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Indigènes

di Rachid Bouchareb

Il fuoricampo rimosso dei cinegiornali

«C’est nous les Africains / Qui revenons de loin / Nous venons de colonies / Pour sauver la Patrie»: il momento in cui, alla cerimonia di premiazione dell’ultimo Festival di Cannes, i quattro protagonisti di Indigènes saliti sul palco per ricevere il premio della migliore interpretazione maschile, hanno intonato la marcia dell’armée d’Afrique, è uno di quelli che più rimarranno nella storia di quest’edizione. Dopo aver reso omaggio con quel piccolo gioiello d’animazione che era L’Ami y’a bon (2004) ai tirailleurs senegalesi, Rachid Bouchareb è riuscito in cinque anni a condurre in porto il suo progetto di un film a risarcimento delle centinaia di migliaia di soldati maghrebini arruolati nell’esercito francese a fianco delle forze alleate, e scandalosamente dimenticati dalla madrepatria nel 1959 quando, per effetto di una legge speciale, le loro pensioni di guerra sono state congelate a tempo indeterminato. Il film, uscito a settembre ed entrato nella top ten francese dei migliori dieci incassi dell’anno con tre milioni di spettatori, ha già prodotto l’effetto sperato: Chirac si è a più riprese impegnato pubblicamente a ripristinare il versamento delle pensioni, equiparate a quelle dei reduci francesi.

Oltre quattordici milioni di euro di budget, diciotto settimane di riprese, cinquecento figuranti: Indigènes sembrava un progetto produttivo fuori portata per Rachid Bouchareb, parigino di origini algerine, con alle spalle quattro lungometraggi di buona fattura come Little Senegal (2001), ma non certo dei blockbuster. Eppure, la forza dell’idea, unitamente al sostegno produttivo decisivo offerto dalla star d’oltralpe Jamel Debbouze – che è riuscito a coinvolgere il Marocco nella copertura del budget – e ai margini di recupero garantiti da altri tre nomi di sicuro richiamo per il pubblico francese (Samy Nacéri, Sami Bouajila, Roschdy Zem) hanno prodotto questo piccolo miracolo. Dopo Cannes, Locarno, Toronto, il film ha inaugurato a Tunisi l’edizione del quarantennale delle JCC, alla presenza di Bouajila (di origini tunisine), e davanti a un pubblico d’eccezione in cui faceva spicco la presenza di alcuni reduci della seconda guerra mondiale.

Maghreb, 1944. L’esercito della Francia libera di De Gaulle arruola volontari per un formare un corpo di spedizione diretto in Europa. Muovendo da motivazioni diverse – chi per riscattarsi dalla miseria (l’algerino Said/Debbouze), chi per stabilirsi in Francia (l’algerino Messaoud/Zem), chi per fare carriera nell’esercito (l’algerino Abdelkader/Bouajila), chi per pagare il matrimonio al fratello minore (il marocchino Yassir/Nacéri) – sono in centinaia di migliaia a rispondere alla chiamata: i quattro di cui seguiremo le tracce trovano subito sulla loro strada il sergente pied-noir Martinez. Italia, Provenza, Alsazia: mandati in prima linea come esche per l’artiglieria tedesca, carne da macello sempre utile per missioni suicide, i quattro del corpo di spedizione attraversano tutti i fronti principali, lottando vanamente perché il loro merito – e quello dei commilitoni neri – sia riconosciuto come quello dei francesi della metropoli.

Mentre l’idealista Abdelkader insegue una promozione da ufficiale e il sentimentale Messaoud si innamora di una biondina di Tolosa, il servizievole Said viene preso sotto la sua ala da Martinez, e il silenzioso Yassir ruba e vende oggetti per sé e per il fratello. Ma alle porte li aspetta la prova più difficile, unirsi a una pattuglia incaricata di tenere una posizione oltre le linee tedesche in Alsazia in attesa dell’arrivo di rinforzi. Arrivati già decimati nel villaggio fantasma, i nostri verseranno il proprio tributo di sangue, in attesa che i commilitoni bianchi, salutati con i tricolori e ripresi dagli operatori dei cinegiornali, vengano a recitare il ruolo dei liberatori.

Indigenès segue la struttura di un film bellico classico, scandito in più atti, accompagnati da altrettanti cartelli su paesaggi in campo lunghissimo, digradanti con un suggestivo effetto dal bianco nero al colore e sostenuti da un lirico crescendo musicale. Un’accurata costruzione narrativa dosa i passaggi dalla dimensione epica e collettiva, che si esalta nelle efficaci sequenze di battaglia, a quella intimistica e interpersonale, che permette di scolpire i caratteri principali attraverso le loro dinamiche di scambio. Il racconto ha un andamento volutamente ascendente, teso a mobilitare tensioni ed emozioni nella macrosequenza alsaziana. È in questo episodio, costruito con un controllo rigoroso della messinscena, visualizzato con un senso sicuro del ritmo, recitato con un realismo interiore di grande efficacia, che Bouchareb vince la sua scommessa, riscattando le ridondanze didascaliche e gli schematismi narrativi che appesantiscono la prima parte del film.

Se paga infatti, nella ricerca di un’epicità controllata e di un’efficacia comunicativa senza sussulti, lo scotto di un budget elevato e di un all star cast da mettere in valore, malgrado alcune rigidità difficilmente aggirabili (l’handicap fisico di Debbouze, eternamente con la mano in tasca; l’understatement di Zem, spesso ai confini della monoespressività), Indigènes rivela in Bouchareb – e i tre milioni di spettatori stanno a dimostrarlo – l’acquisizione di un’indiscutibile padronanza del senso dello spettacolo, unitamente alla capacità di dominare un set da kolossal con un’autorevolezza da maestro riconosciuto. In ultima analisi, opera di un autore che è espressione di una minoranza al centro di mai superate difficoltà di integrazione nella società francese, il film ci ricorda quanto le battaglie postcoloniali come questa servano a consolidare l’identità culturale plurale di un’(ex) potenza imperialista, proprio nella misura in cui rinegoziano valori e disvalori sanciti da una storiografia ufficiale miope.

Leonardo De Franceschi

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Cast & CreditsIndigènes
Regia: Rachid Bouchareb; sceneggiatura: Olivier Lorelle, Rachid Bouchareb; fotografia: Patrick Blossier; montaggio: Yannick Kergoat; suono: Olivier Hespel, Olivier Walczak, Franck Rubio, Thomas Gauder; scenografia: Dominique Douret; costumi: Michèle Richer; musiche: Armand Amar, Khaled; interpreti: Jamel Debbouze, Samy Nacéri, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan, Mathieu Simonet, Benoît Giros, Mélanie Laurent, Antoine Chappey, Assaad Bouab; origine: Francia/Marocco/Belgio/Algeria, 2006; formato: 35 mm; durata: 128’; produzione: Tessalit Productions, Kiss Films, in coproduzione con France 3 Cinéma, France 2 Cinéma, Studiocanal, Teza Productions (Marocco), Tassili (Algeria), Versus Production et Scope Invest (Belgio); distribuzione internazionale: Films Distribution; sito ufficiale: http://www.indigenes-lefilm.com/

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