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Vols d'été

di Yousry Nasrallah

Frammenti di una rivoluzione di mezz'estate

Considerato come uno dei registi più dotati della nuova generazione del cinema d’autore egiziano, nata sulle orme del maestro Youssef Chahine, Yousry Nasrallah è sicuramente il più apprezzato a livello internazionale: non c’è da stupirsi che la direzione delle Journées Cinématographiques de Carthage abbia deciso di rendergli omaggio con una personale, in attesa di vedere finalmente il suo ultimo film, attualmente in lavorazione (Jninet Al-Asmak). Un’occasione unica per rivedere insieme tutti i suoi film, dall’incantevole film di debutto (Vols d’été) fino alla splendida e complessa epopea di La Porte du soleil (che abbiamo presentato nell’edizione 2005 di Panafricana, nella sezione Lezioni di Cinema), passando per l’omaggio carnale alla sua città, Il Cairo, e al suo attore feticcio (A propos des garçons, des filles et du voile, La Ville) e per il ritratto di una famiglia decisamente non convenzionale (Mercedes). Forse uno dei fili rossi della sua poetica è proprio una sorta di attrazione fatale per personaggi in lotta con se stessi e con l’ambiente che li circonda, personaggi amati in maniera sensuale e accompagnati nelle loro piccole e grandi contraddizioni, sullo sfondo della Storia.

Una caratteristica evidente già nella sua opera prima, Vols d’été (1987), presentata alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e coprodotta da Chahine: Nasrallah era stato suo assistente per La Mémoire e assistente e cosceneggiatore per Adieu Bonaparte e con Chahine continuerà a collaborare anche nei film successivi. Il film, una vera e propria rivelazione, ottiene numerosi premi ed impone Nasrallah all’attenzione internazionale, come l’autore di una delle opere che hanno maggiormente contribuito al rinnovamento del cinema egiziano contemporaneo. La storia si svolge all’epoca della rivoluzione di Nasser e della sua riforma agraria, riflessa attraverso l’amicizia tra due bambini di opposta estrazione sociale, il figlio di un proprietario terriero e il figlio di un contadino. Tra drammi e giochi, tradimenti e complicità i due ragazzini si amano, si feriscono, si lasciano, ma il loro legame rimane intatto e si ritrovano venti anni dopo, ancora una volta divisi dalla storia: uno è giornalista a Beirut, durante l’invasione israeliana del 1982, l’altro si arruola nell’esercito iracheno durante la guerra con l’Iran.

Il regista dipinge a piccole pennellate, come in un quadro impressionista en plein air, il ritratto di una ricca famiglia borghese all’inizio degli anni ’60, in piena decadenza economica ed affettiva e in concomitanza con la rivoluzione nasseriana. L’azione si concentra quasi tutta in un’estate – luglio 1961 – nella grande villa e nella proprietà terriera di un’antica famiglia di possidenti. Yasser, il protagonista, è un bambino e noi vediamo attraverso i suoi occhi curiosi e straniati il mondo intorno a lui: la nonna malata, la madre e la zia in rottura con i rispettivi mariti, la sorella maggiore Dahlia, ribelle e simpatizzante di Nasser, e infine, intorno a loro, tutta la servitù e le famiglie dei contadini. I rapporti di classe e le barriere sociali sono ben visibili, anche se spesso possono essere superate, come gli insegna Dahlia. Yasser guarda con curiosità e interesse il mondo dei contadini, ne è allo stesso tempo affascinato e impaurito, a causa di tutte le prevenzioni e di tutti i luoghi comuni trasmessigli dai genitori. Per questo motivo la sua amicizia con Leil – suo coetaneo, ma figlio di contadini che lavorano nella proprietà dei genitori – è piena di contraddizioni e vissuta con complicità e grandi sensi di colpa. Per paura e vigliaccheria, Yasser farà incolpare Leil di un furto da lui commesso: 20 anni dopo tornerà a casa per farsi perdonare e per riconciliarsi con lui.

Nasrallah filma da vicino i corpi degli attori, con sensualità. Il suo sguardo cattura le piccole grandi magie della natura come solo attraverso gli occhi di un bambino le si può vedere. Nello stesso tempo, però, capta anche le fratture di un universo in dissoluzione e ce le mostra senza veli. La morte è presente fin dall’inizio del film, ma anche la bellezza – memorabile il primo piano di un giovane affogato per amore, con una piccola ranocchia appoggiata sul collo. Questa è la grande contraddizione dell’esistenza. Nasrallah costruisce un film che è un ricordo d’infanzia e insieme un romanzo di formazione. Con una macchina da presa mobile, che sa accarezzare i corpi e gli ambienti, il regista intreccia la Storia e le storie, inscrive le emozioni sentimentali e familiari nel contesto dei grandi avvenimenti politici, con tocco deciso e insieme ironico, magico, poetico. Cogliendo la vita in divenire, con tutte le sue ambiguità.

Maria Coletti

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Cast & Credits Vols d’été / Sarikat Sayfeya
Regia e sceneggiatura: Yousry Nasrallah; fotografia: Ramsès Marzouk; suono: Gérard Rousseau; montaggio: Rahma Montasser; scenografia: Onsi Abou Seif; costumi: Nahed Nasrallah; musica: Omar Khayrat; interpreti: Ahmad Mohamad Ahmad, Chohdi Srour, Hani Hussein, Menha Batraoui, Mona Zakareya, Abla Kamel, Chawki Chamekh, Lili Bellenis; origine: Egitto, 1987; formato: 35 mm; durata: 102’; produzione: Youssef Chahine, Marianne Khoury per Misr International Films; distribuzione: Misr International Films; sito ufficiale: http://www.misrinternationalfilms.com/

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