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L'Africa al 12° MedFilm Festival

di Maria Coletti

Giunto alla sua dodicesima edizione, il MedFilm Festival di Roma ha presentato nelle due prestigiose cornici dell’Auditorium Conciliazione e del Cinema Trevi-Cineteca Nazionale una grande panoramica sulla produzione cinematografica più recente dal Mediterraneo, con un’attenzione calibrata su due temi molto attuali: l’identità e il lavoro. Se la Spagna è stato il paese più omaggiato - con la presenza di un autore di punta come Carlos Saura, una retrospettiva dedicata al cinema iberico e il Premio Amore e Psiche 2006 attribuito al film El Método dello spagnolo Marcelo Piñyeiro - numerose anche le finestre sul cinema africano, con film recenti prodotti sull’altra sponda del Mediterraneo.

Innanzitutto due dei film premiati. Nella competizione ufficiale, il riconoscimento per l’Espressione Artistica è andato al regista algerino Mohamed Chouikh e al suo film Douar de femmes (presentato quasi in contemporanea anche alle Journées Cinématographiques de Carthage), «per il rigore espressivo delle immagini e per la sincerità e sensibilità con cui descrive una condizione femminile, esaltandone la vitalità e la capacità di fronteggiare le avversità della vita». La Menzione Speciale del Premio Italia nel Cinema è invece andata al regista Rachid Benhadj, algerino ma italiano d’adozione, per il suo film Il pane nudo, con la seguente motivazione: «Il film si inquadra storicamente negli anni ’40 in Marocco durante l’occupazione coloniale francese, ma trascendendo i fatti storici focalizza il percorso che ogni individuo deve compiere per accedere allo statuto di essere umano, trovando così eco particolare nel contesto contemporaneo». Il pane nudo è stato mostrato con successo in numerosi festival internazionali ed è anche uscito da poco in Italia nel circuito home video.

Due altri film africani in cartellone alle JCC sono stati presentati a Roma in occasione del MedFilm Festival: La Télé arrive di Moncef Dhouib (Tunisia) e Dunia di Jocelyne Saab (Egitto). Dhouib tratteggia una commedia grottesca, una farsa politica e di costume che prende in giro la retorica e le menzogne mediatiche. Attraverso l’esempio di un piccolo villaggio del Sud tunisino sconvolto dalla notizia dell’arrivo di una troupe televisiva tedesca, il film vuole anche essere una riflessione leggera e popolare sulle maschere culturali che la televisione globalizzata spesso finisce per imporre ai paesi del sud del mondo. Su un livello più alto, e più colto, si pone invece il film della libanese Jocelyne Saab. Film intenso e coraggioso, che ha scatenato non poche polemiche per aver osato affrontare in maniera naturale e libera due tabù come la sessualità femminile e l’escissione, Dunia è stato girato in Egitto e vede nel cast, accanto alla protagonista Hanan Turk, la star della canzone egiziana: il musicista e cantante Mohamed Mounir, soprannominato «la voce dell’Egitto». L’uscita del film in Libano, inizialmente programmata per l’8 novembre (come per Il Cairo e Amman), è stata anticipata allo scorso settembre proprio per segnalare la ripresa della vita civile e culturale del paese, decisione presa dalla stessa regista durante il suo soggiorno in Libano, ad agosto, dove si era recata per girare un documentario sulla guerra.

Particolarmente attento alle tematiche interculturali, il programma del Med Film Festival ha dato ampio spazio anche ad opere meticcie, realizzate da registi di origine africana, ma che vivono in Italia o in Euoropa. Ecco allora, in anteprima, il film televisivo Rue des Figuiers della francese di origine algerina Yasmina Yahiaoui: opera prima distribuita da Arte, il film è il ritratto corale di una palazzina nel quartiere maghrebino di Toulon, specchio dell’Europa come laboratorio multiculturale. In cartellone anche due recentissimi ed importanti film italiani che si sono avvicinati in maniera personale al tema dell’intercultura e dell’immigrazione, Lettere dal Sahara di Vittorio De Seta e L’orchestra di Piazza Vittorio di Agostino Ferrente: due sguardi differenti, in negativo e in positivo sull’Italia come territorio di incontro fra culture, che abbiamo già avuto modo di recensire nel Magazine di Cinemafrica. Sempre dall’Italia, non poteva mancare anche il bel documentario di Angelo Loy, Pinocchio nero, in cui il regista ha seguito dietro le quinte il laboratorio teatrale ed umano che Marco Baliani ha avviato e continua a portare avanti a Nairobi grazie al progetto “Children in Need” curato dell’Amref (in questi giorni è in cartellone il nuovo spettacolo teatrale, L’amore buono – Una ballata ai tempi dell’Aids).

Infine, nella sezione informativa del MedFilm Festival, che si è svolta dall’11 al 19 novembre presso la Sala del Coro dell’Auditorium Conciliazione e presso il Museo di Roma in Trastevere, è stato possibile recuperare anche alcuni interessanti e recenti cortometraggi e documentari, in provenienza dall’Africa del Nord. Dall’Algeria, Nana Taous di Sid Ali Mazif, Les Volets di Lyèce Boukhitine e Quelques miettes pour les oiseaux di Nassim Amaouche (francese di origine algerina). Dalla Tunisia, Visa di Ibrahim Letaief (non solo regista, ma anche generoso produttore di giovani talenti tunisini) e L’Homme au costume gris di Fehd Chabbi. Dall’Egitto, Sabah Al Fol (Rise and Shine) di Sherif El Bindary.

Gli altri articoli sul MedFilm Festival:

Il pane nudo di Rachid Benhadj
Lettere dal Sahara di Vittorio De Seta
L’orchestra di piazza Vittorio di Agostino Ferrente
La Télé arrive di Moncef Dhouib
Douar de femmes di Mohamed Chouikh

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