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La magia della simmetria

a cura di Vanessa Lanari

Incontro con Michel Ocelot a “Alice nella città”

Cinema. Festa Internazionale di Roma, Studio 3, 17 ottobre 2006

Introduzione di Laura Delli Colli

Ci sono due cose importanti da dire per introdurre il regista Michel Ocelot. Due elementi importanti rispetto ai temi da lui affrontati, che vengono fuori proprio guardando l’ultimo film.
Innanzitutto, la sua insofferenza rispetto all’ostilità derivante dai comportamenti irrazionali delle società umane. Poco fa, infatti, ad Ocelot è stata data una menzione dell’Unicef per la sua attenzione ai temi dei bambini e della multicultura.
In secondo luogo, un elemento tipico dei suoi film, che ritorna sempre nelle sue storie, cioè la simmetria estetica, ottenuta accostando personaggi apparentemente molto lontani tra loro.

Sessione Q&A
La parola viene data al pubblico giovanile

Perché lei fa sempre film sull’Africa? Perché mette sempre l’Africa al centro delle sue storie?
Non ho fatto solo film sull’Africa, ma rispondo che per me l’Africa del Nord non è Africa. Con l’Africa io intendo l’Africa Nera, mentre il Nord Africa è, secondo me, “Mediterraneo”, il continente Mediterraneo, che ha uno sbocco sul Medio Oriente. Sono comunque arrivato a questo continente per caso. In realtà, nel film volevo parlare, da una parte, di tutti i gruppi umani che si fanno guerra, e dall’altra, di tutti gli individui che non si odiano pur appartenendo a popoli che sono tra loro nemici. Volevo trattare proprio questo soggetto: quelli che non si odiano in mezzo alla guerra, ma poi ho cambiato idea. Ho deciso di non parlare più della guerra, ma di raccontare il quotidiano delle persone. In Francia come in Italia, tra l’altro, il gruppo principale di emigrati proviene dal Nord Africa, per questo nel film parlo della regione del Maghreb.

Quando ha finito di produrre questo film, quale sensazione ha provato?
Quando si finisce un film, e si lavora bene, si è sempre contenti. Si lavora tanto, il film finisce e viene proiettato nelle sale. Questa proiezione [si riferisce a quella romana, ndr] è stata la migliore, perché tutti hanno reagito molto bene. Il pubblico ha applaudito al momento giusto, nel punto in cui ne eravamo entusiasti e contenti, cioè quando, prima della fine, tutti i personaggi si ritrovano.

Qual è stata la sua fonte di ispirazione?
L’ispirazione è quella a cui ho accennato prima: la situazione nell’Europa di oggi, cioè l’astio esistente tra due gruppi. Ma ho voluto parlare anche della civiltà islamica del medioevo, perché nel medioevo l’Islam era una civiltà aperta e brillante e a questo ho voluto rendere omaggio.

Quanto tempo ha impiegato per realizzare il suo film?
Almeno sei anni. Per un anno ho pensato al soggetto, ho buttato giù qualche idea e le ho scritte su carta. Poi mi sono messo al computer e in due settimane ho completato la storia. In seguito, ho iniziato i disegni, i personaggi principali, lo story board, e poi ho chiamato due amici a lavorare con me. Siamo diventati otto, e poi cinquanta. E siamo arrivati alla fine a più di sei anni di lavorazione, perché ho consacrato un anno circa alla vendita del film nel mondo intero. Bisogna veramente trovare una storia che interessa per poterle dedicare tanto tempo.

C’è un personaggio del film che le assomiglia di più come carattere?
Ovviamente il personaggio di Azur a vent’anni, sono alto e biondo! [si mette a ridere, ndr]. Ma ci sono anche tanti altri personaggi… Sono assolutamente Azur nel momento in cui non riesco a dire certe cose, come dire a Crapoux che ruba e mente: non riesco a dire queste cose a qualcuno…
Ma sono anche Crapoux, o meglio lo sono stato, perché anch’io sono stato un emigrato, brutalmente trapiantato da una piccola scuola comunale, in Africa, in un enorme liceo-fabbrica in Francia, con migliaia di allievi, dove non c’era nessun legame affettivo tra i professori e gli allievi. Sono passato dal sole alla pioggia, dal caldo al freddo, nella regione di Anjou, nel Nord Ovest della Francia. Per i primi dodici anni della mia vita non avevo conosciuto altro che il sole, poiché nella stagione secca vivevo in Africa e durante le vacanze estive in Costa Azzurra. Al liceo non sapevo di essere un emigrato, perché ero iper-bianco, iper-francofono e cattolico, ma non mi attenevo alle regole e a scuola mi punivano sempre, non ne comprendevo la ragione. Ho sputato su questo paese per dieci anni. Ma ho preso coscienza dell’odio che covava dentro di me solo molto tempo dopo, parlando con un amico a proposito di emigrati stupidi che continuano a disprezzare il paese in cui si trovano, invece di esserne felici. Il mio amico ad un certo punto mi disse: «Ma ti rendi conto di parlare di te a quindici anni?». Poi ho smesso di odiare l’Anjou, ho fatto un viaggio in Spagna e mi sono accorto di quante sciocchezze si possono dire su un paese che non si conosce. Mi sono successivamente trasferito a Parigi per studiare, e lì sono diventato adulto, amando questa città.

Pensa che troverà il modo di fare un film con attori in carne e ossa?
Ma io penso di fare già un film, con l’animazione. Ho passato una vita intera a fare film. Anche se la gente continua a chiedermi quando farò un film… Capisco la domanda, perché si intende un film che parla di vita reale. Per ora, però, non mi sento per niente “frustrato” nel fare animazione e voglio farne ancora. Se un giorno mi proponessero di fare un lungometraggio con una bella storia e attori brillanti, farei anche questo.

Qual è stato il suo “incontro” più bello, da bambino, con l’animazione, il film di animazione che l’ha segnata nella memoria ?
Il primo film che mi ha segnato si sarebbe potuto chiamare Toy Story… Era un film girato in un vero negozio di giocattoli, dopo la guerra, e i giocattoli, all’arrivo di un uomo cattivo con addosso gli stivali, probabilmente un tedesco, si mettono a girare, l’aereo decolla e i soldatini di piombo iniziano a camminare. Era affascinante… Poi, naturalmente, ho amato i film della Walt Disney, non li disprezzo affatto. Amo i vecchi film, fino alla Bella addormentata nel bosco, il capolavoro assoluto. Fino a quel film, non si economizzava sui costi e alla Walt Disney si tendeva a fare sempre meglio, con una devozione totale. Solo successivamente ho iniziato a non amare più i loro film, perché sono diventati commerciali.

Con questo film, la sua tecnica passa dalle due dimensioni alle tre dimensioni. Vorrei sapere come è arrivato a questa scelta e se ha modificato il suo metodo di lavoro.
Prima ero limitato da una condizione economica più ristretta, ma in seguito ho voluto provare le tecniche più care sul mercato, come il 3D. Mi ha aiutato il fatto di fare tutto a Parigi, nella stessa città dove si trovano professionalità e persone eccellenti. Prima mi spostavo in continuazione, incontravo persone in luoghi differenti e questo era diventato estenuante, per questo motivo ho deciso di concentrare tutto a Parigi.

Come ha scelto i nomi dei suoi personaggi e perché li ha usati nel titolo del suo film?
Quello che mi interessa sono le persone, per questo metto il loro nome nel titolo: Kirikù e la strega Karabà, Azur e Asmar. E, per quanto riguarda i miei eroi, amo che abbiano un nome che appartiene soltanto a loro, e non un nome comune come Pietro o Paolo… Nel caso di Azur e Asmar, ho sentito parlare di una credenza secondo la quale gli occhi azzurri portano sfortuna e ho voluto inserirla nella favola. Azur vuole dire azzurro in francese e Asmar, in arabo, vuole dire bruno: bruno e blu. Posso anche parlare degli altri nomi, perché hanno tutti un significato preciso. Jenane vuol dire sia giardino che paradiso, e trovo che sia una bella cosa per una mamma. Per la principessa, ho scelto un nome lunghissimo, pensando che sia molto grande nonostante l’età: la principessa Chamsous Sabah. Chams in arabo significa sole e Sabah mattino: quindi è la principessa del sole del mattino. Mentre il nome del vecchio studioso ebreo significa, appunto, saggio. Per Crapoux, infine, abbiamo giocato su un’idea di nome sgradevole, e in francese è anche peggio che in italiano, perché Crapoux possiede un’assonanza con le parole rospo (crapaud), lurido (crapeux) e pidocchio (poux)…

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