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L'Africa alla Festa di Roma

di Maria Coletti

Si è chiusa con un bilancio complessivamente positivo la prima edizione di Cinema. Festa Internazionale di Roma. La scommessa di far incontrare professionisti, cinefili e pubblico pagante sembra essere pienamente riuscita e vedere all’Auditorium così tante famiglie e comuni spettatori è sicuramente una bella novità per il cinema in Italia. Anche la qualità media dei film in programma è stata più che dignitosa: qualche aggiustamento andrebbe fatto solo in merito alla selezione dei film in concorso, che avrebbe bisogno forse di un po’ più di “carattere”. Un miglioramento senz’altro possibile, come quello in merito all’organizzazione della vendita dei biglietti e alle quote riservate agli accreditati.

Aggiustamenti di tiro normali per un festival alla prima edizione, che non fanno che confermare il complessivo funzionamento di una macchina organizzativa e creativa enorme che ha mostrato, tra i molti elementi positivi già citati, anche la squisita disponibilità di tutto lo staff coinvolto e la “popolarità” degli stand di supporto ai frequentatori del festival (non dover spendere una fortuna per mangiare un boccone o per comperare un biglietto è sicuramente una conquista non indifferente per un grande festival).

Ma veniamo all’Africa. Se i titoli di registi africani sono stati una percentuale esigua rispetto al totale dei film in cartellone, come accade nella quasi totalità dei festival internazionali “generalisti” (con la eccezione di Cannes), è pur vero che un particolare risalto è stato dato sia al cinema africano che ad alcuni titoli legati all’Africa per le tematiche affrontate.

Un’iniziativa particolarmente importante è stata quella lanciata nell’ambito del New Cinema Network, l’appuntamento della Festa di Roma dedicato al sostegno del nuovo cinema indipendente, per fare incontrare ogni anno autori, produttori, distributori e finanziatori, favorendo la creazione di nuove partnership. In questo contesto, con il sostegno e la collaborazione di Unidea - UniCredit Foundation, tre progetti di registi africani sono stati selezionati per essere sostenuti con un finanziamento iniziale di 33.000 euro, così da avviare il lungo cammino produttivo che aspetta ogni lungometraggio africano.

Si tratta di tre autori che si sono affermati recentemente nei festival internazionali con le loro opere prime e seconde, e che è importante sostenere: l’angolano Zézé Gamboa, il marocchino Nabil Ayouch e il sudafricano Khalo Matabane, di cui trovate nel magazine le schede approfondite.

Lo staff di Cinemafrica ha seguito con interesse tutti gli eventi e le proiezioni legati in qualche modo al continente africano e in questo numero zero del magazine ne rendiamo conto approfonditamente con recensioni, articoli e interviste. Anticipiamo, a volo d’uccello, i vari titoli africani in cartellone alla Festa di Roma, analizzati negli articoli specifici che trovate di seguito.

Nella sezione Extra sono stati selezionati due film di registi africani molto promettenti, che hanno permesso anche di avere un’idea sfaccettata del cinema africano, spesso ricondotto a una identità unica e granitica. Se Kinshasa Palace di Zeka Laplaine (Rep. Congo/Francia) è un valido esempio di cinema sperimentale a basso costo, che lavora, grazie al supporto video, sul crinale tra diario, documentario e finzione, il mélo-kolossal Omaret Yacubian ( Yacoubian Builduing ) di Marwan Hamed (Egitto), dimostra la tendenza opposta a un cinema de papa ben confezionato e di grande impatto emotivo. Due anime di un continente in movimento.

Come molte sono le anime dei film sull’Africa presentati in cartellone. In concorso, solo il notevole esordio di Laurent Herbiet sulla guerra d’Algeria e la tortura ( Mon Colonel ), scritto e prodotto da Costa Gavras, mentre nella sezione Extra numerosi i titoli che ci hanno dato punti di vista diversi sull’Africa e le sue mille diaspore: dal documentario sul mercato internazionale del caffè ( Black Gold ) al ritratto di un grande musicista afroamericano ( Herbie Hancock: possibilities ), dai ritorni al paese natale di tre intellettuali maghrebini residenti in Europa ( Ritorni ) a un piccolo racconto dell’incontro/scontro con l’Altro, visto da una prospettiva italiana ( Jamal , interpretato tra l’altro dal bravo attore e regista tunisino Hedy Krissane, da anni residente in Italia), fino alla serie televisiva Cidade dos homens diretta da Fernando Meirelles, sulla vita dei ragazzini afro-brasiliani delle favelas di Rio de Janeiro.

Due titoli importanti sono stati presentati invece nella sezione Alice nella città, dedicata ai ragazzi (ma anche ai bambini di ogni età, visto il tenore dei film selezionati): Azur et Asmar (Francia), il bellissimo film di animazione del regista di Kirikù, distribuito da Lucky Red, e Akeelah and the Bee (USA), una favola afroamericana sulla conquista della dignità, con Laurence Fishburne e Angela Bassett.

Infine due classici da non perdere, che si sono confrontati in maniera diversa col tema del colonialismo e dell’immagine dell’Altro: The Wind and the Lion (Il vento e il leone) di John Milius (nella sezione Il lavoro dell’attore) e Lo straniero di Luchino Visconti (nella sezione omaggio a Marcello Mastroianni).
Buona lettura!

Gli altri articoli su Cinema. Festa Internazionale di Roma:

New Cinema Network #1: Nabil Ayouch
New Cinema Network #2: Zézé Gamboa
New Cinema Network #3: Khalo Matabane

Akeelah and the Bee di Doug Atchison
Azur et Asmar di Michel Ocelot
Black Gold di Marc e Nick Francis
Cidade dos homens di Fernando Meirelles e altri
Jamal di Luisella Ratiglia
Kinshasa Palace di Zeka Laplaine
Lo straniero di Luchino Visconti
Mon colonel di Laurent Herbiet
Omaret Yacubian (Yacoubian Building) di Marwan Hamed
Ritorni di Giovanna Taviani
The Wind and the Lion (Il vento e il leone) di John Milius

Incontro con Michel Ocelot
Conversazione con Marc e Nick Francis
Conversazione con Zézé Gamboa
Conversazione con Costa Gavras
Conversazione con Laurent Herbiet
Conversazione con Giovanna Taviani

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