi quali l’aborto. Il cantautore si scontrava con l’ipocrisia di chi si nascondeva, faceva finita di non vedere, ma sapeva. Tutti chiusi nelle loro banali vite, nella routine, affannati solo dietro ai loro problemi e alle loro ragioni, ogni elemento esterno di rottura veniva allontanato senza prendere neppure in considerazione l’ipotesi di un possibile confronto. Sono passati più di trenta anni, l’Italia è cambiata, è passata la legge sull’aborto e, da paese di emigranti, è diventata una nazione che accoglie immigrati. Negli ultimi dieci anni, la tranquilla vita della piccola Italia è stata scossa dalla presenza dell’altro. Gli stranieri vengono accolti, ma con diffidenza, e tutto va bene fino a quando la loro presenza non interagisce troppo da vicino con le nostre vite.

Luisella Ratiglia con il suo cortometraggio Jamal (2006), presentato alla prima edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Extra, affronta proprio il tema della paura dell’altro. Il progetto della Ratiglia è stato finanziato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Roma e si pensa già a un lungometraggio che prosegua il discorso iniziato con il cortometraggio presentato in questi giorni nella capitale. Jamal in cinque minuti racconta un dramma che si consuma tra le vie strette e confuse del centro di Roma. Tutto inizia in un bar dove una donna (Maya Sansa), indaffarata e presa da una conversazione al cellulare, sente su di sé lo sguardo di un uomo (Hedy Krissane, attore e regista tunisino). Si tratta di un arabo che segue con interesse e attenzione ogni suo movimento. Quando la donna esce dal locale e l’uomo inizia a seguirla, in lei prendono forma incubi e paure dettati dai più triti luoghi comuni e così si mette a correre. Due uomini vedono la scena tra i due e li seguono, per difendere la donna.

Perché scappare? Perché, in fondo, non si può mai sapere. Cosa potranno mai volere? La donna non riesce a pensare e si lascia prendere immediatamente da pregiudizi inconsci e difficili da ammettere, anche di fronte a se stessi.
Un brevissimo cortometraggio che la Ratiglia ha prodotto grazie alla Provincia di Roma, ma anche grazie alla casa di produzione Frame by Frame, che sperimenta le nuove frontiere della tecnologia digitale, fondamentali per permettere ai giovani registi di esprimersi. La Ratiglia ha quindi avuto l’occasione di raccontare la sua «piccola storia ignobile» prendendo spunto da una situazione che ha vissuto lei stessa e dalla quale si è ispirata per il suo cortometraggio, ma Jamal utilizza una struttura con finale a sorpresa che è stata vista e sfruttata già troppe volte. Le vicende del corto, che la Sansa ricostruisce solo alla fine, con suo enorme stupore, sono prevedibili sin dall’inizio.

Nonostante l’assoluta mancanza di originalità nelle scelte stilistiche e nella struttura del film, Jamal concentra però l’attenzione su un aspetto, tanto interessante quanto triste, della nostra società: l’indifferenza e la paura dell’altro che teniamo nascoste e che non riusciamo ad ammettere.
In fondo Jamal non è altro che il racconto di un frammento di vita quotidiana che potrebbe capitare a chiunque, a dispetto di quello che si vuole credere, e la Ratiglia ha voluto evidenziare quanto siamo piccoli e ipocriti, soli e tristi, rinchiusi nei nostri piccoli mondi che ci fanno sentire protetti.

Alice Casalini

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Cast & Credits
Jamal
Regia: Luisella Ratiglia; sceneggiatura: Luisella Ratiglia, Mariano Provenzano; fotografia: Ivan Casalgrande; musiche: Orchestra di Piazza Vittorio; montaggio: Pierpaolo Adami; costumi: Antonella Buono; interpreti: Maya Sansa, Hedy Krissane; origine: Italia, 2006; formato: HDCam; durata: 5’; produzione: Lorenzo Foschi, Davide Lucchetti, Frame by Frame per Provincia di Roma; distribuzione: Frame by Frame; sito ufficiale: www.frame.it

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